[quote_box_center]Il vinile è stereo, come anche il cd, il wav e anche l’mp3. Chi però ha sognato di poter togliere completamente quella voce, o di tenere solo quella chitarra, magari sul meraviglioso basso di un altro brano, nulla poteva, fino ad ora. Native Instruments ha ora esaudito questo desiderio, grazie a STEMS.[/quote_box_center]

— Lorenzo Ortolani —

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Mixing

Il missaggio di due canzoni è cosa recente. La storia narra di alcuni club jazz europei che negli anni Quaranta e Cinquanta volevano musica non-stop e usare due giradischi fu la soluzione quasi naturale. Una delle prime soluzioni per la “continuità” del groove è stata anche quella di avere un batterista (in carne ed ossa) che manteneva il groove tra un brano e l’altro, in molti casi anche la voce. Arrivarono poi i primi mixer stereo come il Bozak CMA-10-2DL e sopratutto arrivò Francis Grasso: portava con sé un paio di cuffie per il preascolto e portò il beatmatching al grande pubblico, ovvero far suonare due brani allo stesso tempo (usava un metronomo per scovare i BPM). Grasso usava due piatti Thorens, anche se la prima traccia dell’uso di due giradischi con velocità variabile è data da John Cage, nella sua Imaginary Landscape No. 1, del 1939. Dopo Grasso e l’introduzione dell’ormai classico Technics SL-1200MK2, l’arte del beatmatching è cambiata ben poco, se non negli ultimi anni grazie all’auto BPM e alla sincronizzazione con campionatori e drum machine. Nel frattempo, nel movimento hiphop è nato il turntablism, che usa i giradischi in maniera compositiva. Grazie all’uso dei file audio digitali negli anni recenti si riesce a separare lo stretch (velocità) con il pitch (altezza), questo metodo viene chiamato harmonic mixing.

[/su_note] [su_dropcap style=”flat” size=”5″]S[/su_dropcap]e i DJ 1.0 erano “quelli del vinile” e i 2.0 sono quelli dei file audio e dell’autoBPM, i 3.0 saranno quelli del Live Remix. Native Instruments, in collaborazione con numerosi e importanti partner come Beatport e Traxsource, oltre a numerosi distributori e a una cinquantina di etichette, ha creato un nuovo formato di file audio per DJ, chiamato STEMS.  I file STEMS saranno distribuiti con codifica variabile: AAC 256 kbps VBR – molto meglio di un mp3 – oppure Apple Lossless Audio (ALAC), quest’ultimo ora nativamente supportato anche da Windows 10. Se il software supporta la lettura di file mp4 ma non gli STEMS, verrà riprodotto solo il master stereo, ma se il software è compatibile, voilà: ecco 4 tracce stereo separate.

Ma a cosa serve?

Immaginiamo di avere una traccia di batteria, una di basso, una di armonia e una di voce. Filtrare con un hi-cut la batteria mantenendo inalterata la voce ora è possibile, oppure “killare” la voce mantenendo inalterate le altre parti, o meglio ancora sostituire la traccia di basso con una creata ad hoc con il vostro synth preferito, magari suonandolo dal vivo. Il file STEMS è ideale per il DJ creativo, che ora può modificare, filtrare, effettare anche solo una parte del mix. Attualmente i file STEMS possono essere elaborati da pochi software, primo tra tutti Tracktor Pro 2, e ancora meno hardware, ma molti costruttori e sviluppatori si stanno attrezzando e ne vedremo delle belle. Ormai lo stereo è per pivelli!

Come si crea uno Stem

Il formato Stem è una somma di 4 tracce stereo (più il master stereo). Queste tracce possono essere create dal producer esportando le tracce dalla propria DAW e importandole nello Stem Creator Tool, disponibile gratuitamente dal sito www.stems-music.com, che si occuperà dei metadata (nomifile, album, artista), di aggiungere un limiting/compressione, se necessario, e di confezionare le tracce nel file finale, che avrà un nome del tipo nomefile.stem.mp4.

Cosa vuol dire Stems

Stem (stelo in italiano) intende un insieme di tracce già mixate che sommate compongono il mix finale. Sono usate da sempre nel cinema, nella modalità chiamata D/M/E, Dialoghi, Musica ed Effetti. Per esempio le sale di doppiaggio sommano il dialogo in lingua con la cosiddetta “colonna internazionale” (M+E), le sale di mastering musicale spesso ricevono 3 o 4 stem che poi sommeranno in fase di mastering per controllare meglio le frequenze, nel live avviene spesso la lavorazione per stem usando più mixer e più fonici, ad esempio: un mix per fiati, uno per i legni e uno per la band pop e il mix finale.
Insomma: Lo stereo è per i pivelli!

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