Come scegliere i monitor near-field

ADAM S3X-H
ADAM S3X-H

La scelta del monitor near-field è sempre un processo difficile, sia per la criticità del componente che per l’impossibilità per molti di trovare un punto vendita dove fare ascolti comparativi. Eppure è un processo che occorre affrontare con impegno e attenzione.

Dal monitor passano infatti tutti i nostri suoni, le nostre lavorazioni al mixer e all’outboard, il mixdown. Insomma, se usiamo un monitor che suona male, poi difficilmente otterremo prodotti musicali che suonano bene. Eppure mai come in questi tempi l’acquisto del monitor viene sottovalutato, considerato con superficialità e relegato in basso sia nella scala degli investimenti che in quella dell’importanza attribuita a questo fondamentale componente. Vediamo dunque come scegliere al meglio.

Il primo consiglio è semplice: spendete! Pare banale, scontato, ovvio. Non lo è, specialmente se si guarda a tante foto di studi home e project postate su Internet, ove non è difficile vedere 5.000/10.000 euro tra synth e strumentazione varia amplificati e monitorati con “casse” da 600 euro la coppia. Non va bene, non va bene assolutamente! Il monitor è un oggetto chiave, ed essendo un prodotto elettromeccanico in cui spesso la qualità costruttiva è strettamente dipendente dal dispendio di materiali impiegati, è quasi sempre vero che qualità e prezzo scalano linearmente insieme. Insomma, cercate di spendere 400/500 euro per un sistema di monitoraggio anche nello studio più piccolo che metterete assieme, per salire velocemente sulla fascia dei 1.000 euro a coppia se “fate seriamente” e almeno intorno ai 2.000 se fare musica è per voi un lavoro e non una semplice passione.

Seconda raccomandazione: cercate un monitor che sia affidabile e nel contempo a voi gradito. Vanno evitati, sempre, monitor colorati e troppo gonfi di basse frequenze: potrebbero piacere e gratificare in fase di composizione, salvo poi risultare “letali” nel produrre mix affidabili e capaci di traslare bene su tutti i sistemi di ascolto. Ma anche restringendo il campo a monitor seri e lineari vi sono comunque diverse scuole sonore: alcuni privilegiano l’estensione in basso, altri la chiarezza in gamma media, altri ancora l’iper-dettaglio in gamma alta, altri infine la scena e la resa d’insieme. È dunque importante capire quale tipologia di monitor prediligete, cercando di ascoltarne – magari nel tempo – almeno uno per tipo. Ascoltate il suono radiografante di Genelec e cercate di capirlo, ascoltate il suono pieno di KRK e quello Mackie, ascoltate il dettaglio dei tweeter di ADAM, la neutralità quasi francescana di Yamaha e quella più organica di Dynaudio: restringerete così il vostro spettro di prodotti selezionabili a uno o più marchi che interpretano il vostro peculiare concetto di monitoraggio.

Terzo consiglio, se vogliamo in parziale opposizione al precedente: non date nulla per scontato, specialmente in termini di omogeneità di prestazioni all’interno di un marchio: esiste infatti un “family feeling” in base al quale tutti i prodotti di un costruttore conservano in genere la medesima impronta sonora. Ma questo non vuol dire che la qualità sia la stessa lungo tutto l’arco della sua gamma, né che tutti i suoi prodotti siano riusciti ugualmente bene. Tra monitor due vie che usano lo stesso tweeter, ma woofer diversi, potrebbe per esempio darsi che il più piccolo garantisca un incrocio tra le due vie più “chiuso” e lineare, mentre il modello col woofer più grande sia carente in gamma media perché i due componenti non si raccordano bene a causa di un incrocio troppo “aperto”. Insomma, se avete ascoltato con soddisfazione un determinato modello di un determinato marchio, non date per scontato che il modello minore o maggiore del vostro riferimento suoni uguale fatte semplicemente salve le debite proporzioni di scala: cercatelo e ascoltatelo, invece.

Quarto consiglio: state alla larga dai ragionamenti preconcetti riguardo all’interfacciamento con l’ambiente. Ultimamente a chi scrive sta capitando troppo spesso di leggere un luogo comune che più o meno suona così: “in un ambiente non trattato, meglio non comprare casse con woofer superiore ai 5 pollici!”. Lo diciamo chiaramente: è un’idiozia. Come tutti i luoghi comuni, ha magari una sua logica, che è quella di non mettere un monitor ben esteso in basso in un ambiente carico di picchi e valli nella stessa gamma, ed eccitare così risonanze modali, ma il rimedio rischia di essere peggiore del male, rinunciando a priori a una buona estensione in basso, anche se si ha la possibilità economica e fisica di posizionare monitor più grandi. È davvero difficile monitorare correttamente con diffusori che realisticamente non scendono sotto i 70 Hz, ovvero che magari hanno una risposta dichiarata dal costruttore fino a 48 Hz, il quale tuttavia “si dimentica” di dirvi che quella frequenza viene riprodotta con un’attenuazione di 6 dB rispetto al centrobanda. Nossignori, meglio scegliere un monitor con buona estensione, il migliore e più esteso che il vostro denaro vi permetterà di comprare, e poi agire sul posizionamento e sui suoi controlli. Non dimenticate infatti di verificare di quali controlli dispongano i monitor di vostro interesse e, in presenza di stanze piccole e di forma regolare (le peggiori), date la vostra preferenza a quei modelli che permettono il maggior numero di regolazioni in gamma bassa. Prendete per esempio i modelli maggiori della serie 8000 di Genelec per vedere quali sono i loro controlli.

Quinto consiglio: preparatevi un CD o una chiavetta USB (con sopra file rigorosamente in .wav o FLAC, evitate gli MP3!) di brani particolarmente significativi, in termini sonori, e usate sempre lo stesso set di brani per l’ascolto comparativo di diversi monitor. Inserite in tale compilation un brano di voce maschile, uno di voce femminile, uno con un forte intreccio a bassa frequenza, uno di strumenti acustici, uno ove vi siano picchi dinamici netti, veloci e violenti. E poi ascoltate, ascoltate, ascoltate.

Il che ci porta al sesto e ultimo consiglio: investite tempo ed energie per trovare il monitor giusto per voi. Un monitor è per sempre, o quasi: è un fedele compagno di lavoro che, ove azzeccato nella scelta, non vorrete cambiare per molti anni. Non vi sembri dunque strano il dovervi muovere, spostare, impegnare per ascoltare più modelli, fino a trovare quel che cercate davvero. Se farete così, siamo certi che troverete il “vostro” monitor e non vorrete lasciarlo più!

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

1 COMMENTO

  1. Paper molto panoramica.
    Chiarificatrice per il livello medio dei musicisti / registratori di home studios.
    Complimenti.

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