— Giulio Curiel

[quote_box_center]Riedizione di un mito (anzi, due), o bieca operazione commerciale? Domanda inevitabile quando in test arriva una drum machine che si propone di far rivivere le mitiche TR-808 e TR-909. Ma il nome Roland è una garanzia…[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 1768,1764,1763,1766,1761,1762″ link=”lightbox” title=”yes”] [su_dropcap size=”5″]È[/su_dropcap]innegabile che con le sue macchine “x0x” dei primi anni ’80 Roland abbia creato le più influenti groovebox della storia degli strumenti musicali elettronici: le drum machine TR-808 e TR-909, nonché il TB-303 “Bassline” sono stati snobbati alla loro uscita per la loro scarsa fedeltà ai suoni reali di basso e batteria, poi glorificati dalla house, dalla techno e dall’acid dal 1987 in avanti, e infine riconosciuti come veri e propri classici scambiati ancor oggi sul mercato dell’usato a più di 2.000 Euro.

Ovvio che in questo trentennio di onoratissima attività queste macchine abbiano contato innumerevoli emulazioni ed imitazioni, talvolta hardware e più spesso software. Ed altrettanto ovvio che in moltissimi si siano chiesti: “Ma perché la Roland non decide di clonare se stessa realizzando in proprio le riedizioni di 808/909/303?”. Questa domanda ha avuto finalmente risposta positiva all’inizio del 2014 con l’annuncio della serie AIRA. Di essa fanno parte la TR-8 (che emula TR-808 e TR-909), il TB-3 (che emula il TB-303), il sintetizzatore System-1 (dedito alla reinterpretazione di varie macchine Roland grazie a un sistema di software caricabili) e il processore di voce/vocoder VT-3. All’entusiasmo iniziale degli appassionati è però seguito un momento di delusione quando si è appreso che tutte le macchine AIRA non erano analogiche ma viceversa realizzate attraverso il sofisticato modello virtuale dei loro riferimenti passati denominato Analog Circuit Behavior (ACB). È la solita storia: il costruttore promette un modeling che scende fin nelle più piccole nuance e nelle infinitesimali interazioni tra componenti delle macchine originali, mentre i “partigiani del vintage” non vogliono sentir ragioni e ancor prima di aver premuto il tasto Power giurano che questi strumenti non suoneranno mai come i loro antenati. In mezzo però ci sono decine di migliaia di giovani appassionati che non sono interessati al clone assoluto, ma piuttosto a strumenti con “quei” suoni che vengano venduti a un prezzo abbordabile, siano affidabili e pratici da usare, possano essere portati in giro senza patemi d’animo e, infine e soprattutto, permettano di fare tanta musica in maniera immediata, facile e intuitiva. Ed è proprio questo obiettivo che la serie AIRA centra in maniera infallibile. Vediamo dunque più da vicino questa TR-8: in un case plastico di ragguardevoli dimensioni e dalla finitura nera che da accesa si illumina diffusamente in verde, è alloggiata una drum machine con 11 strumenti percussivi, 16 memorie di kit, sequencer a step e in tempo reale in stile TR, 32 pattern memorizzabili, quattro uscite analogiche (due master e due assegnabili) più uscite digitali su USB per far suonare ogni strumento percussivo su un canale audio indipendente. In più vi sono due sezioni effetto (Reverb e Delay), un ingresso per audio esterno e un nuovo processore di suono denominato Scatter che opera nei territori dello stuttering. Il tutto è asservito a una logica di funzionamento che si fonda esclusivamente su comandi fisici e fa a meno di display e sezioni di data entry: evidentemente Roland ha inteso riproporre con AIRA un modo di suonare e comporre tipico dei primi anni ’80, un periodo in cui la semplicità delle macchine favoriva l’immediatezza e la creatività. Parliamo ora dei suoni della TR-8: attualmente la macchina è dedicata alle emulazioni di TR-808 e TR-909 e nient’altro. Su Internet si è speculato sul fatto che in futuro Roland potrebbe mettere a disposizione anche altri modelli sonori che nulla c’entrano con le due mitiche 808 e 909. Certo, “potrebbe”, ma in tal senso non c’e’ nessuna garanzia né alcuna affermazione ufficiale della casa. La generazione timbrica possiede una risoluzione interna di 32 bit con 96 kHz di sampling rate (attenzione, risoluzione interna non equivale a risoluzione dei convertitori D/A!) e alla prova in studio TR-8 ha dimostrato di essere completamente libera da ogni artefatto digitale o aliasing. Veniamo alla programmazione: non può esistere una vera e propria “TR” senza la sequenza di 16 pulsanti utilizzabili per programmare i 16 sedicesimi di una battuta di 4/4. Così nella TR-8 i 16 pulsantoni di buon feeling e dotati di retroilluminazione RGB sono lì pronti per la programmazione a step dello strumento in quel momento selezionato come attivo. Si accendono quando premuti e indicano che su quel sedicesimo il drum è attivo. I pulsanti 1, 5, 9 e 13 sono invece sempre illuminati in grigio pallido per marcare l’inizio dei quattro movimenti della battuta. La TR-8 può essere programmata anche in tempo reale battendo sul pulsante relativo al drum desiderato. Il passaggio da programmazione a step a programmazione live è immediato e tale da consentire un workflow molto intuitivo. Oltre ai drums si possono programmare step per step anche altre due funzioni importanti: l’accento e gli effetti. L’accento si inserisce sugli step desiderati e poi si regola in intensità con un potenziometro dedicato. Altrettanto si può fare con Reverb ed Echo, programmandone l’intervento solo su determinati step e solo su determinati drums. I due effetti possono usare diversi algoritmi, selezionabili attraverso una combinazione di tasti. In linea di massima non sono gli effetti con cui andrete su disco, però sono utilissimi dal vivo e per programmazioni creative, e questo aggiunge molto alla versatilità della TR-8. I pattern memorizzabili sono 16, ciascuno con le variazioni A e B. Le due variazioni si possono concatenare, oppure contenere programmazioni completamente diverse, tanto da portare a 32 il numero effettivo di pattern memorizzabili. L’adesione filologicamente rigorosa al modello TR-808 ha fatto sì che non siano previsti pattern più lunghi di una battuta e che la loro quantità sia limitata a 16. Mancando inoltre il Song Mode o un’altra forma di programmazione di sequenze di pattern, la TR-8 soffre un po’ in termini di versatilità di programming, specie se confrontata con le soluzioni software cui siamo abituati oggi. Ma è chiaro che è stato voluto così. Il tempo si regola anche in modalità Tap ed è disponibile il mitico comando di Shuffle per quei groove che devono tirare “un po’ indietro” rispetto al tempo. Ora passiamo al test, che, essendo riferito a una TR, sarà molto “hands-on” e relativo soprattutto alle possibilità e qualità timbriche.

