Paola Zadra – La formazione di una bassista

Paola Zadra
PH Marco Grasselli

Imparare da piccoli a distinguere il suono di un particolare strumento e cercarlo in ogni brano, è uno dei primi “sintomi” dell’amore che accompagnerà un musicista nel suo percorso. Da bambina Paola Zadra cercava le note del basso, le isolava dal resto e le faceva sue. L’amore per l’ascolto e il bisogno di servirsi delle note per imparare, senza preconcetti o senza soffermarsi su un genere o una preferenza: questa è la formula che l’ha portata a fare della musica il suo mestiere.

Nella formazione di un musicista studio e talento sono fondamentali, ma per molti “l’imprinting” avviene durante l’infanzia, per mezzo dell’educazione all’ascolto. Quando si cresce in una casa in cui ogni genere di musica è amato, se esiste un’attitudine naturale il passo successivo è quasi sempre il bisogno di imparare. È quello che è successo a Paola, giovane bassista bresciana: «In casa mia si ascoltava molta musica e una cosa che ricordo è che il volume era sempre alto. Dagli anni dell’infanzia ho sempre cercato le note del basso in ogni canzone, forse perché era il suono che tra tutti mi colpiva di più. Inizialmente i miei genitori provarono a farmi studiare chitarra, ma non era ciò che volevo e il passaggio al basso, un loro regalo con tanto di amplificatore, è stato quasi naturale».

Come ogni musicista, Paola ha avuto e ha tuttora dei punti di riferimento che hanno contribuito, sia come ispirazione che a livello pratico, alla sua formazione. Dopo due anni di lezioni private è approdata al Centro Professione Musica di Milano e da lì è iniziato il percorso che l’ha portata ad appassionarsi sempre di più a questo strumento e in seguito a pensare che la passione poteva diventare un lavoro vero e proprio: «Peter Gabriel è uno degli artisti con cui sono cresciuta, quindi il mio primo punto di riferimento è stato Tony Levin, ma in questo momento sto ascoltando Nathan East e Pino Paladino perché si avvicinano molto al mio gusto musicale. Gli artisti ai quali fino a oggi mi sono ispirata e ho cercato di “rubare” qualche segreto sono parecchi e non è solo di bassisti che parlo. Se si vuole studiare seriamente la musica, è fondamentale cercare di conoscerla tutta, persino le cose che a un primo ascolto non entusiasmano o il cui gradimento non è immediato. Per una formazione completa è importante non fossilizzarsi su un solo genere o un solo cantante, tanto lo stile al quale ci sentiamo più vicini è una questione quasi istintiva e verrà fuori suonando, con il tempo».

Quella di Paola è stata un’educazione all’ascolto supportata da un percorso di studi: grazie a Dino D’Autorio ha ricevuto basi solide, che ha successivamente sviluppato insieme a Paolo Costa e a Lorenzo Poli, ai quali è molto legata, sia umanamente che musicalmente. Il suo percorso però ha trovato la massima forma d’espressione nell’esecuzione live, in contesti di vario tipo: «Le mie prime esperienze live sono state con cover band e in seguito sono iniziate le collaborazioni con artisti della televisione come Moreno Morello, Gianni Fantoni e Ugo Conti. Anche la televisione ha fatto e fa tuttora parte del mio background, infatti dal 2012 sono nella band delle clip di The Voice e molte collaborazioni con artisti sono diventate esperienze di studio e mi hanno dato modo di suonare con alcuni tra i più grandi musicisti del panorama italiano».

Il 2012 ha visto anche il suo ingresso nella formazione Rock Machine insieme ad Alberto Pavesi, Paolo Zanetti, Francesco Luppi, Marco Grasselli, e Umberto Dadà, formazione dalla quale ha preso il via anche il progetto Rock Machine Featuring, nell’ambito del quale Paola suona con Luca Colombo, Cesareo, Stef Burns, Andrea Fornili, Max Cottafavi, Phil Palmer e altri ospiti: «È stato in seguito a uno di questi concerti che mi è stata offerta una grande opportunità, seguire Stef Burns per il suo progetto solista, la Stef Burns League, a fianco di Juan Van Emmerloot alla batteria e Vince Pastano alla chitarra. Abbiamo proposto brani sia dall’ultimo disco, Roots & Wings, che dai dischi precedenti e alcune cover. Un repertorio in stile rock! Abbiamo suonato insieme nel 2014, nel 2015 e anche quest’anno».

L’hanno scorso ha partecipato, inoltre, al Pop-Hoolista Tour di Fedez al quale Paola ha partecipato: «Sono occasioni uniche che mi danno modo di esibirmi gomito a gomito con grandi musicisti. Sono risultati ai quali sono arrivata con un impegno costante e tantissima voglia di imparare. Sono convinta che, così come ogni genere musicale e ogni tipo di brano ascoltato possano offrire spunti di riflessione e divenire una buona base per il proprio perfezionamento, allo stesso modo ogni esperienza fatta è parte integrante di ciò che diventeremo. Negli ultimi anni, avendo lavorato nell’ambito dei talent e avendo avuto a che fare con molti artisti emergenti, sia in studio di registrazione che in situazioni live, mi sono resa conto che in molti casi la tentazione di sentirsi arrivati al primo traguardo è forte, soprattutto perché si tratta di ragazzi molto giovani. Il consiglio che vorrei dare è quello di non considerare mai un traguardo come un vero e proprio punto di arrivo, ma di sfruttare al meglio la visibilità offerta e l’opportunità di lavorare con grandi professionisti, studiando e perfezionandosi di giorno in giorno. Il bisogno di mettersi alla prova, secondo me, è la vera spinta per poter raggiungere i propri obiettivi».

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