Speciale chitarra semiacustica – Le due effe a 360 gradi

chitarra semiacustica
Disegno di Mirco Milani

Nella musica popolare dei primi anni del XX secolo la chitarra aveva un ruolo prettamente ritmico. Per il chitarrista suonare in una jazz band con sassofono, pianoforte e batteria era come per Davide combattere contro Golia, in termini di volume, quindi il banjo era il naturale rivale e spesso sostituto perché caratterizzato da un volume di gran lunga superiore. Ed è qui che la semplice chitarra doveva in qualche maniera evolversi per sopravvivere in un ambiente sempre più chiassoso.

Gibson nel 1923 con il modello L-5 fu la prima a “disegnare” due buche a effe al posto della buca ovale nel corpo. Le buche, insieme alla bombatura del top e del fondo, caratteristica degli strumenti Gibson fin dal tardo Ottocento (detti archtop), consentiva di ottenere un suono più chiaro, più percussivo e al contempo definito, in grado di bucare maggiormente il mix sonoro, grazie anche al corpo dalle grandi dimensioni. Così in breve tempo le due effe diventeranno uno standard per tutte le archtop che si differenziavano dalle acustiche flat-top (dal top e fondo piatto) perseveranti con la tradizione della buca rotonda. Eddie Lang, primo maestro della chitarra ritmica fu un grande utilizzatore di Gibson L-5.

Ma è con l’invenzione del pick-up che ci sarà il vero salto di qualità in termini di volume. Il chitarrista fondamentale, per la popolarità del pick-up e quindi della chitarra semiacustica elettrificata come la conosciamo oggi, fu Charlie Christian che a partire dal 1939, con la Gibson ES-150 insieme alla swing band di Benny Goodman, ridefinì il linguaggio solistico della chitarra jazz. Da lì in poi quasi tutti useranno la semiacustica elettrificata: da Oscar Moore a Barney Kessel e Herb Ellis passando per Tal Farlow, Kenny Burrell e Johnny Smith per arrivare a Wes Montgomery e Jim Hall.

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