Il test

Notiamo anzitutto che i comandi hanno un buon feel e che in audio non vi sono scalinature nella progressione dei parametri. Soprattutto, non si ascoltano quelle “rigidità” sonore tipiche di certi plug-in. No, la TR-8 si comporta da vero strumento musicale, con una risposta immediata e gratificante dei generatori e dei comandi, e una fluidità sonora che la esclude sia dalla compagnia degli strumenti a campionamento tradizionali sia dai virtuali meno potenti e riusciti. Le casse a disposizione sono tre, due di sapore 808 e una tipica 909. Hanno un set comune di comandi: oltre al volume e al pan (attivabile con una combinazione di tasti), sono infatti dotate di quattro controlli denominati Tune, Attack, Decay e Comp: è un set di controlli diverso dalla TR-808 e invece ispirato a quelli della TR-909. Nonostante questa differenza di denominazione delle manopole, i timbri di cassa di entrambe le drum-machine storiche sono molto ben rappresentati, con una grande precisione e chiarezza che non sacrifica la botta sui bassi. Insomma, qui non dovete scegliere tra un suono grasso ma poco chiaro e intubato, o uno dettagliato e percussivo ma smilzo: la cassa è bella sonora e piena a tutte le frequenze, poi se volete farla suonare chiusa certamente potete ma se volete “tirarla fuori” è un gioco da ragazzi. Una gran mano arriva dal nuovo comando Comp, che ovviamente simula l’effetto di una compressione ma senza introdurre artefatti quali pompaggio o saturazione. Sembra più un comando da catena di sintesi che da outboard, se ci passate la spiegazione empirica. Sul fronte rullanti la questione è analoga: abbiamo due modelli di SD, l’808 e il 909. Il primo è bellissimo, davvero analogico nel sapore e nella vivacità, mentre il secondo batte con cattiveria come la 909 usata nella techno ci ha insegnato. Anche qui i comandi sono un po’ diversi dalle macchine originali e si chiamano Tune, Snappy, Decay e Comp (erano Tone/Snappy sulla 808 e Tune/Tone/Snappy sulla 909). Questa diversità permette comunque timbriche estremamente simili alle macchine originali, e anche in questo caso il parametro Comp dà una gran botta al suono lasciandolo neutro e non colorato. Questo vuol dire che una successiva compressione con un outboard o un plug-in creativo sono sempre possibili e per alcuni generi saranno indicatissime, ed è un discorso che vale sia su cassa che su rullo. Molto belli anche gli hi-hat, disponibili nelle varianti TR-808 e TR-909. ClosedHat e OpenHat hanno a disposizione ciascuno controlli indipendenti di Tune e Decay e questo consente libertà timbriche inimmaginabili sugli strumenti di partenza (e in particolar modo sulla 909, dall’hi-hat tanto caratteristico quanto “fisso”). La possibilità di suonare come le macchine vintage è preservata, ma arriva anche quella di accordare gli hi-hat come tanta musica basata sui campioni ci ha insegnato. Il canale Rimshot di TR-8 ha a disposizione tre modelli: RS della TR-808, RS della TR-909 e le Claves ancora della TR-808. I comandi di canale prevedono Tune (su un ampio range) e Decay. Da un punto di vista timbrico i tre strumenti originali sono riprodotti molto bene, con una menzione di particolare soddisfazione per il bellissimo rimshot della 808, qui reso al meglio. Sul canale dei Clap sono presenti i modelli CP della 808 e della 909, più le poco attraenti Maracas della 808. Sia il clap della 808 (ricco e composito), che quello della 909 (un vero e proprio schiaffo netto e sonoro) sono molto validi, ma in questo caso ci piace di più la resa del secondo. Il clap della TR-808 invece appare appena un po’ più rigido e meno eufonico di quello della macchina originale. Anche qui vi sono comandi di Tune e Decay: attenzione a non esagerare con l’accordatura perché per settaggi estremi il carattere sonoro di questi suoni particolarissimi si snatura. Non accade comunque qui quel che succede con i campioni, ovvero che abbassando il Tune il suono si allunga e i diversi battiti di mani che compongono il clap si sgranano, per cui in certi impieghi creativi anche giocare col Tune può essere foriero di soddisfazioni: si pensi soprattutto a contesti Industrial, o situazioni in cui il clap accordato molto basso e inondato di riverbero può diventare suono a sé. I canali dei piatti contengono i modelli di Ride e Crash Cymbal della TR-909, nonché il caratteristico Cymbal e l’altrettanto caratteristica Cowbell della TR-808, due dei suoni più piacevolmente sintetici rispetto a quelli naturali mai concepiti da mente umana. Per tutti vi è la possibilità di regolare accordatura e decadimento. La fedeltà ai modelli originali è elevatissima per tutti i piatti, mentre è solo “molto buona” per la cowbell. Infine, veniamo al capitolo Tom: sono tre strumenti percussivi (alto, medio e basso), ciascuno regolabile individualmente in accordatura, decadimento, livello e panpot. I modelli sono quelli dei tom della 808, i tom della 909 e le congas della 808. I primi e i terzi sono piuttosto afoni già nell’originale, ma qui resi comunque molto credibili e perfettamente funzionali a tanti groove house sentiti miliardi di volte. I tom della 909 sono invece di loro carattere belli pieni anche se “fermi” e molto finti. Le posizioni di tutti i potenziometri di editing timbrico e i loro movimenti non possono essere memorizzati, ma vengono trasmessi e ricevuti via MIDI CC. Complessivamente la resa timbrica di TR-8 è di gran classe, naturale e molto “analogica”, viva, autentica, e questo nonostante la tecnologia di modeling digitale facesse temere qualche “digital-scettico”.

