— Giulio Curiel

[quote_box_center]Warm Audio è un nome nuovo nel panorama dell’outboard analogico e i suoi prodotti sono interessantissimi grazie a un’incredibile combinazione di features, eredità del passato e prezzo contenuto.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 2334,2335,2336,2337,2333″ link=”lightbox” title=”yes”] [su_dropcap size=”5″]S[/su_dropcap]i tratta di macchine costruite in USA e non in Cina, dotate di chassis robusti e componentistica di pregio, le cui topologie circuitali sono ispirate ad alcune autentiche leggende audio. Il TB12 è un preamplificatore micro/linea/Instrument con più possibilità sonore, tanto da meritarsi l’appellativo di “Tone Beast”. Chiariamo subito che parliamo di una macchina venduta a meno di 600 Euro IVA inclusa di street-price e veramente ben fatta all’interno del suo contenitore rack 1U: se a questo prezzo consideriamo che Warm Audio ha infilato “due di tutto”, capiamo subito la convenienza dell’oggetto. Ma cosa significa “due di tutto”? Significa che all’interno del TB12 si trovano due amplificatori operazionali e due trasformatori di uscita (“trafo” secondo lo slang dei professionisti USA), selezionabili in opzione tramite commutatori rotativi posti sul pannello frontale. Si può così scegliere tra l’operazionale x731 (derivato dal disegno del Melcor 1731) e l’operazionale x18 (derivato dal 918 di Dean Jensen), ciascuno dei quali ha una diversa impronta sonora. Analogamente, i due pregiati trasformatori di uscita Cinemag di cui è equipaggiata la macchina sono switchabili tra loro e sono uno a nucleo ferroso e l’altro a nucleo con 50% di nickel. Anche in questo caso i loro suoni sono diversi, e questo permette al Tone Beast di fornire quattro combinazioni-base (2 x 2) di timbriche completamente differenti. La versatilità della macchina è ulteriormente espansa dalla possibilità di escludere totalmente i trasformatori di uscita in modo da ottenere un suono neutro, nonché di sostituire (senza ricorrere al saldatore) gli operazionali interni con altri reperiti da terze parti e dotati di piedinatura standard 2520. E se tutto questo non è ancora abbastanza, un ulteriore commutatore permette di scegliere tra due coppie di condensatori posti lungo il percorso del segnale: con “Vintage” si attivano dei condensatori al tantalio, con “Clean” entrano dei condensatori elettrolitici, e naturalmente anche questa opzione interviene sul timbro. La dotazione del TB12 è funzionalmente completa in quanto prevede un doppio ingresso XLR fronte/retro per microfono, un jack TRS per un input linea bilanciato sul pannello posteriore, un jack sbilanciato per una connessione Instrument sul pannello anteriore. Tali ingressi sono ovviamente selezionabili in alternativa, con l’opzione dei +48V della Phantom sul Mic Input. La fase può essere invertita e ci sono anche un pad a -20 dB e un filtro passa-alto a 80 Hz. Un pulsante Tone Switch cambia l’impedenza dello stadio di ingresso da 150 a 600 Ohm: con lo switch su 150 Ohm c’è un incremento del gain complessivo di 6 dB, che così passa da 65 a 71 dB. Questo da un lato fornisce un versante in più su cui sperimentare, dall’altro offre una carta preziosa per la connessione di microfoni a nastro che notoriamente abbisognano di molto gain. Un loop Send/Receive, posto dopo tutta la circuiteria attiva ma prima dei trasformatori di uscita, permette l’inserzione di ulteriori processori come EQ e compressori sul percorso del segnale, colorando anche il loro apporto coi trafo Cinemag. L’uscita del Tone Beast infine è su XLR e TRS bilanciati utilizzabili in contemporanea. L’alimentatore da 24V AC è esterno, forse unica vera concessione alla natura economica della macchina.

