Parla Luca Tacconi, produttore dell’ultimo album dei Polar For The Masses

I Polar For The Masses hanno festeggiato i loro dieci anni di attività con l’album “Fuori”, un lavoro meno spigoloso rispetto ai precedenti con all’interno alcuni brani dal sapore più intimista. L’album è stato prodotto negli studi Sotto il Mare Recording di Luca Tacconi, che ha ospitato moltissime produzioni discografiche, tra cui le registrazioni della recente pubblicazione di Elisa. La dotazione tecnica dello studio e la cura con la quale è stato affrontato il progetto di “Fuori” sono lo specchio del modo di concepire il processo di produzione da parte di Luca, che in un’intervista a Backstage ha raccontato il suo approccio al lavoro.

«Uno dei progetti più recenti che ho seguito in prima persona in tutte le sue fasi è l’album “Fuori” del trio vicentino Polar For The Masses. Non è stato il primo disco realizzato insieme a loro ma si differenzia dai precedenti per una ricerca sonora più elaborata, che si discosta un po’ dalla ruvidezza punk delle altre produzioni della band. Sicuramente rappresenta molto bene il mio approccio alla registrazione. Di comune accordo abbiamo deciso di registrare tutto il disco su nastro per avere da subito un suono che andasse nella direzione prestabilita. La registrazione è avvenuta in presa diretta con tutti gli elementi della band, anche se successivamente abbiamo realizzato alcune sovraincisioni, soprattutto per le parti di chitarre. Per ogni strumento, compresa la voce, ho registrato anche delle tracce di room sia mono che stereofoniche, perché sono molto legato all’impiego di ambienti naturali nel mix. Successivamente ho impiegato una tecnica per ottenere un effetto di maggiore spazialità, che consiste nel ritardare di qualche millisecondo questi segnali, creando una sorta di ulteriore pre-delay sulla riverberazione. Uno degli elementi probabilmente più caratteristici del progetto è il suono del basso distorto; è stato ottenuto microfonando due amplificatori per basso e due Fender Twin Reverb per chitarra, questi ultimi impiegati essenzialmente per il loro contenuto di medio-alta frequenza e successivamente aperti in mix agli estremi dell’immagine stereofonica. L’obiettivo, seguendo le richieste della band, era di ottenere un suono solido al centro ma al tempo stesso avvolgente e pieno. Anche le chitarre sono state ottenute miscelando il suono di diverse riprese microfoniche, sempre facendo molta attenzione ai rapporti di fase tra i segnali. Per la voce la scelta è ricaduta su uno Shure SM7, abbinato alla capsula a carbone ricavata da un vecchio telefono americano per caratterizzare il timbro in modo particolare. Questa stessa soluzione è stata adottata anche nella ripresa degli amplificatori delle chitarre. È stata una scelta di sperimentazione che ha dato degli ottimi risultati in fase di mix. Al termine delle registrazioni avevamo in mano un risultato già molto vicino agli obiettivi che ci eravamo posti inizialmente e il lavoro di mix si è così rivelato più semplice e lineare. Ci siamo potuti concentrare su un balance generale da dare al progetto, dedicando attenzione al sound che si voleva ottenere da ciascuno strumento. È questo l’approccio che maggiormente si avvicina alla mia idea di produzione. Il disco è stato infine masterizzato da Giovanni Versari presso il suo studio La Maestà».

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