NI è il costruttore che, più di chiunque altro, ha contribuito a definire il concetto di “Digital DJing” con l’ormai storico Traktor e con i controller a esso dedicati. Ora, con l’introduzione del formato Stems, NI sposta l’asticella più in alto, confermando di essere il presente e il futuro di questo settore.

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I controller S4 ed S2 di qualche anno fa avevano la tradizionale struttura “CDJ + mixer” che basicamente derivava dall’aver integrato in un software e nei suoi controller dedicati le funzionalità di un precedente ambiente di lavoro basato sulla metafora dei due deck e del relativo mixer per gestirli. Con l’apparire di altri controller come l’X1 e l’F1 fu tuttavia chiaro che tale metafora stava cominciando ad andare sempre più stretta a Native Instruments:
il software permetteva ormai funzioni inedite nel tradizionale mondo del DJing basato su vinili e CD. Chi scrive queste note ha da tempo adottato la definizione di “Digital DJing” proprio per mettere immediatamente in chiaro che il modo di suonare e, in fondo, la stessa musica che esce da questi sistemi digitali, stanno ormai su un altro piano rispetto all’operatività basata sui dischi, neri o argentati che siano. Del resto, se frequentate i club con un minimo di regolarità vi sarete senz’altro accorti che negli ultimi anni si stanno diffondendo sonorità, modalità esecutive, effetti che sono stati resi possibili solo dalle funzioni di Traktor e dei suoi controller. Insomma, Native Instruments ha vinto la sua sfida e ha creato un nuovo modo di “suonare” in discoteca. Vi è ancor oggi una compatta pattuglia di DJ old-school che dice che “questo non è suonare”, che il Sync ha ucciso ogni professionalità e che Traktor ha aperto le porte delle consolle anche agli incapaci. Beh, se è sicuramente vero che il sistema NI ha democratizzato l’attività del DJ e ha quindi spianato la strada anche a performer improvvisati, va però anche detto che nel tempo Traktor ha dato più innovazione e più stimolo alla musica da club di quante rinunce abbia richiesto ai clubber. Chi denigra questo sistema forse lo fa più per protezionismo della propria professione o incapacità di adeguarsi alla nuova tecnologia, che per motivi oggettivi. Chiarito questo aspetto, va evidenziato come Traktor abbia introdotto qualche anno fa un’ulteriore modalità di esecuzione rispetto a quella lineare tipica del mondo analogico: i Remix Deck hanno infatti dato la possibilità al DJ digitale di mettere in play fino a 16 campioni (loop o one-shot, non fa differenza) e di cominciare così a creare musica dal vivo, musica che non è incisa in nessuno dei dischi o file posseduti, ma che deriva dalla combinazione creativa di mattoni elementari predisposti preventivamente in studio. Recentemente Native Instruments ha rilanciato ancora con l’introduzione degli Stems: se l’espressione “stem” era finora familiare soprattutto ai remixer professionisti e ai mastering engineer, ora la possibilità di rimixare un brano facendo accedere al DJ quattro linee musicali indipendenti arriva nelle mani di tutti. I file appositamente preparati in questo formato contengono infatti quattro tracce stereo separate per ciascun brano in formato Stems (tipicamente ritmica, basso, voce, melodia) e consentono quindi un’attività di remixing al volo. Per poter far ciò occorre però un controller dedicato, ed ecco che qui entra in scena il nuovo Traktor Kontrol S5. Si tratta sostanzialmente di una versione “alleggerita” del top di gamma S8, che mantiene la capacità di gestire quattro deck, ma che tipicamente sarà dedicata a lavorare con due. Anche la connettività per sorgenti analogiche esterne è limitata rispetto all’S8 (qui c’è solo un ingresso Aux/Mic) e tutto ciò rende l’S5 il controller ideale per chi vuol mixare interamente In-The-Box (ITB). Ma andiamo con ordine: il nuovo S5 ha dimensioni paragonabili al vecchio S4 e si conferma un controller assai ben costruito, con i comandi delle dimensioni giuste e ben spaziati tra di loro. È grande abbastanza per lavorarci bene, ma ancora sufficientemente compatto per essere portato in giro senza problemi in una valigetta di dimensioni “umane”. Il peso di 3,7 kg rende S5 un arnese dal feeling molto solido e affidabile. Alle estremità sinistra e destra del pannello sono presenti i comandi per i deck, mentre al centro vi è la sezione mixer. Le due sezioni di trasporto sono ciascuna indirizzabili a una coppia di deck (A e C per la sezione di sinistra, B e D per quella di destra). Il mixer centrale comprende quindi comandi per i quattro canali A, B, C, D, più un quinto canale per il citato