Musica: un sostegno all’economia?

pippo panenero
Pippo Panenero

Uno degli auguri più diffusi, nel fatidico momento del passaggio all’anno nuovo, è “Buona fine e miglior inizio!”. Parlando di musica, sembra che con la buona fine siamo abbastanza allineati. Infatti, poche ore prima della fine dell’anno, è arrivata da Dismamusica la notizia dell’approvazione e del conseguente inserimento nella Legge di Stabilità 2016 del Bonus Stradivari per gli studenti dei Conservatori italiani. Questo bonus permette di usufruire, una tantum, di un contributo di 1.000 euro per acquistare uno strumento musicale. I pessimisti potranno commentare che parecchi strumenti musicali costano ben più di quella cifra. Pianoforte, violoncello, tromba o vibrafono che sia, se si circoscrive il discorso al solo ambito degli strumenti professionali, di certo costano ben più. Ma non era certo nelle intenzioni, né del Parlamento, né di Dismamusica (che del Parlamento è stata consulente), rendere gratuita l’aquisizione di uno strumento musicale. Lo scopo è quello di aiutare (aiutare!) chi si avvicina allo studio della musica per formarsi a una futura attività professionale, alla quale viene attribuita (forse per la prima volta) una dignità pari a quella di qualsiasi altra attività lavorativa. E fin qui parliamo di cultura. Ma ogni strumento acquistato è economia che gira. In effetti la globalizzazione ha spostato decisamente (e definitivamente mi pare!) molte lavorazioni industriali di base in altri paesi. Luoghi ove il costo della mano d’opera è più contenuto anche per innumerevoli ordini di grandezza. Al contrario, sempre maggiore importanza acquisiscono certi processi produttivi di alto livello, che pongono qualità, cultura, capacità tecniche e, infine, identità nazionale tra i valori aggiunti di certi nostri prodotti. La liuteria è di certo tra questi. È forse giunto il momento anche per la compagine governativa di accorgersi di questo cambiamento? Ora, di certo, la musica in Italia ha perso quel carattere di importanza che aveva cento e più anni fa. Mentre si rimaneva abbarbicati a un’illusione, a un ricordo, il mondo si allontanava sempre di più dalla musica cosidetta “colta”, per approdare a ben altri lidi, dove il blues, il rock, il jazz, la disco e l’elettronica (per elencare solo qualche genere tra tanti) la facevano da padrona. Nessuno sembrava accorgersi che la musica e i profitti che essa avrebbe potuto generare se ne stavano andando altrove. Ora, mi si potrà obiettare che questi fondi sono di nuovo indirizzati verso un’illusione di musica comunemente ritenuta “colta”, mentre le nuove generazioni ascoltano e suonano tutt’altro. Ma per fortuna questo non è del tutto vero. Ci sono fior di jazzisti e di dj usciti dai nostri Conservatori, istituti che, seppur a fatica, stanno cercando di allinearsi con i gusti musicali più attuali. È difficile, vero, ed è senz’altro un cammino lungo, ma bisogna iniziare anche a guardare il futuro con un po’ più di ottimismo. Qualcosa sta cambiando e, questo bonus, supporterà quindi numerosi studenti che, iscritti appunto al Conservatorio, immaginano nel loro futuro ambiti musicali moderni e attuali. E così non solo i liutai classici, ma anche gli artigiani fabbicanti di sax, chitarre, bassi, amplificatori, batterie, strumenti ed elettroniche di ogni genere, potranno vedere crescere i loro affari e i loro fatturati. Se veramente, in Italia, dovessimo incominciare ad accorgerci dell’importanza di tutta la Musica, forse qualcuno in più dei nostri giovani disoccupati tornerà ad essere impiegato in qualcosa di utile. Perché in Italia la Cultura (e la Musica ne fa parte a pieno diritto!) non è un’industria secondaria. Buon anno a tutti!

 

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