[quote_box_center]I chitarristi, si sa, sono musicisti particolarmente allergici ai cambiamenti. Alcuni di loro però hanno personalità, creatività e capacità espressiva tanto esplosive da non poter rimanere imprigionate in solo sei corde. Per questo motivo nascono e si sviluppano le chitarre a sette e otto. Corde in più che offrono un registro aggiuntivo più basso, senza sacrificare il range acuto dello strumento.[/quote_box_center]

— Emanuele Bazzotti —

[su_dropcap style=”flat” size=”5″]L[/su_dropcap]e chitarre multicorde (intendendo con questo termine le chitarre con più di sei corde) fino a poco tempo fa erano considerate un prodotto di nicchia. Di recente, cavalcando il successo del metal estremo, molti marchi di chitarre elettriche hanno allargato l’offerta di questi strumenti, tanto che oggi quasi tutti hanno a catalogo almeno una chitarra multicorde.
Diversamente da quello che succedeva qualche anno fa, oggi se qualcuno volesse acquistare una chitarra multicorde può scegliere fra decine di modelli diversi, ognuno con le sue caratteristiche distintive tipiche del marchio di riferimento. Anche le liuterie, dove lo strumento custom è la prassi e il discorso andrebbe trattato diversamente, sono coinvolte in questo fenomeno perché i musicisti che si stanno spostando verso questi generi sono sempre di più. In Italia alcuni artigiani si stanno specializzando nelle multicorde, tanto da essere apprezzati anche all’estero.
Aggiungere una o più corde è cosa ardita, specialmente per chi considera lo strumento congelato da anni ed è abituato a suonarlo così com’è. Le chitarre a sette e otto corde sono quindi suonate da quei chitarristi che non possono fare a meno della corda (o delle corde) in più nei propri riff e assoli. Se pensiamo a chitarristi come Tosin Abasi o Tony Mac Alpine o a gruppi come Meshuggah o Korn l’immaginario va a quel genere musicale e a quelle sonorità, impossibili da ottenere con semplici chitarre a sei corde. Una chitarra multicorde permette di estendere scale e arpeggi rimanendo in posizione. Inoltre, come strumento di accompagnamento, permette più soluzioni armoniche: rivolti complessi in tutte le tonalità, maggiore estensione degli accordi. La chitarra a sette corde, in realtà, è presente in diverse culture da tantissimi anni. Deriva dalla chitarra russa e dalla chitarra da choro brasiliana. Rispetto a una chitarra a sei corde ha una corda bassa in più, di solito accordata in Si. Da sempre realizzata artigianalmente, si è evoluta negli anni Trenta grazie ai jazzisti statunitensi, con una la costruzione tipo hollowbody e archtop. Per vedere una solid-body a sette corde prodotta in serie occorre attendere gli anni Novanta e “un certo” Steve Vai. Gli strumenti con più di sei corde in vendita oggi, con opportune variazioni e adattamenti, vivono ancora su quel successo di venticinque anni fa, basato su una idea semplice, geniale e soprattutto musicale.
L’evoluzione della chitarra a sette corde è la otto corde. Può essere intesa come una chitarra standard con due corde più basse (Si e Fa#) anche se alcuni chitarristi hanno sperimentato aggiungendo alle sei corde standard una corda più bassa e un cantino. Per dare completezza alla trattazione, è doveroso segnalare che da qualche tempo circolano anche chitarre a nove e a dieci corde, che non tratteremo nel dettaglio perché al momento sono suonate da un numero ridottissimo di chitarristi. Dal punto di vista concettuale, per suonare una chitarra multicorde occorre un po’ di flessibilità mentale. Il principio di funzionamento è ovviamente lo stesso, ma cambiano i punti di riferimento, specialmente se si è abituati ad avere come riferimento la corda più bassa. Dal punto di vista tecnico occorre adattare un po’ il proprio modo di suonare. Siccome la distanza fra le corde è invariata rispetto a una sei corde, su una multicorde la mano sinistra deve muoversi su un manico più largo. È diverso quindi il modo di tirare i bending. La mano destra deve abituarsi a plettrare su un’area più ampia (per via dei ponti più larghi) e non far risuonare le corde più basse. Entrambe le mani devono essere delicate sulle corde basse perché una pressione esagerata della sinistra o una plettrata troppo energica della destra potrebbero generare note crescenti.
Dal punto di vista del suono il discorso è articolato. Occorre accoppiare la propria chitarra a un amplificatore che riesca a riprodurre bene anche le frequenze più basse. Non è detto che le amate valvole ci riescano sempre come vorremmo, può darsi che amplificatori a transistor o simulatori digitali lavorino meglio. Pick-up attivi o passivi fanno la differenza. Infine, trattandosi di una novità per molti chitarristi, la sperimentazione è quasi d’obbligo.

