Roberto Binetti – Universo Fantasia

Pianista e compositore, con alle spalle una lunga carriera e collaborazioni con maestri come Pippo Caruso e Peppe Vessicchio, Roberto Binetti ci parla di “Universo Fantasia”, il suo primo album da solista e delle riprese dello splendido pianoforte Steinway & Sons D-274 utilizzato per registrarlo

Per Roberto Binetti, artista e autore che ha prestato nel tempo la sua professionalità ai mondi più disparati, dalla classica al jazz, dalla televisione fino al teatro (tra i lavori più recenti la scrittura di alcune musiche per il nuovo spettacolo di Ale e Franz “Tanti Lati – Latitanti”), pubblicare un album a proprio nome rappresenta il bisogno di esprimere la sua personalità, alla ricerca di un equilibrio sonoro che, come racconta lui stesso, «permetta a chi ascolta di creare il proprio mondo di fantasia, dove volare con le emozioni per una nota, un pensiero, un colore». Nasce quindi un disco di cui colpisce in particolare l’affascinante suono del pianoforte, registrato da Daniele Valentini presso Indiehub a Milano, mixato e masterizzato presso Treehouse Lab.

 

Steinway & Sons Grand Piano D-274

Il pianoforte Steinway & Sons D-274 utilizzato per le registrazioniSteinway & Sons venne fondata nel 1853 da Henry E. Steinway, a New York, con la filosofia di “costruire il miglior pianoforte possibile”. Da allora, con oltre 125 brevetti, la Steinway & Sons è diventata un punto di riferimento fondamentale per costruttori di pianoforti e artisti. La realizzazione di uno Steinway dura quasi un anno e il procedimento viene svolto con la massima precisione. Prima di utilizzare i legni pregiati e di lavorarli per il rivestimento esterno, la cassa armonica, il telaio e il coperchio, occorrono circa due anni, nei quali il legno asciuga e matura. Un pianoforte a coda si compone di oltre 12.000 pezzi, e nessuno Steinway è uguale all’altro. Ogni strumento ha il proprio carattere sonoro, dovuto all’elevata percentuale di lavoro artigianale, all’utilizzo dei vari materiali, fino ad arrivare al lavoro dell’intonatore.

 

Microfonazione e ripresa del pianoforte, missaggio e mastering: la parola al fonico Daniele Valentini

1«Per il suono che si è voluto ottenere nel disco “Universo Fantasia”, ho sviluppato un’accoppiata a mio avviso vincente di microfono e preamplificatore: due Neumann U87 in figura cardioide con preamplificatori API 512c, dove la rotondità dei primi si accompagna alla “cattiveria” dei 512. Per quanto riguarda la posizione dei microfoni non può esistere una regola, solo una serie di fattori da considerare puntualmente, che permettono di stabilire la loro giusta collocazione. Questo influisce per il 50% sul suono finale, per la restante parte cerco di catturare le caratteristiche proprie dello strumento che ho davanti, cercando di valorizzarne al massimo i pregi. In questa occasione specifica, per “sfruttare” al meglio l’eccezionale Steinway che avevamo a disposizione, presso Indiehub, abbiamo deciso di registrare lo strumento senza l’utilizzo del suo coperchio. Questa scelta ha reso possibile aggiungere un Royer SF-24, microfono a nastro stereo, in posizione aerea in corrispondenza dei martelletti. Inoltre, è stata fatta una ripresa d’ambiente con una coppia di microfoni a condensatore, due Neumann KM 184, dal lato opposto della sala. Infine, per seguire la regola che “quando si registra bisogna cogliere l’attimo e le possibilità che si hanno intorno”, non mi sono fatto sfuggire l’occasione di usare anche un’unità di riverbero Bricasti M7, presente nello studio. A tal scopo ho preparato una mandata dai microfoni principali, ho scelto l’algoritmo che mi sembrava più adatto e, dopo averne modificato i parametri secondo le esigenze, ho registrato i ritorni del Bricasti per tutta la durata delle sessioni di ripresa. Abbiamo insomma registrato la maggior quantità di materiale possibile: solo in fase di editing e di mix avremmo deciso cosa utilizzare. Per ottimizzare il lavoro, abbiamo cercato di riascoltare man mano che si registrava, così da intervenire subito su eventuali imprecisioni o sbavature e avere a disposizione, alla fine delle registrazioni, solo materiale “utile”. Devo dire che Roberto Binetti ha una resistenza impressionante e un’affidabilità costante da mattino a sera. Dopo la fase delle riprese microfoniche, abbiamo affrontato l’editing, il mix e il mastering presso il mio studio, Treehouse Lab. Sono risultate molto utili le tracce di Bricasti, mentre abbiamo eliminato dal mix quelle di ambiente riprese in sala. L’intero disco è stato mixato su banco analogico, il suono del pianoforte è stato trattato con attrezzatura esterna e con l’ausilio minimo di qualche plug-in all’interno della sessione di Pro Tools. Le caratteristiche del suono sono state date attraverso alcuni equalizzatori Trident, utilizzati in maniera molto dolce direttamente dal banco, mentre la dinamica è stata trattata con un compressore Daking FET III sullo stereo del piano. La fase di mastering, visto il tipo di lavoro, è stata condotta nella maniera più trasparente possibile, così da mantenere la sonorità raggiunta nel mix, che già ci soddisfaceva molto. Il giusto equilibrio si è ottenuto con pochi dB di compressione di un Bus Compressor SSL, mentre il resto delle operazioni sono state fatte in digitale, direttamente ITB (“in the box”)».

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