Ritorno alle origini

[quote_box_center]Era il 1969, e nei dintorni di Bethel, una cittadina dello stato di New York, stava avendo luogo quello che sarebbe passato alla storia come il più grande concerto di tutti i tempi, durante il quale si sarebbero esibiti alcuni tra i più prestigiosi esponenti del panorama rock  dell’epoca. Joni Mitchell non era tra questi, eppure la sua rilettura del festival attraverso il brano Woodstock fu talmente realistica e appassionata da essere riproposta successivamente da Crosby, Stills, Nash & Young e resa parte della colonna sonora dell’omonimo documentario del 1970.[/quote_box_center]

— Francesca Gaudenzi

Ph Bruno Ruggiero
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]“L[/su_dropcap]a decisione di interpretare questo pezzo porta con sé ben più di una motivazione: in primo luogo c’è l’amore sconfinato che da sempre nutro per Joni Mitchell e per il suo essere un’artista a trecentosessanta gradi e in secondo luogo c’è stato il voler fare mio il concetto di ritorno alle origini, al Giardino, termine da interpretare nel più metaforico dei modi, perché per Joni Mitchell il giardino è lo stesso Eden, un luogo da cui tutti veniamo e al quale tutti vorremmo tornare per ritrovare la vera essenza di noi stessi.” Sarebbe riduttivo chiamarla cantante e altrettanto riduttivo definirla insegnante o interprete. Paola Folli ha ricevuto il dono di una voce unica, ma dalla sua ha anche il talento di saperla modellare, come fosse creta nelle mani di uno scultore, talento che l’ha portata a rivestire, negli anni, diversi ruoli che fanno tutt’ora parte del suo lavoro. Paola ha all’attivo collaborazioni con molti artisti italiani di successo, tra cui Renato Zero, Ron, Adriano Celentano e da qualche anno è parte integrante dei live di Elio e le Storie Tese.
Cantante, dunque, ma anche doppiatrice, insegnante e vocal coach per il talent show X Factor: “Ricoprire il ruolo di vocal coach in una dimensione come quella di un talent è un’esperienza che senza dubbio ti segna ed è qualcosa di estremamente diverso dall’insegnare. Ciò che i ragazzi vivono, in quei tre mesi, isolati dal mondo e soprattutto dalle loro famiglie, è ciò che un artista vivrebbe, di norma, nella fase iniziale di una carriera: di colpo è necessario rapportarsi col mondo della televisione con gli onori e gli oneri che esso comporta, le sedute con truccatori e costumisti, i servizi fotografici, l’approccio ad arti differenti, come quella della danza, e soprattutto il confronto con il pubblico. Ciò che cerco di insegnare a questi ragazzi è come trovare una propria strada e un proprio timbro e non cullarsi mai e poi mai nell’illusione che questo sia un punto d’arrivo. La strada è lunga, contorta e ci vuole poco a perdersi.“
La cosa fondamentale, dunque, è non lasciarsi catturare dalla favola della notorietà, perché si tratta di una luce che può spegnersi in fretta e investire ogni attimo della propria esistenza al fine di migliorarsi, mettersi in gioco e, perché no, anche in discussione. “Una delle persone a cui sono rimasta maggiormente legata è Davide Merlini, tra gli under nell’edizione di due anni fa. Quest’anno l’ho ritrovato su un palco nel ruolo di Romeo per il musical Romeo e Giulietta e, dopo averlo conosciuto quand’era ancora un ragazzino, vederlo cantare, ballare e recitare nei panni del protagonista è stata un’emozione grande che mi ha riempita d’orgoglio. Ecco, Davide è l’esempio di ciò che ogni ragazzo che si rapporta con la dimensione dei talent, dovrebbe fare. Esplorare arti che magari credeva non competergli e fare il possibile per metterle in pratica. Ci vuole umiltà, è questa la parola d’ordine per raggiungere il proprio scopo. Il successo raggiunto in un attimo è labile, non ha mai gratificato nessuno sulla lunga distanza.” La figura del vocal coach è importante, perché letteralmente un coach è colui che traina, che tira fuori il meglio dall’anima e dalla volontà di chi gli sta di fronte e gli si affida e molto spesso capita che il rapporto che si instaura divenga un do ut des che finisce per arricchire lo stesso vocal coach. Nel caso specifico della nostra protagonista, la scelta di rimettersi in gioco con un nuovo lavoro da solista, è stata determinata anche da quest’esperienza.
Paola non è nuova al mondo dell’autoproduzione musicale. Nel 1998 ha partecipato al festival di Sanremo con il brano Ascoltami che ha poi dato il titolo al suo primo album, uscito nello stesso anno. Il nuovo album potrà anche vantare una serie di “collaboratori” di tutto riguardo, tra i quali ricordiamo Claudio Bisio, Francesca Touré, i membri del gruppo Elio e le Storie Tese, Vittorio Cosma, Fabio Treves, Bebo Ferra, Fabrizio Bernasconi, Michael Rosen, e molti altri, oltre a Francesco Rapaccioli e Carlo Palmas, produttori del progetto.
“Per un po’ di tempo mi ero fermata, poi ho pensato che era arrivato il momento di rimettermi in gioco e tra le motivazioni principali ha avuto un ruolo importante la risposta del pubblico negli ultimi anni, ci vogliamo bene e sul palco si stabilisce un legame solido tra noi, me ne accorgo a ogni concerto. Altro ruolo fondamentale lo ha giocato la collaborazione con Elio e le Storie Tese e lo scoprire che è possibile fare musica divertendosi. È stato importante anche il calore dei ragazzi che hanno lavorato con me a X Factor, perché mi hanno contagiata con l’entusiasmo e mi hanno fatto scoprire tanta nuova musica che non conoscevo. Ma l’aspetto più importante, come ho già detto, è stata l’influenza di ciò che Joni Mitchell ha raccontato nel brano Woodstock. Il ritorno alle origini, la volontà di cercare i colori e la serena consapevolezza di ciò che sono e qual è la direzione in cui voglio muovermi sono stati la benzina e il vero filo conduttore delle mie canzoni.”

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