Gli specialisti delle 7 e 8 corde

Abbiamo scambiato qualche parola con alcuni chitarristi professionisti della scena rock/metal, specializzati nell’uso delle chitarre multicorde. Grazie alla loro musica e alla loro esperienza possiamo capire meglio il senso di suonare una chitarra a sette o otto corde.

[su_spoiler title=”Marco Barusso” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]C[/su_dropcap]hitarrista, produttore, arrangiatore, turnista in studio e dal vivo per moltissimi artisti italiani e internazionali

PH Angelo Friggi

Suonare una sette corde significa avere una maggiore estensione dello strumento, con la possibilità di suonare parti basse e acute con la stessa chitarra. Quando suonavo con i Cayne utilizzavo principalmente una chitarra accordata in Do (due toni sotto) con corde 013-056. Per le ritmiche andava benissimo, ma al momento di fare dei soli non era proprio il massimo quindi, per portare i brani dal vivo, ho dovuto per forza attrezzarmi. Io, adattando alla 7 corde brani suonati su una baritona, avevo la corda più bassa come riferimento. I chitarristi che vedono il Mi basso come riferimento devono riadattarsi, ma è come per un bassista passare da un basso a 4 corde a un basso a 5. Chi ha le mani piccole può incontrare qualche difficoltà all’inizio, ma è solo questione di esercizio. Bisogna stare attenti che non risuoni la corda bassa. La chitarra che uso di più è la Washburn Parallaxe PXM27EC, con EMG 707, niente leva, tastiera in ebano, meccaniche autobloccanti, sistema di intonazione Buzz Feiten. È solida, ma non troppo pesante, ben bilanciata. Mi trovo molto bene! Essendo una chitarra molto attuale è già dotata degli accorgimenti di cui ho bisogno. L’accordatura che uso principalmente è mezzo tono sopra, con un Fa cantino e un Do basso che spesso abbasso in Sib. Riguardo alla strumentazione secondo me servono amplificatori precisi, con un attacco ben definito: più si va in basso e più è importante mantenere la definizione. In studio, con il mio sistema Randall RM4 modulare riesco ad ottenere tutte le sonorità di cui ho bisogno, grazie anche al finale con diversi tipi di valvole selezionabili. Ho da poco la nuova testata 667 che mi ha davvero sorpreso. Dal vivo mi è capitato di utilizzare apparecchiature digitali con ottimi risultati. Secondo me, per trovare un buon suono, è importante rendersi conto che la tecnologia va avanti e che tra le varie cose nuove ci sono un sacco di cose che suonano benissimo.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Chris Broderick” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]L[/su_dropcap]a sua tecnica va dal tremolo picking al tapping a 8 dita. Dopo l’avventura nei Nevermore e nei Megadeth è ora concentrato sulla sua carriera solista

