— Riccardo Gerbi

[quote_box_center]Uno strumento “All in One”, per snellire il workflow nell’impiego della vostra DAW preferita e scordarvi mouse e tastiera del computer: l’interazione totale?[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 1284,1285,1283,1282,1280,1281″ link=”lightbox” title=”yes”] [su_dropcap size=”5″]N[/su_dropcap]ektar è una giovane realtà americana specializzata nella realizzazione di controller MIDI, e la serie Panorama è la punta di diamante del suo attuale catalogo. Il primo modello (Panorama P4) è comparso sul mercato nel 2012, e rispetto ai concorrenti presentava alcune singolarità quali l’architettura, basata su un collegamento bidirezionale con la DAW, sul modello previsto in raffinate superfici di controllo dedicate al mixing, come l’Euphonix MC Control o le Mackie MCU.
Grazie a questo tipo di comunicazione Nektar si è spinta oltre, inserendo nella Panorama non solo un congruo set di controlli fisici, ma anche una sezione channel strip a supporto del mix e protocolli di comunicazione per gestire una serie di comandi tipici di mouse e tastiera sul pannello di controllo dello strumento. La Panorama P4 forniva inizialmente un’interazione mirata con Propellehead Reason, in seguito sono comparsi altri due modelli – tra cui la P6 oggetto del nostro test e il modulo P1 – più una serie di pacchetti di istruzioni per altre DAW in ambiti PC e Mac, tra cui Cubase, Nuendo, Bitwig Studio, Logic Pro X, Reaper e Main Stage. La Panorama P6 è rivestita da uno chassis in materiale plastico nei colori bianco per la superficie e nero per il pannello comandi (entrambi lucidi), con il feltro rosso della tastiera e la retroilluminazione di Pitch Bend e Modulation Wheel a far da contrasto cromatico. Il pannello al centro dello strumento si inclina a formare due livelli, e la tastiera a 61 tasti semipesati non è inserita nel telaio, ma rimane elegantemente in rilievo. Sul livello inferiore a sinistra della tastiera, oltre alle due rotelle per Pitch Bend e Modulation, troviamo due coppie di switch multifunzione PB e Octave; nella parte alta è posta la sezione Channel Strip, che comprende un fader Alps motorizzato da 100 millimetri e tre switch per Mute, Solo e per l’impiego in lettura/scrittura nell’uso con la DAW. L’alimentazione del fader Alps è garantita da una porta in formato USB Micro-B posta nel pannello posteriore; nell’uso come controller MIDI generico, il cursore non è motorizzato e di default trasmette una serie di parametri nel formato General MIDI 2. Sopra la tastiera troviamo una sezione composta da nove fader da 45 millimetri, otto potenziometri e altrettanti switch retroilluminati, quattro pulsanti per selezionare le modalità operative, il display TFT a colori affiancato da un Data Encoder e cinque switch per la navigazione, la sezione F-Keys, infine sulla destra un set di otto potenziometri, i comandi trasporto e 12 pad sensibili alla Velocity. Nel pannello posteriore, oltre alla porta USB Micro già descritta, troviamo il pulsante di accensione, una porta MIDI Out, due prese per collegare dei pedali Sustain e di espressione, l’interfaccia USB e infine una presa Kensington. La Panorama P6 fornisce quattro modalità operative (Mixer, Instrument, Transport e Internal), con le prime tre strettamente correlate all’impiego con la DAW, mentre la terza è dedicata alla gestione di strumenti interni/esterni generici, e disponibile in qualsiasi condizione di uso. Alcuni set di controlli della Panorama P6 dispongono di locazioni di memoria dedicate: le mappature relative ai 12 pad, alla tastiera e ai sei switch F-Keys sono selezionabili singolarmente, e organizzabili in una locazione Preset, che comprende inoltre le impostazioni della Channel Strip, dei potenziometri, degli switch e i nove fader. Una Keyboard Map della Panorama P6 fornisce quattro zone impostabili in split/layer, e parametri definibili in ciascuna per Program Change, Pitch Bend, Modulation, Aftertouch, l’attivazione dei pedali, l’ottava e il Transpose. L’editing dei pad prevede impostazioni per Transpose, l’ottava, funzioni Learn e Scale per triggerare degli accordi; tra le regolazioni della dinamica sui pad, non manca il Velocity Spread, per creare dei crescendo/diminuendo. Nell’editing del modo Internal, segnaliamo la possibilità di invertire la corsa dei fader e impostarne la trasmissione degli eventi anche in formato esadecimale; inoltre – attraverso la funzione Macro – possiamo assegnare messaggi nel formato Qwerty o ASCII agli otto switch associati ai fader, ai sei pulsanti sotto il display, agli F-Keys, ai comandi trasporto e ai 12 pad. La pressione contemporanea degli switch Octave consente l’accesso al menu Global, che racchiude impostazioni generali per l’ottava, il Transpose, il MIDI Common Channel, il Program Change, Bank LSB/MSB, le regolazioni della Velocity per la tastiera e la risposta di fader e potenziometri. Il MIDI Out della Panorama P6 è impostabile anche come MIDI Thru, tramite la modalità Pedal Jack Source.

