Ronin – Musica dal fortissimo impatto energetico

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Nick Feldman, in arte Ronin, è uno che parla coi fatti: music producer e organizzatore di eventi, la sua musica è caratterizzata da forti influenze provenienti da tanti generi diversi, possiamo ascoltarlo sul suo sito web. Attenzione la sua musica è di fortissimo impatto!!!

Ciao Nick, presentati.
Il mio nome è Nick Feldman, nato il 12/9/1978 a Londra. Al momento insegno music production per un istituto londinese come freelance, organizzo eventi, gestisco un etichetta e mi esibisco come Live performer e VJ.

Come ti sei avvicinato alla musica elettronica e a tutto quello che gira intorno alla Rave Culture?
Il mio approccio è sempre stato influenzato dal mio modo di vedere le cose in maniera DIY. Le mie prime avventure risalgono a quando, insieme ad un collettivo di amici, portavo in giro un sound system e mi inserivo nella scena dei free-parties, fondammo un etichetta, senza guardare a nessuno degli aspetti finanziari o legali, ignorando ogni documento ufficiale o mediatore e semplicemente facendo ciò che più volevamo fare. Mi interessava quella forma di composizione, basata sull’uso del software, che implicava un diverso modo di vedere la musica e il suono, focalizzandosi su ritmo e timbrica invece che armonia e melodia.

Organizzi moltissimi eventi, dove trovi il tempo e la voglia di fare tutto questo?
Ciò che mi spingeva e che mi spinge tuttora, è il semplice atto della creazione. Sin da quando ero ragazzino ho sempre sentito di voler creare la mia versione di ogni cosa che toccavo e consumavo, come la musica, automaticamente diventai attivo anche in questi ambienti. La scena dei free parties era una scelta naturale, anche se a volte mancava di innovazione, coinvolgimento politico e raramente veniva documentata. Molti dei miei progetti nascono per cercar di riparare a queste mancanze e hanno tutti un elemento in comune, un desiderio di cambiamento, risveglio sociale e auto-determinazione. A volte è stato molto difficile avendo un budget praticamente inesistente, ma ripensarci mi fa sentire orgoglioso di esser riuscito a fare tutto senza nessun supporto. Ci vuole un po’ di auto organizzazione e collaborazione da parte di coloro che condividono la tua passione. Bisogna essere motivati e fare le cose per il motivo giusto. Ho sempre cercato di tenere i soldi e la musica il più separati possibile, penso che il denaro tenda a creare pessime conseguenze nelle relazioni, sopratutto fra amici.

Quale è la situazione a Londra?
All’inizio gli eventi erano possibili grazie alle leggi sulle occupazioni. Queste ci permettevano di occupare degli stabili, sia per l’abitazione che per attività culturali. Questa pratica divenne molto più difficile negli ultimi anni e lo squatting è diventato illegale. Per questo mi sono dovuto focalizzare su venue regolari cercando di mantenere vivo lo spirito che esisteva negli spazi autonomi. Ho sempre rifiutato di abbandonare Londra. Penso che senza gente come me, che porta eventi di qualità non coinvolti commercialmente, la città diventerebbe quello spazio senza anima che il sindaco e i property developers stanno cercando di imporci come “giusti”. Fuori Londra la scena dei Sound System continua a vivere, sebbene relegata ai locali e club. Durante gli anni del mio coinvolgimento ci sono stati tempi difficili dove si trovava spesso violenza e problemi derivati da abuso di stupefacenti. Per fortuna tutto ciò si è limitato negli ultimi anni e la musica è diventata molto più variegata rispetto a quando portavo avanti il mio SoundSystem HeadFuk. Mi piacerebbe vedere delle innovazioni e delle performance live ai freeparties e magari veder la scena acquisire un po’ più di motivazione politica.

Ci parli dei tuoi progetti?
Ho una serie di progetti: la Rupture Zine, gli eventi di Temporary Autonomous Art con i quali collaboro da tanto e un paio di cose nelle quali mi sto impegnando molto ultimamente come la serie di eventi CRUX AV. Questi eventi hanno una duplice funzione: da una parte un meeting di artisti e produttori audio-video, dall’altra una piattaforma per nuovi performers che permette di sperimentare e mostrare il proprio lavoro portando qualcosa di più innovativo sulla pista da ballo. L’altro progetto è il Music Day, che ha visto me e un gruppo di vecchi amici collaborare per far approvare una giornata nazionale della musica negli UK, il 21 giugno, come in tutto il resto del mondo in quel giorno. Questa è una di quelle organizzazioni che invece di creare un nuovo movimento ha deciso di unirsi ad altri movimenti sparsi per il mondo che fanno la stessa cosa da più di 30 anni, nasce infatti nel 1982, in Francia, la Fête de la Musique. Per il futuro mi vorrei dedicare a dei progetti di sound design e spingere il mio alias Villain, creato per dar sfogo alla mia sensibilità techno. Ho passato molto tempo creando performance audio video improvvisate che non sono esattamente rappresentative dei miei progetti musicali Ronin e Obese. Anche se ho dedicato molto tempo a questi progetti, che hanno coinvolto anche il mio passato professionale come graphic designer, non li porto spesso dal vivo. Ogni volta che penso di rallentare e prendermi una pausa dall’incessante attività di organizzatore di eventi, nessuno dei quali mi ha dato un singolo penny (e non vorrei che fosse altrimenti), mi trovo ad avere nuove idee e motivazioni. Non riesco a vedermi cambiare questo modo di lavorare e riempire la mia vita di creazioni.

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