Il test

Il principale test di un prodotto del genere è ovviamente sulla voce e nel nostro caso si è svolto in abbinata a un microfono AKG 414 B-XL II. Abbiamo scelto di provare tutte le combinazioni possibili in maniera metodica, registrandole nella DAW e poi ascoltandole a confronto. Si parte con un settaggio che lascia invariati il trasformatore “steel” e i condensatori Vintage mentre vengono commutati i due operazionali. Essi denunciano subito un timbro nettamente diverso tra loro: l’x791 ha una bellissima impronta eufonica molto vintage e molto tridimensionale, tutta avanti, che rende immediatamente la sensazione che la voce sia registrata e mixata nel modo “giusto”, che stia lì bella, presente e importante. Commutando sull’operazionale x18, appare subito un suono più piccolo ma più lineare, senza quella ruffiana “gobba” sui mediobassi che portava tutto avanti con l’x791. L’x18 appare anche più aperto in alto, con più “aria”. Confrontando viceversa i trasformatori d’uscita e mantenendo fisso uno dei due op-amp, la commutazione tra “steel” e “nickel” produce sorprese notevoli. L’abbinamento tra x791 e steel è in assoluto quello più vintage, più carico di colore e di fascino, ma anche quello più ingombrante nel mix. Può dunque essere utilissimo per “spingere” una voce non particolarmente piena, o per dare un effetto di suono intimo, presente, o addirittura “in-ya-face” se si forza sul gain. La combinazione x791 col trafo nickel restituisce invece un suono più aperto e leggero, probabilmente più adatto se si pensa di far seguire al pre un compressore coloristico come un 1176 o meglio ancora un LA-2A. Nuovo test: ora il confronto tra i due trasformatori di uscita avviene in abbinamento all’op-amp x18. Anche qui lo steel fornisce un suono più pieno e forse leggermente meno veloce, ma in questo caso è la combinazione x18/nickel a colpire maggiormente per la grande apertura e trasparenza in alto che è capace di ottenere, pur nell’ambito di un suono comunque “bello trattato”, processato e rifinito. Alla fine gli abbinamenti migliori appaiono quelli tra x791 e steel, e tra x18 e nickel, ma sono comunque opinioni personali e anche il microfono utilizzato ha il suo ruolo. Senza trafo d’uscita infine il suono si rimpicciolisce ma si linearizza, finendo per assomigliare a quello di un buon pre a transistor di fattura moderna, un pre che non toglie e non aggiunge molto di suo: può essere utile soprattutto per registrazioni di strumenti acustici. Ultima prova a confronto: fissati x791 e trafo “steel”, andiamo a vedere come influiscono sul suono le due batterie di condensatori Vintage e Clean. Col settaggio Vintage si percepisce un suono più appagante, che solo in un secondo tempo si può in qualche modo attribuire a una sorta di “effetto loudness” che magnifica bassi e alti aprendo entrambi i fronti della banda audio. In Clean viceversa il timbro appare meno 3D (o forse solo meno proiettato in fuori) ma nettamente più veloce ai transienti. Adesso è il momento di studiare il circuito di gain: con TB12 è possibile lavorare in perfetta linearità oppure raggiungere gradualmente livelli più hot che danno una dose piacevolissima di “grit” al suono. Ci penserà poi il comando Output a riportare il livello d’uscita a dosaggi consoni alle macchine a valle. È innegabile che la possibilità di lavorare a diversi livelli di “imballamento” del suono sia preziosissima e fornisca un’ulteriore arma a disposizione di questo versatilissimo preamplificatore. Finché si spinge un po’ si è comunque ripagati da un suono molto “creamy”, piacevole e carico. In definitiva, l’impiego del Warm Audio TB12 si è dimostrato entusiasmante sulla voce grazie alla possibilità di intervenire significativamente su pasta, spessore, tridimensionalità, apertura in alto, in dipendenza del microfono usato e delle peculiarità di voce dell’artista che in quel momento gli sta davanti. Nel caso di impiego con un synth queste differenze sembrano in prima battuta attenuarsi, ma in realtà a un uso appena un po’ attento non è così: nel test con un piccolo ma sempre prestante Roland MKS-50, ove abbinato alla combinazione già identificata come più “coloristica” (x791, trafo steel, condensatori Vintage) il synth cambia personalità e da strumento meramente elettronico assume un carattere un po’ più “elettroacustico”, da strumento musicale con maggiore “fisicità”. Il TB12 quindi potrebbe essere ancor più prezioso su sintetizzatori virtuali, hardware o software che siano, per dare quella patina di “reale” che talvolta a loro sfugge. Questo settaggio comunque è ideale su suoni di basso-synth e su molti lead di gusto analogico, mentre rischia di ingolfare un po’ i pad. Per questi ultimi, per i lead digitali e per i timbri a maggiore componente percussiva meglio andare sul trafo al nickel, mentre l’impiego dell’operazionale x18 appare altrettanto bello e levigato come suono ma leggermente meno rilevabile e personale rispetto alla connessione diretta del synth all’interfaccia audio.

Conclusioni

Questo versatilissimo Warm Audio si dimostra un preamplificatore ideale per l’home studio e in generale per chi, a corto di grandi budget da destinare a blasonati boutique-outboard, vuol spendere poco ma senza rinunciare a un suono di qualità. Anzi, a più suoni di qualità! Eh sì, l’asso nella manica del Tone Beast è proprio questo: con circa 600 Euro l’appassionato di registrazione domestica può acquistare il suo unico pre a una cifra ancora contenuta e tuttavia disporre di una macchina che può camaleonticamente modificare la propria personalità in modo da adattarsi a più microfoni, a più cantanti, a più strumenti. Se serve un pre “liscio” e trasparente basta escludere del tutto il trafo d’uscita e selezionare i condensatori in modalità Clean, mentre se si vuole un colore vintage, ricco, presente, 3D e “tutto fuori” si corre difilati sull’op-amp x791 col trasformatore steel e i condensatori Vintage. In mezzo ci sono tante altre possibilità, tali da donare al TB12 non una ma molteplici personalità. Tutte naturalmente nell’ambito di un ricco ma corretto suono americano, ché qui sono banditi gli accenni iper-clinici, le asetticità tipiche di tanta elettronica giapponese e di certi, più composti britannici. Da non dimenticare poi la grande capacità del TB12 di saturare dolcemente, in modo da scaldare chitarre, bassi e altri strumenti, o anche di processare tracce già registrate sulla DAW per aggiungere loro un po’ di grit analogico. Insomma, è una macchina raccomandata caldamente per l’home-studio, ma va suggerita con entusiasmo anche alle scuole di musica elettronica, a quegli studi e accademie ove si fanno demo e clinics per giovani fonici: la possibilità di commutare al volo più trasformatori d’uscita, più op-amp, più set di condensatori consente agli studenti di cogliere immediatamente i diversi colori timbrici associati a questi componenti, al loro influsso su timbrica, transienti, spazialità del suono. Ogni scuola di musica dovrebbe prendere un TB12, in modo che chi studia il suono elettronico impari subito a distinguere, e quindi impiegare al meglio, le diverse possibilità delle circuiterie analogiche. Davvero un bel prodotto!

Midiware

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732,00 Euro  Iva compresa

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Strumenti Musicali n. 3 — Giugno 2014

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