Conclusioni

Anzitutto, la domanda-chiave: Roland AIRA TR-8 è in grado di sostituire TR-808 e TR-909? Sì, e anche no, le due risposte sono ugualmente vere e valide al 100%. Per le produzioni in studio e per il live ove sono necessari “quei” suoni, la TR-8 è una benedizione: non occorre più portare in giro una macchina vintage e rischiare sempre di rovinarla, non occorre impegnarsi in furiose ricerche di costosi usati. La TR-8 ne fornisce un’emulazione più che convincente, quindi se il vostro mestiere è suonare la risposta è sì, la nuova AIRA sostituisce le vecchie zie. Se invece siete collezionisti, se volete proprio il feeling di “quei” pulsanti, se volete proprio “quel” suono e qualsiasi cowbell del mondo per voi non sarà mai il cowbell della 808, bene allora la risposta è no. Chiarita la destinazione d’uso, va subito detto che la TR-8 è ottima sia dal vivo che in studio. Dal vivo ha una sezione mixer immediatamente accessibile, gli effetti per personalizzare il suono senza bisogno di processori esterni, e soprattutto due uscite individuali che si affiancano alla coppia di uscite Master L e R. Ad esse si può assegnare qualsiasi drum, e tipicamente si useranno per far uscire cassa e rullo separati, e così comprimerli, equalizzarli e riverberarli esternamente. In studio si potrà usare la stessa organizzazione di uscite analogiche, oppure impiegare le uscite digitali su USB. Chi scrive rimpiange un po’ l’assenza di un display alfanumerico e la mancanza di un Song Mode per programmare stabilmente la concatenazione dei pattern, ma è evidente che queste sono state scelte stilistiche che la casa ha deliberatamente voluto per rendere la TR-8 il più possibile “vintage”. Forse mancano anche la possibilità di registrare nei pattern il movimento dei pot di editing timbrico e una memoria un po’ più vasta dei 32 pattern disponibili. Sono tutte funzioni che la casa potrebbe implementare in una prossima release di firmware, ma in tal senso non c’è ancora nessun annuncio in materia. In ogni caso, al prezzo a cui viene venduta, la TR-8 resta un’offerta incredibilmente attraente per chi vuole un vero strumento musicale: suona benissimo, è immediata nell’uso e scatena la creatività. È una vera TR!

Roland Italy S.p.A

Tel. 02937781
www.roland.it
info.musica@roland.it
507,00 Euro  Iva compresa

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Strumenti Musicali n. 4 — Agosto 2014

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