Il vantaggio di suonare una chitarra a sette corde sta nel range dello strumento. Per me sette corde sono il giusto bilanciamento per allargare il range senza compromettere il suono. Questo permette di estendere facilmente alla settima corda gli accordi, le scale, gli arpeggi e le frasi melodiche. Credo che chiunque possa iniziare con la sette corde, specialmente se è nello stile nel suo modo di suonare. Devi solo stare attento che, se suoni con il suono distorto, non devi far risuonare la settima corda. Per suonare una chitarra a sette corde non serve nulla di diverso rispetto a una sei corde, serve solo un buon suono di amplificatore e amore per la musica. Io mi sono avvicinato alla sette corde dopo aver sentito John Petrucci suonare nel CD Awake, dei Dream Theater. Ho saputo allora che non si trattava soltanto di abbassare le corde basse. Io tendo ad accordare la mia chitarra un semitono sotto, mi permette di far risuonare le corde un po’ di più senza lasciarle troppo flosce. La mia chitarra ha un corpo asimmetrico che incrementa il bilanciamento sia in piedi che da seduto e credo che sia bella da vedere. Preferisco il radius da 12”, più curvato rispetto a molte chitarre. Mi piacciono i tasti in acciaio inossidabile perché durano per sempre, senza logorarsi. I pick-up DiMarzio sono un abbinamento perfetto. Il controllo di tono mi permette la flessibilità sonora senza essere troppo complicato. Le meccaniche Planet Waves sono eccezionali, super regolari e tagliano persino la punta delle corde per te.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Andrea Cantarelli” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]C[/su_dropcap]hitarrista e fondatore dei Labyrinth e A Perfect Day ha all’attivo 8 album in studio e ha suonato sui palchi di tutto il mondo

Ho iniziato a sperimentare con le accordature accordando in Si una Les Paul Classic. Uno dei pregi di Gibson, la scala corta, mi dava chiaramente problemi di tensione. Mi è poi capitato di avere per le mani la stessa Les Paul Classic, ma a sette corde, per la registrazione di un disco e sono rimasto molto soddisfatto. Suono la chitarra da 20 anni, ma non avevo mai visto una Gibson in quella veste. È una evoluzione della sei corde e l’ho utilizzata con la mia strumentazione senza dover fare particolari aggiustamenti. La risposta dello strumento è stata eccezionale, sia in termini di comfort che di suono. Il manico è una bomba, molto agile, suonabile, preciso e divertente. Avevo pensato di montarci degli EMG, ma non ce ne è stato bisogno perché il ’59 e il JB di serie mi sono piaciuti molto. Per la ritmica l’ho accordata un semitono sotto, con l’accortezza di accordare le sei corde basse come se fosse una chitarra standard, con in più un cantino che non ho usato. In arrangiamento l’ho accordata come una classica sette corde in Sib. Artisticamente trovo il Sib basso particolarmente interessante. [/su_spoiler] [su_spoiler title=”Francesco Fareri” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]U[/su_dropcap]no dei maggiori esponenti dello Shred italiano con quattro album all’attivo, fondatore e docente della scuola Total Shred Guitar di Roma

Dal 1996 uso la sette corde e adesso uso principalmente sette e otto corde. Quando è uscita la otto corde ero scettico, ma mentalmente mi piace avere le cose complete e, a livello esecutivo solistico se suoni una scala questa si completa sull’ottava corda. Poi nel Djent la otto corde lavora molto sulle ritmiche serrate con suoni asciuttissimi. Il vantaggio di suonare una otto corde sta nel fatto di avere più possibilità. Se fai metal puoi ovviare ai classici drop C drop D e usare dal vivo una chitarra sola per tutti i pezzi. Dal punto di vista tecnico il manico è più grosso, ma la situazione non è drammatica. La mano sinistra si deve estendere un po’ di più, con la mano destra devi controllare le risonanze sulle note basse con il palm muting. L’unica vera difficoltà sta nell’impostare il suono. L’ottava corda è molto molto potente e va bilanciata. A mio parere oltre a livellare i bassi dall’amplificatore un pedale di equalizzazione non farebbe male, altrimenti nel gruppo praticamente sparisce il basso. Con un pedale che puoi accendere e spegnere puoi svuotare un po’ i bassi nella parte ritmica e recuperarli in quella solistica. Io uso una ESP E-II HRF NT8 e un modello fatto per me da ESP bene o male con le stesse caratteristiche, con i pick-up attivi. La otto corde è uno strumento particolare, l’ho sempre sentita suonata nel metal in cui un pick-up attivo aiuta. Ho visto dei chitarristi che suonano l’ottava corda in slap o walking bass come accompagnamento. La otto corde si può utilizzare in diversi modi, dipende dalla fantasia: lo strumento è un mezzo di espressione.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Vince Pastano” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]C[/su_dropcap]hitarrista, compositore, arrangiatore, produttore e turnista per moltissimi artisti fra i quali Luca Carboni e Vasco Rossi

