Novità e creatività

pippo panenero
Pippo Panenero

Un tempo per poter “giocare” (dall’inglese “to play” o dal francese “jouer”) con un sintetizzatore modulare bisognava essere milionari (in lire). Poi venne il tempo degli eurorack e la sintesi modulare divenne accessibile ai più. Costruirsi un sintetizzatore modulare, in questo formato, non era più un’impresa economicamente impossibile e moltissimi musicisti hanno così iniziato a riempire i propri rack di moduli di ogni genere. Nel frattempo il synth inteso come “tastiera” era diventato digitale e sembrava proprio avesse imboccato quella strada in maniera definitiva: da una parte il modulare analogico, in formato eurorack per i più, dall’altra parte la sintesi digitale ormai arsenale consolidato della maggior parte dei synth prodotti industrialmente. Solo Dave Smith e pochissimi marchi boutique continuavano imperterriti a sfornare macchine analogiche. Poi è successo qualcosa anche nella produzione industriale, intravisto all’inizio grazie all’avvento del Korg MS20 Mini e dell’Arturia MiniBrute, che ha lasciato presagire una novità o, meglio ancora, un ritorno. Accanto a una produzione di moduli eurorack sempre più vasta ed eterogenea, spinta da un continuo fiorire di marchi e di strumenti, a volte criptici nei loro obiettivi timbrici e sonori, sono ritornati prepotentemente di moda i synth analogici. Ed ecco che, ai sopracitati strumenti, si sono affiancati nel tempo Akai Timbre Wolf e Arp Odissey, Arturia Matrix e Korg Minilogue, Moog Sub 37 e Sequential OB-6 (che ha visto l’inedita collaborazione di Dave Smith con il suo rivale di un tempo, Tom Oberheim, trasformare il recentissimo Prophet 6 in qualcosa di inatteso). Questo solo per citare i marchi più importanti.
Nel frattempo non si è fermata l’avanzata dei nuovi strumenti digitali, con Roland, Yamaha e Korg in primissima linea e così anche quella dei controller.
Qui si spazia dal nuovo NI Kontrol S88, che porta la tastiera pesata nel mondo di Native Instruments, al Kadabra, dalla Keith McMillen K-Board Pro 4 alla Keith McMillen QuNexus, dalla Roli Seaboard al nuovo Push 2 di Ableton. Poi, parlando ancora di novità, non si può non menzionare il nuovo Zoom ARQ. Uno strumento originale che miscela synth, drum machine, sequencer, looper e un inedito controller Bluetooth ad anello, che nasconde al suo interno una matrice di 96 pad e un accelerometro che permette di controllare, con il movimento della mano, tutta una serie di parametri.
Dopo il LinnStrument un nuovo modo di suonare si sta consolidando. A questo punto urge una riflessione: con tutti gli strumenti oggi a disposizione del musicista (e non abbiamo menzionato le decine e decine di novità comparse ultimamente in ambito virtual instrument) è possibile sperare in un futuro non troppo remoto di ascoltare anche in Italia, per esempio in una classica kermesse come il Festival di Sanremo, qualcosa di nuovo e originale?
Oppure “canzone italiana” deve continuare ad essere sinonimo, sempre e soltanto, di canzone banale? Una volta tutti questi strumenti non esistevano, eppure esistevano musicisti e artisti che banali di certo non erano e banali non erano nemmeno le loro creazioni.
Speriamo che la creatività profusa, di questi tempi, nel comparto strumentale si rifletta presto in creatività artistica e musicale. Potremmo vederne di belle!

 

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