Niccolò Fabi dal vivo – Report del concerto

niccolò fabi
Foto di Riccardo Pinna

L’arpeggio di una Gibson acustica va subito dritto al cuore, con la sua sonorità calda e morbida che pervade l’ambiente ed evoca emozioni. Così ha inizio il live di Niccolò Fabi, cantautore evoluto e raffinato per liricità e melodia, che dal 18 maggio è impegnato nel tour che porta il titolo del suo più ispirato album: “Una somma di piccole cose”.

E proprio come una somma di perle regalate al pubblico, a una a una, l’artista propone le prime sei tracce del disco in un crescendo di intensità, senza un saluto o una parola rivolta agli spettatori. La suggestione non va interrotta.

Del resto quest’ultimo disco è un’opera intima e struggente, composta, registrata e suonata interamente nella casa di campagna del cantautore ed è proprio la natura di questo lavoro, di questo isolamento ascetico che Fabi ha scelto di sperimentare, a dettare le dinamiche del concerto e tutte le scelte artistiche e musicali. Innazi tutto il palco, semplice, minimal si direbbe all’inglese, volutamente tradizionale, con la sua scenografia essenziale e materica (un grande telo bianco microforato e drappeggiato che prende una forma tridimensionale grazie al gioco di luci e che richiama l’ambiente bucolico nel quale il disco ha preso forma), i wedge-monitor Martin LE12J, i tanti microfoni e cavi come si usava nell’era pre-wireless. Batteria, due tastiere e tantissime chitarre in stage. «La scelta di porre quasi tutti gli strumenti sul palco contribuisce a ricreare quell’atmosfera domestica, familiare, una piccola casa sul palco, che Niccolò voleva per il suo concerto – spiegano Andrea Perez e Paul Beltrando, back liner storici dei tour del cantautore -. La particolarità, quindi, è che dobbiamo entrare diverse volte in scena per prelevare alcuni strumenti e mantenerne l’accordatura costante. Niccolò utilizza una Gibson acustica, una Maton con le corde di nylon (in Filosofia agricola), un dulcimer (in Giovanni sulla terra), una Martin e una chitarra resofonica Gibson (in Sedici modi di dire verde)».

In uno spazio che sa di ambiente domestico, l’artista e la sua band si propongono in versione prettamente acustica, ricreando i suoni e le atmosfere essenziali del disco. È questa la caratteristica: il concerto, almeno nella prima parte, lavora di sottrazione, pur mantenendo alto il livello della tecnologia: echi, synth, steelbar e dobro completano un’esperienza d’ascolto cantautorale, senza tradire il senso di una performance non elettronica.

Dopo una “Somma di piccole cose”, title-track del disco, è la volta di “Ha perso la città” con la quale dalla profondità emotiva Fabi passa alle tematiche sociali, alla vita deviata e spersonalizzata dei centri urbani. È poi la volta di “Facciamo finta”, di “Filosofia agricola” e “Non vale più”, in un alternarsi di temi che sondano i sentimenti privati e il senso della vita, per poi sfociare in una commovente interpretazione di “Una mano sugli occhi”, riflessione sull’amore maturo che Fabi esegue da solo al piano.

C’è voglia di emozione tra il pubblico, ipnotizzato dalla musica e dalle suggestioni date dall’uso sapiente dei colori, della luce e del controluce: «Niccolò non voleva le soluzioni classiche da teatro, dove l’occhio di bue punta l’artista e lascia la band al buio – racconta Fabrizio Valinotti, Lighting designer – l’effetto del controluce mette in risalto le sagome dei musicisti e degli strumenti regalando un’atmosfera intima, viscerale».

Ma dalla commozione si passa presto agli omaggi al pubblico, al saluto, ai brani cari ai fan, agli arrangiamenti più ricercati e originali, nei quali l’artista insieme ai musicisti Alberto Bianco e Matteo Giai, tutti polistrumentisti, si alternano alle tastiere, chitarre, basso e percussioni, mentre Filippo Cornaglia (batteria) e Damir Nefat (chitarra elettrica) mostrano tutto il loro talento musicale in brani come Ostinatamente, Ecco, Oriente e Vento d’estate.
Il pubblico esulta, canta, balla, passando dalla profondità dei sentimenti alla spensieratezza e dando corpo a quelle contraddizioni dell’animo umano tanto presenti nella poetica e nella musica di Fabi.

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