PH Giovanni Spugna

Ho iniziato a suonare la sette corde circa tre anni fa, quando ho conosciuto Guido Elmi e abbiamo iniziato a sperimentare in questa direzione. Per me la sette corde è un’estensione, ha una possibilità in più dal punto di vista armonico. Sugli arpeggi ha un fascino che la sei corde non ha per ovvi motivi e secondo me è molto interessante sul suono clean. All’inizio significa sbattersi un po’, è istintivo suonarla come una sei corde. Una volta fatta l’abitudine è divertente, è incredibile trasformare i pezzi di Vasco per la sette corde. Durante la preproduzione del disco di Vasco (Sono Innocente ndr) l’idea era quella di indurire qualche brano. I brani Lo Vedi e Rock Star nascono proprio sulla sette corde. Io utilizzo un’accordatura standard, a volte con un drop in La sulla settima corda. Prima avevo una Schecter Hellraiser, che aveva un feeling pazzesco sulla ritmica ma sono passato alla Blackjack perché, dovendo fare degli assoli, ha un manico sottilissimo e più performante. Queste chitarre hanno tutto quello che serve, legni stabili, meccaniche autobloccanti, elettronica bellissima, pick-up (Seymour Duncan attivi) dal suono fermo, non gonfio inutilmente. Sul palco la sensazione che hai con la sette corde è quella di una gran botta, ma tutte quella basse ai fonici non servono quando suonano dieci strumenti contemporaneamente. [/su_spoiler] [su_spoiler title=”Dave Weiner” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]R[/su_dropcap]affinato solista e pioniere della didattica online, suonare una sette corde gli ha aperto la strada per entrare nella band di Steve Vai e partecipare a tour mondiali

PH Andrei Baluka

Ho due PRS a sette corde. Una ha il corpo in frassino, tastiera in acero, manico in acero fiammato, pick-up di DiMarzio PAF. L’altra ha corpo in frassino con top in acero, manico in acero fiammato, tastiera in ebano, configurazione pick-up 513; oltre al selettore a cinque posizioni ne ha un’altro a tre (single coil mode, low output humbucker mode, high output humbucker mode). Tutto in PRS è realizzato con grande qualità, per altri marchi devi rivolgerti ai loro custom shop per avere la stessa qualità che PRS realizza tutti i giorni. Il vantaggio di suonare una sette corde sta nel fatto che, se suono una scala, posso estenderla alla settima corda rimanendo in posizione. Lo stesso vale per gli accordi.
La sette corde è stata utilizzata nel jazz per interessanti linee comping di walking bass: c’è molto di più che suonare semplicemente la settima corda a vuoto! Mi sono avvicinato alla sette corde quando vidi una foto di Steve Vai con una chitarra che aveva il bloccacorde diverso dal solito: una vite, due, ancora una. Ho realizzato che era una chitarra a sette corde! All’epoca non avevo molti soldi, sono andato in un negozio di chitarre usate e c’era una Universe nera con i pick-up verdi che nessuno voleva perché Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Alice In Chains avevano ucciso tutti i colori sgargianti. L’ho pagata poco e ho iniziato a suonarla. Non ero molto per quel suono, ma ho continuato a tenerla. Quando ho incontrato Steve e gli ho detto che avrei potuto lavorare bene con lui perché suonavo la sette corde lui mi disse “Perfetto!” e sono entrato nella band. Per quanto riguarda il suono io voglio molta articolazione quindi per me quello che lavora bene è un amplificatore con le KT88 o le EL34 sul finale; mantengono le basse ben ferme e anche con molto gain si sentono tutte le note.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Michele “Dr. Viossy” Vioni” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]C[/su_dropcap]hitarrista con tecnica e musicalità eccezionali, top player hard’n’heavy in Italia, ha pubblicato il metodo didattico Extreme Hard Rock Guitar

