[quote_box_center]Alessandro Gramegna è un batterista, appassionato di musica in generale, e dal 2007 è Product Specialist Roland South Europe. Abbiamo avuto il piacere di scambiare con lui alcune parole, su un argomento che riteniamo abbia una notevole importanza: l’evoluzione dei modulari in casa Roland.[/quote_box_center]

— Pietro Baffa —

[su_dropcap style=”flat” size=”5″]”R[/su_dropcap]oland è da sempre sinonimo di Sintetizzatori. Proprio un modello Modulare ha contribuito ad affermare il nome del marchio giapponese tra gli appassionati e non solo. Stiamo parlando ovviamente dello storico System-700, che fu immesso sul mercato nel lontano 1976 ed era ovviamente completamente analogico.

Più o meno nello stesso periodo fu presentato il “fratello” più piccolo System-100 (in realtà un synth semi-modulare) e, qualche tempo dopo, il System-100M (1978) che voleva essere una sorta di System-700 portatile e di più largo consumo.

Bisogna poi saltare fino ai giorni nostri per vedere la nascita di nuovi modelli modulari, nello specifico il System-1M con i relativi moduli. System-1M è un synth semi-modulare con tecnologia Plug-Out e un design unico, che lo rende compatibile con lo standard Eurorack e, contemporaneamente, permette di usarlo come tabletop oppure di montarlo in un rack da 19”. Oltre a essere uno strumento potentissimo, già di per se, Roland System-1M ha un External Input e moltissime connessioni CV/Gate che permettono di ri-patcharlo o collegarlo ad altri moduli. Le sue connessioni CV/GATE, combinate con la capacità unica di caricare al suo interno i synth storici Roland, come SH-101 e Promars Compuphonic, danno a System-1M una potenza e una flessibilità semplicemente uniche. Contemporaneamente Roland ha presentato quattro nuovi moduli della serie Aira: Demora (Delay), Torcido (Distorsione), Bitrazer (Bitcrusher) e Scooper (Scatter + Looper). Per quanto riguarda invece il futuro è molto difficile avere una visione a lungo termine, ovviamente molto dipenderà dal tipo di riscontro che avranno questi modelli e da quale sarà la moda e la tendenza musicale che si consoliderà. Di sicuro la serie Aira è destinata ad espandersi.”

È stata presentata da circa un anno la Roland TR-8, riedizione delle mitiche Roland TR-808 e 909. Ci racconti com’è che Roland ha deciso di realizzare questa riedizione di strumenti storici come le drum machine della serie TR?

— “La decisione di riproporre una “reissue” di questi storici prodotti è stata dettata sicuramente da una forte richiesta di mercato e da un improvviso ritorno a sonorità vintage nella musica elettronica. Dopo un iniziale scetticismo, da parte dei puristi dell’analogico (ricordo che la TR-8 è completamente digitale), abbiamo ottenuto un successo enorme. I suoni sono molto fedeli a quelli degli strumenti originali e l’operatività è rimasta sostanzialmente la stessa, mantenendo quindi il fascino vintage di una certa fisicità nella programmazione (vedi step sequencer a 16 step). Se poi si considera la massima connettività con i computer, la manutenzione praticamente inesistente e il fatto che con un unico strumento si hanno i suoni di queste drum machine storiche (ndr: oltre al fatto che si possono acquistare anche le emulazioni di TR-707 e TR-727), ci si rende conto che la TR-8 ha davvero tanta qualità e molte potenzialità. In pratica la TR-8 è una drum machine che fonde le inconfondibili sonorità di TR-808 e TR-909 con tutte le comodità odierne. I loro suoni caratteristici, i classici effetti e i controlli intuitivi. A tutti gli effetti si tratta di un’autentica TR.”

Synth Analogici, cosa puoi dirmi di questo ritorno, considerando anche la presentazione, che è stata fatta proprio quest’anno, del System-500?

— “Sì, anche il ritorno all’analogico è ormai una realtà. Anche in questo caso è stato molto importante il feedback del mercato, che negli ultimi anni ha fatto grande uso di questo tipo di sonorità e di strumenti. Oltre al System-500 da te giustamente citato, sono stati presentati i nuovi JD-XI e JD-XA, due sintetizzatori “crossover”, dotati cioè di una parte analogica e una digitale, in grado di essere usate anche contemporaneamente per creare nuove sonorità. Perché non dimentichiamo che uno degli slogan Roland è proprio We Design The Future!”

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