ShapedNoise e la sua musica a metà tra metal, doom e techno

shapednoise

ShapedNoise è il classico cervello in fuga, produttore di quella che è stata definita “speakers ripping techno music”, un mix di synth e bassi distorti, ritmiche dilatate fino alla stasi, droni ossessivi che danno vita a quella che potrebbe essere usata come colonna sonora per un futuristico Blade Runner horror, il tutto accompagnato da una cura per il suono maniacale.

ShapedNoise, al secolo Nino Pedone, è un giovanissimo produttore di musica elettronica che dopo aver studiato nel 2011 a Milano come tecnico del suono ha deciso di spostarsi a Berlino per continuare la sua carriera musicale. Insieme ai suoi soci Ascion e Carbone fonda la REPITCH Recordings, e inizia a occuparsi della side label Cosmo Rhythmatic, che contrapponendosi alle sonorità techno industrial della REPITCH, rimane legata a una scena più noise e ambient.

La tua musica è molto aggressiva e non è affatto semplice da ascoltare, i suoni che produci sono molto complessi e al contempo molto curati, come è nata l’idea di creare un progetto di questo tipo? So che prima di seguire questo filone artistico eri molto legato alla scena techno.
Dopo essermi diplomato come tecnico del suono, la cosa più difficile è stata trovare una sonorità personale che mi rappresentasse e che mi soddisfacesse, ho passato un paio di anni a capire quale fosse la mia strada perchè credo che una volta che si hanno le capacità tecniche e si è in grado di fare musica, dopo, ci si voglia perfezionare per creare qualcosa di personale e unico. La techno mi è sempre piaciuta, il mio obbiettivo era quello di passare dall’essere solo un DJ a quello di essere anche un produttore, ma dopo aver acquisito le capacità e aver messo insieme le potenzialità che mi servivano non ero contento del risultato perché non riportava al mio gusto personale, a Berlino ho avuto gli impulsi giusti e le esperienze adatte a farmi aprire artisticamente.

Quanto ti ha influenzato, la scena berlinese, nel tuo modo di produrre?
Io sto a Berlino per vari motivi, sia lavorativi che artistici, ci sono prezzi molto bassi e tanti aiuti sul sociale. Il lavoro dell’artista è riconosciuto e questo mi ha dato la possibilità di iniziare a fare cose più concrete, la maggior parte delle mie ispirazioni arrivano comunque dalla scena UK, me ne accorgo dalla musica che ascolto e che compro, gli artisti berlinesi che mi piacciono veramente sono pochi e preferisco la scena glitch accademica, Nikolaj e Monolake fra i tanti.

Sei italiano vivi a Berlino e suoni spessissimo in Inghilterra, cosa cambia fra le tre nazioni in termini di scena musicale e venues?
Negli ultimi anni ho visto che in tutte e tre le nazioni le cose sono cambiate rispetto al passato. Le basi di partenza sono molto differenti, Berlino e Londra hanno avuto una cultura musicale molto più avanti e soprattutto l’Inghilterra, in ambito musicale, ha sempre dettato legge in Europa. In Italia comunque c’è molto fermento in questo momento anche se ci sono tante difficoltà, non ci sono aiuti da parte del governo e investimenti adeguati a creare degli eventi. L’Italia è un paese con una grandissima cultura, ma nonostante tutto non viene investito mai molto sotto questo punto di vista, e ora se ne risente. Forse le cose sono state un po’ abbandonate anche per una questione generazionale.

Con il tuo progetto musicale stai viaggiando tantissimo e portando il tuo spettacolo nei grandi club e festivals di tutto il mondo, come è stato tornare in Italia a suonare la tua musica?
In Italia è stato molto bello suonare, ho ricevuto molto calore, anche perchè c’erano persone che mi hanno seguito fin dall’inizio, ho trovato molto entusiasmo. L’ultimo evento dove ho suonato è stato a Torino per il Club to Club dove ho visto una professionalità che non ha nulla da invidiare a eventi molto grossi come il Sonar o il Bangface. Il progetto del Club to Club ha compiuto 15 anni ed è diventato molto importante, vengono ospitati artisti di tantissimi generi anche della scena sperimentale e questo fa capire che ci sia un’apertura mentale maggiore anche in Italia. A Londra l’impatto che puoi sentire con il pubblico è differente, il pubblico è molto aperto, è disponibile all’ascolto anche di progetti nuovi o non conosciuti a tutti. In Germania invece c’è molta concentrazione sull’aspetto critico, ci sono tantissimi eventi e artisti che si esibiscono, le persone hanno molte aspettative. Sicuramente una cosa che differenzia Germania e Inghilterra, dall’Italia, è l’accessibilità dei prezzi di ingresso agli eventi; in Germania, così come in UK, c’è molta attenzione nel valorizzare le attività culturali e permettere a tutti di fruire delle varie performance proposte.