Con una chitarra a sette corde ho la possibilità di suonare riff più heavy e di creare accordi con un voicing più corposo, dal metal all’acustico. A prima vista una 7 corde sembra spiazzante, ma il vantaggio di avere in basso le stesse due corde dei cantini, aiuta! Io ho dovuto riabituarmi alla esecuzione del palm muting e ingegnarmi per trovare posizioni differenti di alcuni accordi. Non vedo problematiche particolari, se non per le dimensioni della tastiera, dato che io ho le dita non molto lunghe! Io consiglio di avere almeno una chitarra a sette corde nel proprio arsenale. È uno strumento molto equilibrato e può essere utilizzato per qualsiasi genere musicale.
Possiedo quattro GNG a sette corde. Due con ponte mobile, che tengo accordate standard, e due con ponte fisso accordate solitamente un tono o due toni sotto. Ogni modello è costruito su mie specifiche, ma in particolare la Dr.V 7 Absynth Amaranth, con tastiera fanned, mi permette di ottenere bending più morbidi e un’intonazione maggiore sugli estremi anche in caso di detuning feroce. L’attacco manico/corpo garantisce un accesso perfetto fino al 26° tasto. Il ponte, con sellette piezo, mi permette di utilizzare questa chitarra come una acustica. Il sound è, allo stesso tempo, brillante sulle frequenze medio-alte ed estremamente corposo e fermo sui bassi. Una combinazione che ho trovato raramente, ma che mi permette di suonare i riff heavy e le parti soliste senza dover riequalizzare.
Per me non occorre alcun accorgimento particolare per far suonare bene una chitarra a sette corde. Io cerco sempre di trovare il suono nelle mani quindi tengo il gain piuttosto basso, per avere più dinamica e più suono. Dal vivo l’equalizzazione della mia testata è sempre flat, a meno che non ci sia la necessità di fare qualche correzione ambientale.

[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Stefano “Sebo” Xotta” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]V[/su_dropcap]ero esperto di otto corde, chitarrista di esperienza grazie alla sua militanza negli Utez, Strings 24 e nei Four Tiles

