Progettare uno studio, da zero (parte 1)

Logic Pro X La DAW per Mac
Logic Pro X La DAW per Mac

Sempre più spesso leggiamo su Internet di giovani aspiranti “producer” che desiderano cominciare a fare musica, ma non sanno da che parte iniziare per mettere su uno studio in grado di sfornare musica come i loro idoli. Abbiamo deciso, allora, di inaugurare una serie di appuntamenti dedicati al set-up di un home studio partendo dal foglio bianco.

Dobbiamo anzitutto inquadrare il fenomeno: un tempo si partiva dall’essere musicisti e dal suonare uno strumento. L’investimento in tale strumento era dunque la prima e più importante spesa affrontata da un giovane nel mondo della musica suonata. Solo successivamente ci si poneva il problema di registrarlo, e allora si andava verso il mondo dell’home recording con l’acquisto di mixer, registratore e ammennicoli vari.

Oggi i termini della questione si sono invertiti: si ascoltano dischi (soprattutto Dance) realizzati non più da tastieristi, chitarristi, batteristi, ma da “producer”. Con questa parola – il cui significato è assolutamente diverso da quello che essa aveva fino agli anni Novanta, in cui il produttore era una sorta di “regista” di un’opera discografica – oggi si identifica un compositore che utilizza strumenti elettronici per produrre musica in autonomia, magari senza suonare nessuno “strumento” tradizionale propriamente detto, ma solo agendo su controller non standard, su tastiere ASCII e mouse.

I miti di questo panorama si chiamano David Guetta, Eric Prydz, Steve Angello, Skrillex, Deadmau5, giusto per citare qualcuno dei nomi più famosi da una e dall’altra parte dell’oceano. Le produzioni possono nascere usando synth e drum-machine tradizionali, ma assai più spesso avvengono quasi completamente “in-the-box”, ovvero all’interno del computer, grazie all’utilizzo di strumenti e processori virtuali. E difatti i producer in erba partono proprio da qui: lo starting-point è un computer (di solito già posseduto in precedenza) che viene completato con un’interfaccia audio e un programma con funzioni di Digital Audio Workstation (DAW).

Il programma può essere una versione “lite” fornita in dotazione all’interfaccia audio o a un controller, ma purtroppo e troppo spesso è semplicemente scaricato illegalmente da Internet. Sia come sia, il viaggio nella musica per molti teen-ager di oggi inizia così. Ma si ferma quasi subito: ben presto fioccano infatti domande su come allestire uno studio, quali strumenti utilizzare, quali controller adottare e come gestire gli ascolti. Ecco allora che si fa strada la necessità di una guida, una voce attendibile che spieghi come crescere insieme al proprio parco-macchine senza buttare inutilmente denaro in cose di dubbia utilità, ma anche senza dotarsi di strumenti di scarsa qualità che poi finiranno per inficiare il livello qualitativo delle proprie produzioni.

Come assoluto minimo occorre dunque dotarsi di un computer con capacità di gestire l’audio: oggi qualsiasi modello (Windows o Mac, indifferentemente) appena un po’ recente e di fascia non-base può andar bene per iniziare. Se però si desidera fare almeno un po’ seriamente e non rimanere a corto di “ossigeno” appena si inizierà a buttar giù progetti un po’ complessi, occorre andare su configurazioni piuttosto robuste. Meglio dunque orientarsi fin da subito verso un processore potente con quattro core, una RAM di almeno 8 GB (anche 16 se si prevede di far largo uso di campioni o di clip audio), dotato di un disco SSD come disco di sistema, più un hard-disk comunque non lento come disco dati.

La DAW software andrà scelta dopo un accurato raffronto delle proprie esigenze con le specifiche proposte dalle diverse case: se si pensa di lavorare principalmente con parti audio e loop da sincronizzare tra loro in un’opera di “assemblaggio” musicale a partire da materiali sonori preesistenti, è pressoché obbligatorio rivolgersi ad Ableton Live e al suo sfidante diretto Bitwig Studio. Se invece si punta a un modello di registrazione più tradizionale e simile a quello tipico del vecchio recorder a nastro, ma senza per questo sacrificare tutte le possibilità dell’editing non lineare permesso dal computer, meglio andare sulle DAW più tradizionali come Apple Logic X, Cakewalk Sonar, MOTU Digital Performer, PreSonus Studio One, Steinberg Cubase, solo per citare le più diffuse.

È bene precisare che nessuno di questi programmi è aprioristicamente “meglio” dei suoi concorrenti: abbiamo solo DAW più o meno vicine alle nostre esigenze, al nostro modello mentale di registrazione audio. Per questo è importante provare più di una soluzione prima di prendere una decisione: la scelta di una DAW è quanto di più condizionante nella vita di un musicista perché ne imposta per molti anni il modo di lavorare. Per questo val la pena di prendersi tutto il tempo che serve per comprendere le diverse alternative.

Cominciate dunque a scaricarvi le versioni demo delle due-tre DAW che vi ispirano di più. Ma non tutte insieme, bensì una alla volta: dedicate a ciascuna DAW almeno due settimane per comprenderne bene il workflow, la logica, l’interfaccia, le dotazioni in bundle. Probabilmente per iniziare non vi servirà la versione “full” o “pro” che dir si voglia, ma potrebbero bastarvi versioni intermedie purché non troppo limitate nel numero di trace gestibili e non troppo “tagliate” in termini di funzioni. Non dimenticate dunque di guardare quei diagrammi denominati “comparison chart” che i costruttori realizzano proprio per mettere a confronto le dotazioni delle varie versioni di una DAW.

Nel fare la vostra scelta tenete conto inoltre dei plug-in in dotazione: in alcuni casi si tratta di un corredo puramente simbolico, mentre in altri i plug-in forniti sono “ottimi e abbondanti”, per dirla in gergo militare, e vi consentiranno di iniziare a produrre fin da subito e senza ulteriori costi. Non c’è nulla di male nel sfruttare i plug-in forniti in dotazione di una DAW, che spesso ormai non hanno nulla da invidiare ai prodotti stand-alone più tradizionali. Finito l’esame di una DAW passerete a quella successiva, con lo stesso metodo.

Alla fine del “giro”, sarete in grado di capire come si lavora con ciascuno di questi “registratori” e di scegliere quello con cui istintivamente vi troverete meglio. Sappiamo che avreste preferito frasi assolutistiche tipo “Ableton Live è il migliore” o “Cubase suona meglio di tutti”, ma purtroppo nel panorama delle DAW di oggi non è davvero possibile fare affermazioni così lapidarie. Ci fermiamo qui, per riprendere nella propria puntata con la scelta dell’interfaccia audio.

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

2 Commenti

  1. Ciao Giulio, hai dimenticato Avid ProTools tra le DAW di riferimento. Ne hai citate alcune, tra l’altro, che obiettivamente sono molto poco usate e diffuse.
    Essendo PT la piattaforma più utilizzata in ambito professionale, ovvero nelle sale di registrazione, a cosa è dovuta la sua mancata citazione?

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