Come sei riuscito a farti conoscere e promuovere la tua musica?
Prima ho creato l’etichetta, con i miei due soci, un progetto che loro avevano già in mente prima di spostarsi a Berlino, poi abbiamo prodotto un disco di tre tracce e abbiamo iniziato a spedirlo ai nostri artisti preferiti spiegando il nostro progetto. Da subito abbiamo avuto vari feedback positivi da DJ del calibro di Ben Klock e Marcel Dettmann che hanno iniziato a suonare i nostri brani durante le loro serate. Il disco è andato sold out dopo un mese e mezzo, era solo un’edizione limitata di 300 copie, ma abbiamo avuto comunque un forte segnale. Da quel momento ho intrapreso un mio percorso personale, quando si fa musica e si è agli inizi è importante avere dei riferimenti, ma non bisogna farsi influenzare troppo da ciò che fanno le persone che si hanno intorno, si deve capire bene cosa si vuol fare veramente. Ho iniziato a spostarmi verso il sound di ShapedNoise, utilizzando le sonorità che sono più proprie della scena IDM (noise, metal e industrial).

Che setup usi per le tue produzioni e le tue performances?
Non voglio essere troppo legato a un setup artistico. Per creare dei suoni più interessanti la soluzione è, secondo me, combinare analogico e digitale. È inutile attaccarsi troppo all’uno o all’altro sistema. Sono molto interessato al field recording, dopo l’album uscito a dicembre su TYPE Recording, sto preparando un altro EP che uscirà quest’anno. Recentemente sono stato in Croazia per un progetto dove ho creato dei sound scape a partire dai suoni delle strutture presenti e mi sono avvicinato molto al field recording. Questa esperienza mi ha aperto molto e sto usando questa tecnica nella mia produzione; poi c’è molta postproduzione con Max/Msp e Ableton Live e a tutto questo aggiungo il sistema modulare che utilizzo.

Il tuo genere musicale è stato classificato come “Speaker ripping techno”. Vuoi commentare questa definizione?
Ci sono delle influenze techno, è vero, ma io la vedo più come una amplificazione del genere e non come una de-costruzione, questo è il concetto che voglio portare avanti con le prossime release. Negli ultimi anni c’è stato un ritorno al lo-fi, che a me piace tantissimo. In realtà ciò che faccio io va nella direzione opposta, mi piace fare musica aggressiva e noise, ma curata dal punto di vista del sound design e della linearità sonora nonostante la forte distorsione, mi piace creare un certo tipo di definizione dietro a quello che è il suono della mia musica.

Progetti per il futuro?
Il prossimo EP uscirà sempre su TYPE Recording e ci saranno dei featuring di altri artisti, ci saranno altri due EP con il progetto The Straw insieme a Mumdance e Logos. Porterò anche in giro il mio show audio video, che ho presentato l’anno scorso nel febbraio 2015 al Paradiso di Amsterdam e alla biennale di Parigi a ottobre. Mi esibirò al Berghain a Berlino a maggio e a qualche altro festival che ancora non è confermato.

Consigli da dare a chi vuole intraprendere come hai fatto tu un percorso nella produzione musicale?
Essere se stessi e non farsi influenzare troppo, viaggiare il più possibile perché viaggiare apre la mente ed è fondamentale per un artista. Avere degli obiettivi ed essere decisi in ciò che si vuole fare. Se volete ascoltare le mie produzioni c’è il mio soundcloud e le trovate in vendita sia su iTunes che su altre piattaforme online.

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