ingresso analogico Aux. Questa impostazione è confermata dall’ispezione del pannello posteriore, ove troviamo le uscite Main nel doppio formato pin RCA sbilanciato e XLR bilanciato, l’uscita Booth Out su jack e l’ingresso Aux nel doppio formato pin RCA per linea e jack per microfono. Si prosegue con lo slot per l’antifurto Kensington, la porta USB, la presa per l’alimentatore esterno e lo switch di accensione. Sul piccolo frontale vi è solo la porta per la cuffia, realizzata su due distinte prese con connettori jack da 1/4 e 1/8 di pollice. Guardiamo ora con attenzione ai dettagli, concentrandoci soprattutto sui deck che sono la parte più innovativa di S5. La presenza di un grande e luminosissimo display OLED, per ciascun deck fisico, è certamente la parte più immediatamente apparente e coinvolgente di questo controller. Un valore aggiunto non da poco, che permette di svolgere molte attività senza usare il computer. La touch-strip con barra di led integrata, posizionata sopra i comandi di trasporto, ne è la sua naturale controparte e rende tutto l’insieme perfettamente controllabile. Questo risultato arriva grazie anche al supporto di otto pulsanti attorno al display, alle due manopole Browse e Loop (con display locale per la dimensione del ciclo impostato), a otto pad retroilluminati RGB e a quattro pulsanti-funzione denominati Hotcue, Freeze, Remix e Flux. Il display cambia ovviamente funzione a seconda della situazione in cui ci si trova, e così fa anche la touch-strip. Con il deck fermo la touch-strip permette di esplorare la traccia muovendosi avanti e indietro rispetto ad essa. Mentre il deck è in play, il movimento del dito sopra la touch-strip modifica il pitch bend (con Sync off) o la fase (con Sync on). Sempre con deck in play, ma con il pulsante Shift premuto, la touch-strip diviene lo strumento per scratchare. Riguardo alle funzioni di browsing, S5 consente di esplorare piuttosto bene la propria libreria di brani e ordinarla per differenti tipi di tag usando i pulsanti posti ai lati del display OLED. A onor del vero il browsing è l’area in cui l’uso di tastiera e mouse del PC risultano ancora più veloci e potenti rispetto all’impiego esclusivo del controller, però va detto che una libreria ben taggata e ben organizzata si naviga bene anche direttamente da S5. Venendo all’operatività con gli Stems, la caratteristica più evidente di questo controller è l’assenza dei fader di livello delle loro quattro tracce, presenti invece in S8 ed F1. Tale omissione non è tuttavia casuale e in fondo nemmeno grave: essa contribuisce a rendere questo controller più economico e compatto di S8, e in pratica è quasi una non-rinuncia in quanto si è visto che la stragrande maggioranza dei DJ usa i fader degli Stems solo in modalità on/off, ovvero per far entrare e uscire le rispettive parti. Con i quattro pad RGB superiori di S5 si compie esattamente questa operazione, mettendo in mute o play ciascuno stem. Il controllo di volume di ciascuno stem è tuttavia comunque possibile, anche senza fader dedicati: si seleziona lo stem su cui si vuol intervenire con il pad RGB della riga inferiore e se ne regola il livello con la manopola Browse. Il tutto si rivela pratico ed efficace, rendendo l’assenza dei fader quasi irrilevante. Con gli stessi pad è inoltre possibile assegnare gli effetti di Traktor al singolo stem, tramite la pressione del tasto Shift e poi del pad di selezione. Già che parliamo di effetti, è prezioso sapere che i due abituali effector di Traktor sono qui assai ben controllabili tramite le quattro manopole e i quattro pulsanti posti in cima al display OLED, all’interno del quale rappresentano i propri parametri e consentono così una gestione assai più agevole e immediata, rispetto a passate versioni del software e ai precedenti controller hardware. Spostandoci in zona mixer troviamo un’impostazione tradizionale, rassicurante e tuttavia potente e funzionale: i quattro canali dei deck interni hanno tutti controlli di gain, toni su tre bande (Hi/Mid/Low), filtro “kill” con escursione su tutta la banda audio che varia tra modalità LPF ed HPF, pulsante per escludere il filtro al volo, pulsante Cue per attivare il preascolto e fader di livello dalla corsa morbida e omogenea. Dei led-ladder affiancati ai controlli di tono mostrano il livello per ciascun canale. In mezzo al mixer vi è la sezione di controllo principale, con livello Main, livello Booth, manopola Tempo, Cue Mix e Cue Vol. In basso al centro il tradizionale crossfader, che tuttavia secondo noi pochi utenti di S5 useranno perché la macchina appare poco orientata ai generi con maggiore uso dello scratching.

