Presentazione del nuovo disco di Adelmo Fornaciari… per i più “Zucchero”

zucchero
Foto di Meeno

Siamo alla presentazione dell’album di Zucchero nella splendida cornice di Palazzo Clerici, nel centro della Milano più aristocratica, alle spalle del Teatro alla Scala. Il disco è realizzato in versione italiana e internazionale. Nell’internazionale è presente “Turn the world down” con il testo scritto da Elvis Costello e la collaborazione del chitarrista rock giapponese Tomoyasu Hotei. Si inizia con l’ascolto integrale del disco italiano e si parte ovviamente con il primo brano: Black Cat.

Mentre l’ascolto procede mi prende un piacevole senso di déjà vu. Black Cat ha l’incedere di un buon brano di Zucchero, di quelli dei suoi dischi migliori, ma è procedendo poi nel l’ascolto che la sensazione diventa sempre più concreta. Sarà certamente grazie alla produzione di T Bone Burnett, Brendan O’Brien e Don Was, che conoscendo Zucchero avranno fatto esattamente quello che lui voleva, ma questo disco suona massiccio come un pugno nello stomaco. Se la sensazione data dal video di Black Cat è quello di atmosfere di “tarantiniana” memoria cucinate in salsa casereccia (e non è inteso affatto in senso negativo), il disco suona tutto come una bottiglia di quello buono, con il giusto contorno di Parmigiano e stuzzichini gustosi e di ogni genere. Una tavola imbandita lussureggiante di sapori, colori e profumi. La chitarra di Mark Knopfler e i testi di Bono (in S.O.S Streets of Surrender, dedicata alla tragedia del Bataclan) aggiungono la classica ciliegina a un disco che suona rovente e ruspante come da tempo ci aspettavamo da Adelmo. E di certo due batteristi aiutano!

Di sicuro, sentiti i preamboli e i progetti di Zucchero, il tour live, con le prime 10 date all’Arena di Verona e date in tutta Europa e, per la prima volta in Giappone, sarà tra i più infuocati del panorama musicale italiano e internazionale. Un live vivamente consigliato ai più giovani. E, proprio parlando di live, abbiamo chiesto a Zucchero di raccontarci qualche aneddoto sul suo concerto all’Avana, la Session Cubana, che vi riportiamo qui, in attesa di farvi leggere l’intervista integrale, pubblicata sul numero di Strumenti Musicali in edicola a giorni. La domanda era: “Ben prima dei Rolling Stones, hai suonato all’Avana mentre era ancora sotto embargo. Che problemi pratici vi ha creato la situazione cubana, in quell’occasione?”

«Per una settimana abbiamo chiesto di poter avere un gabinetto dietro al palco. Si sono dannati per rimediare un gabinetto chimico, ma non c’è stato modo, così, alla fine, hanno scavato una buca, hanno montato una tettoia e quattro pareti di lamiera ondulata e così abbiamo avuto il gabinetto. Una cosa simile è successa per il generatore, perché dove si è tenuto il concerto non c’era luce elettrica. Alcuni giorni prima della data del concerto, ma forse solo un paio di giorni prima, ci avvisano che il generatore non ci sarebbe stato, perché ce n’è uno solo in tutta l’isola che però era impegnato a Santiago, nel sud di Cuba, a causa di un blackout. Così siamo diventati matti a cercarne uno disponibile e, per fortuna, ne abbiamo trovato uno in Messico che è arrivato la sera prima del concerto. Con il rischio di far saltare il concerto, con tutto il lavoro che avevamo fatto».

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