Il test

Una premessa: aprire un account e registrare la Panorama P6 sul sito internet di Nektar (www.nektartech.com) è indispensabile per avere accesso al menu di supporto e scaricare i pacchetti di istruzioni (o gli aggiornamenti) per la vostra DAW. L’imballo piuttosto spartano non rende giustizia alla qualità costruttiva di questo strumento, perché la Panorama P6 è elegante e ben fatta: il rivestimento a buccia di arancia del guscio inferiore semplifica la presa in caso di trasporto, e per la pulizia del delicato pannello superiore lucido, Nektar fornisce tra gli accessori a corredo un pratico panno. Il display e la retroilluminazione adottata per gli switch di questo controller meritano un plauso, perché lo schermo è ben visibile da qualsiasi angolazione mantenendo il contrasto di default, mentre i pulsanti sono facilmente identificabili anche in condizioni di scarsa luminosità: ben fatto. I fader al tocco soffrono di un piccolo scostamento laterale, ma sono precisi e soprattutto fluidi nella corsa; rimarchevole la modalità Toggle/Mute, per regolare i cursori a piacere escludendo momentaneamente la trasmissione degli eventi. Rimaniamo perplessi sulla scelta di Nektar di invertire in senso antiorario la navigazione tramite i cursori sul display e l’Encoder, e ci auguriamo che in una prossima release del firmware si possa rivedere questa scelta. Collegando anche la seconda porta in formato Micro USB, il fader motorizzato esegue immediatamente la procedura di calibrazione: la channel strip lavora veramente bene, e grazie alle opzioni del modo Internal è una mano tesa anche per chi impiega una DAW per programmare anche Style o file MIDI da esportare verso il mondo esterno. La meccanica della Panorama P6 è davvero buona in termini di action, all’altezza di alcuni blasonati concorrenti sulla stessa fascia di prezzo: ci piace la piccola consistenza in più fornita dalla semipesatura del tasto, che consente un buon controllo anche suonando timbriche di pianoforte; l’unico neo rilevato riguarda una certa rumorosità al rilascio dei tasti. Le Panorama P6 dispone di comode scorciatoie sul pannello per accedere immediatamente ai menu Keyboard Map e Global, oppure azzerare la trasmissione/ricezione con il Panic in condizioni di emergenza: piccoli tool validi anche per un impiego live del controller. Cosa non ci piace del set di controlli? Per mantenere lo chassis compatto, Nektar ha scelto di fornire solo 12 pad, una scelta che comporta qualche compromesso nel controllo di buona parte delle drum machine virtuali in commercio, dotate in genere di 16 celle. Per saggiare le possibilità di interazione della Panorama P6, grazie alla disponibilità del distributore Midimusic, per il test abbiamo ricevuto anche una copia della DAW tedesca Bitwig Studio. L’installazione del firmware e dei driver della Panorama P6 dura un paio di minuti e all’avvio della DAW, il passaggio dalla modalità operativa Internal a quella Mixer nel controller è il segnale che l’operazione è riuscita. Dopo un piccolo periodo di apprendistato, per acquisire familiarità con i controlli, gestire un progetto della DAW con la Panorama si è rivelato davvero piacevole: in Bitwig potete allestire tracce MIDI o audio, associando in queste ultime fino a otto mandate effetti, organizzare Clip, Scene e altre sezioni del software con pochi click, e grazie alla funzione Macro assegnare a un singolo controllo fisico la gestione dei parametri di ciascun menu. L’ottima interazione fornita per Bitwig la ritroviamo pressoché identica anche nel supporto previsto per Cubase (a partire dalla quinta versione), una DAW con cui chi scrive non è mai riuscito a trovare il giusto feeling, ma l’impiego come partner della Panorama P6 ne semplifica l’approccio: dovessimo migrare su un software Steinberg, questo controller sarebbe la nostra prima scelta. Il supporto in termini di virtual instrument e plugin è in costante aggiornamento: per Reason siamo