Il test

NI Traktor Kontrol S5 appare subito un dispositivo assai ben fatto, con i comandi ben posizionati, dalla grandezza giusta e dal feeling solido e sicuro. I display danno veramente una marcia in più a questa macchina e la svincolano bene dall’uso del computer. È davvero possibile non usare più il PC durante tutta la performance, come vorrebbe il marketing della casa? Beh, questo dipende da voi, dalle vostre abitudini d’uso, dall’ampiezza della vostra libreria e da quanto bene l’avete taggata. Chi scrive ritiene che l’80% dell’attività di una serata possa essere svolta direttamente su S5, con solo il browsing che richiede ancora l’uso più o meno frequente del computer. Tutto il resto, dal posizionarsi nel punto desiderato della traccia alla gestione dei loop, a quella dei deck in modalità Remix o Stems può avvenire direttamente da questa consolle, e questo è davvero un gran risultato. È evidente che questa generazione di hardware e software Traktor si trova massimamente a proprio agio con i generi più elettronici, mentre chi predilige lo scratching e i generi più vicini all’hip-hop old-skool può impiegare Traktor Scratch abbinato a una sana coppia di SL-1200, o addirittura sta tornando ai giradischi analogici tout-court. Per tutti gli altri DJ questa consolle Traktor si rivela una macchina davvero notevole, veloce, pratica e di grande immediatezza d’uso dopo un primo, necessario periodo di apprendistato. In tal senso la rinuncia ai piattelli (o jog-wheel, come dicono quelli che parlano bene) non è affatto tale e l’uso della touch-strip dopo un po’ diviene intuitivo e immediato. Bella l’operatività in modalità Stems, la cui utilità dipende ovviamente dalla disponibilità di tracce audio del vostro stile preferito codificate in questo formato. In questo senso Native Instruments è super-attiva e sta promuovendo il formato con molto impegno, soprattutto per farlo uscire dalla nicchia della techno e dell’electro più avanzate. Diciamo che il recente apparire di due tracce di un nome di prima grandezza nel firmamento techno-pop come quello dei New Order dà molte garanzie sulla sempre maggiore diffusione del formato Stems.

Conclusioni

Traktor Kontrol S5 è davvero un’ottima consolle per il Digital DJing: l’ottima fattura, le corrette dimensioni e proporzioni, la perfetta integrazione col software Traktor Pro e soprattutto il nuovo layout basato sui grandi ed efficacissimi display OLED e le touch-strip la rendono un prodotto perfetto per un vasto spettro di generi dance elettronici. Il prezzo è da ritenersi assolutamente conveniente per un prodotto con tutte queste qualità e caratteristiche.

Midi Music

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Strumenti Musicali n. 1 — Gennaio 2016

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

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