La differenza fra una sette e una otto corde sta in cinque tasti. Quei cinque tasti permettono alla otto corde di essere uno strumento armonico più completo. Se vuoi sfruttare a pieno una otto corde il mio consiglio è di utilizzare suoni più “tranquilli” e unire quei cinque semitoni a ciò che stai facendo sul registro alto. All’inizio il feeling è quello che si aveva imbracciando per la prima volta, anni fa, le sette corde: un manico veramente ampio.
Una volta che inizi a suonare non ci metti molto a prenderci la mano. Il problema è più sulla mano destra che è abituata ad andare con sicurezza sull’ultima corda a cercare il Mi basso, che su una otto corde si trova invece due corde sotto. Ibanez fa strumenti a ponte fisso con fattezze simili al tremolo così quando appoggi la mano hai lo stesso feeling. Al capotasto hai il bloccacorde e sul ponte le regolazioni fini per garantire precisione dell’accordatura. Deve essere uno strumento con una liuteria di un certo livello e non puoi permetterti di avere un’action troppo alta perché se no, sulle ultime corde, inevitabilmente diventa crescente. Secondo me la muta di corde ideale va da 009 al cantino (che per via della scala da 27” risulta più duro) a 070 e 080 per le due corde basse. Per avere dei buoni suoni conviene utilizzare una strumentazione solid-state, perché un finale a transistor dà più definizione su quelle frequenze. Serve almeno una cassa 4×12” per dare la possibilità alle frequenze basse di muoversi meglio all’interno del cabinet. Per l’equalizzazione devi enfatizzare meno i bassi.
Mi sono avvicinato alla otto corde quando suonavo negli Strings24: tre chitarristi a otto corde. Non era difficile dividersi le parti, il problema era inserire il basso perché non trovava spazio. Non era raro che il basso andasse più in alto rispetto a quello che stavano facendo in quel momento le chitarre.[/su_spoiler] [su_carousel source=”media: 1244,1245,1246,1247,1248,1249,1250,1251,1252,1253″ limit=”24″ link=”lightbox” width=”760″ height=”160″ items=”5″ title=”no” pages=”yes”] [su_spoiler title=”Discografia” class=”my-custom-spoiler”]Il mondo delle chitarre è estremamente vario, quasi infinito. Questa volta ci concentriamo sulle chitarre a sette e otto corde, strumenti in genere prediletti dai virtuosi e dagli sperimentatori. Non a caso un largo uso di queste particolari chitarre è spesso effettuato dalle band di prog e metal sinfonico, i generi tecnicamente più sfidanti del panorama musicale attuale. Uno dei primi artisti a utilizzare la chitarra a sette corde è stato il notissimo Steve Vai. Per la precisione, Vai fu endorser della Ibanez e già nel 1990 creò un modello personalizzato di chitarra in collaborazione col costruttore giapponese denominato Ibanez Universe. Nello stesso anno pubblicò l’album Passion and Warfare, che vede un largo uso di questo particolare strumento.
Impossibile non citare in questa sede i Dream Theater (che non sono solo Jordan Rudess): il loro chitarrista John Petrucci usava infatti una Ibanez sette corde sin dall’album Awake del 1994. Tony MacAlpine è un altro rappresentante del metal mescolato alla musica classica, il cosiddetto neoclassical metal, e non disdegna anche una certa fusion jazz-rock. MacAlpine usa la sette corde sin dai tempi in cui suonava coi Planet X, e in seguito ha esteso il suo poliedrico stile esecutivo anche alla otto corde. Il chitarrista americano ha suonato modelli custom di Carvin per molti anni, per poi passare in tempi recenti a Ibanez con una RG Prestige a otto corde. Restando sulle otto corde è doveroso citare l’Ibanez TAM10, chitarra firmata da quel Tosin Abasi che è uno dei chitarristi più famosi della scena metal.
Per ascoltar il suo signature sound vale la pena di prendere l’ultimo disco della sua band prog metal, gli Animals as Leaders: il disco si chiama The Joy of Motion e ha solo un anno di vita. Grandi amanti delle chitarre a sette e otto corde sono i Meshuggah, band death-prog metal svedese dove i chitarristi Thordendal e Hagström nell’album Catch Thirtythree usano esclusivamente chitarre Ibanez otto corde baritone, costruite su loro specifiche, con corpo in ontano. Prima di allora utilizzavano chitarre artigianali Nevborn otto corde baritone e Ibanez sette corde custom. Indispensabile citare anche i Korn, il cui chitarrista Brian Welch ha usato molto chitarre di produzione Ibanez a sette corde (Ibanez K7). Nel genere death metal vanno citati gli All Shall Perish, il cui chitarrista ritmico Ben Orum ha usato abbondantemente chitarre a sette e otto corde: ascoltate la ritmica di The Day of Justice! I metal-core Trivium, statunitensi, sono altri utilizzatori di chitarre a sette corde: andate a sentirvi il loro Shogun per prendere visione delle gesta di Matt Heafy che, da sempre legato particolarmente al mondo Gibson, suona una Les Paul e una Explorer custom a sette corde. Spostandoci di nuovo in territorio progressive metal bisogna citare Jeff Loomis, chitarra lead dei Nevermore. Loomis usa soprattutto chitarre Schecther, ma negli anni non ha disdegnato anche modelli Ibanez, Gibson, Jackson. Ishan è il nome d’arte di un compositore e polistrumentista norvegese (al secolo Vegard Sverre Tveitan) che lavora col gruppo black metal degli Emperor ed è anch’egli un grande cultore della sette corde. Sempre dal nord Europa viene il finnico Sami Raatikainen che, col gruppo di technical death metal dei Necrophagist usa una Ibanez RG-Series 7. È invece americano, ma comunque legato all’area metal, il chitarrista Steve Smyth che con gli One Machine ha cambiato numerose chitarre passando dalla B.C. Rich 7-String Warlock a diversi altri modelli successivi fino ad approdare, nel 2011, a un modello signature denominato B.C. Rich Biches. Occorre citare anche i Deftones e soprattutto il loro chitarrista Stephen Carpenter: si tratta di un musicista che in tanti anni di carriera ha usato praticamente di tutto, ma rimarchevole è il suo ampio uso di chitarre a sette, otto corde e baritone, tipicamente di marca ESP. Passando al punk, citiamo Jaxon Benge degli Hed PE: Benge in studio usa esclusivamente una Ibanez a sette corde. Ascoltatevi Back 2 Base X per un sample del suo lavoro. In altri settori musicali va citata obbligatoriamente la chitarrista classica Anastasia Bardina: Anastasia è una virtuosa delle sette corde in un settore ove questo strumento è assai poco utilizzato.

— Marina Coricciati

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