arrivati a circa cento Rack Estension supportate, gli ultimi aggiornamenti per Cubase comprendono supporti per un nutrito parco di plugin, tra cui le suite di effetti SSL e UAD, ma anche istruzioni per gestire strumenti come la suite Komplete di Native Instrument Komplete, IK Multimedia Sampletank 3 o il clone di organo GSi VB3. Oltre al supporto completo per gli strumenti in bundle, in Bitwig abbiamo trovato una sorpresa come le prime istruzioni per gestire in remoto alcuni strumenti della Suite V Collection di Arturia: ben fatto! Il sito internet di Nektar fornisce driver e firmware per un’interazione essenziale con altre DAW, tra cui Cakewalk Sonar, Acid Pro, FL Pro, Ableton Live, MuLab, GarageBand o Studio One di Presonus; la semplicità di programmazione del modo Internal consente di organizzare altri controlli fisici e integrare in poco tempo quanto serve. I banchi di memoria dedicati per diverse sezioni del controller sono una mano tesa in quei casi dove, per esempio, impiegate Reason agganciato tramite Rewire alla DAW, e volete assegnare a ciascun software un preciso set di controlli fisici della Panorama P6. A nostro parere, le Macro sono il vero punto di forza di questo controller, perché possono rivelarsi strategiche anche per il tastierista sound designer, che ama stratificare una serie di timbriche e al contempo variarne l’andamento sonoro spostando un singolo controllo, magari automatizzando i movimenti eseguiti nella traccia della DAW. Le Macro sono un ottimo supporto anche per creare delle interazioni ex novo tra la Panorama P6 e altri software: se nel vostro studio vi dividete tra progetti audio e video, grazie alla possibilità di trasmettere file in formato QWERTY/ASCII, nel controller americano potete organizzare fino a otto comandi in una Macro, ottenendo delle mappature dedicate alla navigazione con altri software caricati nel vostro computer. Grazie al collegamento bidirezionale, l’editor per le Macro appare sul monitor del computer selezionando la funzione ad esso correlata sui controlli della Panorama P6: basta inserire nelle celle dell’editor i comandi preferiti del proprio software (anche tramite un semplice copia/incolla) e il gioco è fatto. In conclusione, il piccolo manuale a corredo con la Panorama P6 va considerato un semplice viatico per muovere i primi passi con lo strumento, mentre il sito internet di Nektar è ricco di informazioni costantemente aggiornate, riguardo alla configurazione per ogni DAW supportata: salvatelo nei preferiti del vostro browser se volete “spremere” al massimo il controller americano.

Conclusioni

Per chi è legato a un preciso modus operandi nel fare musica con il computer, migrare su un controller come la Nektar Panorama inizialmente può disorientare, ma i vantaggi in termini di fluidità del workflow dell’interazione tra la Panorama P6 e una DAW si percepiscono solo dopo qualche ora di impiego, andando ad analizzare la porzione di tempo spesa per svolgere le stesse operazioni impiegando mouse, tastiera o altre periferiche esterne. La Panorama P6 è un “work in progress” e Nektar aggiorna costantemente i contenuti in termini di istruzioni: questo aspetto è confortante in termini di longevità dell’investimento. Il peso contenuto e il raffinato Channel Strip sono due tasselli da considerare anche per chi vuole razionalizzare il proprio setup portatile, mantenendo uno strumento in grado di supportarlo in qualsiasi situazione, in studio e sul palco. I tempi cambiano e le nuove tecnologie forniscono altre metodologie di approccio con i nostri strumenti musicali: che sia giunta l’ora di cambiare le proprie abitudini?

Steinberg

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549,00 euro Iva compresa — Cubase Pro 8 versione full
99,99 euro Iva compresa — update da Cubase 7.5

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Strumenti Musicali n. 3 — Giugno 2015

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