Musica di qualità e teatri pieni: un miraggio? Non per Beppe Gambetta

Beppe Gambetta e Tony McManus
Beppe Gambetta e Tony McManus

Riuscire a organizzare uno spettacolo musicale di alto livello e, contemporaneamente, registrare il tutto esaurito in teatro per tre giorni consecutivi non è certo un’impresa facile.

Sottolineo entrambi gli aspetti (qualità-successo di pubblico) perché la presenza di uno solo non stupirebbe più di tanto (portare in scena un’idea culturalmente interessante non è poi così complicato, visto il numero di bravi artisti che ci sono in giro). Il difficile è convincere il pubblico generalista a partecipare, a (s)muoversi, a non lasciare il teatro ricolmo di un silenzio assordante.

Quindi onore a Beppe Gambetta, straordinario chitarrista acustico maestro del flatpicking (suonare con l’utilizzo del plettro), che con la sua Acoustic Night 16 ha riempito il Teatro della Corte di Genova per tre serate consecutive, tutto esaurito già dieci giorni prima dello spettacolo, presentando peraltro un significativo percorso di ricerca e interscambio culturale, portando in Italia (in alcuni casi per la prima volta) eccellenti artisti internazionali.

Quest’anno a fianco del nostro c’era nientemeno che Tony McManus, considerato il più grande chitarrista celtico al mondo, scozzese ma di origini irlandesi, che ci ha mostrato tutto il gusto, la consapevolezza stilistica e la bravura tecnica che lo contraddistinguono, cimentandosi con la chitarra acustica e con altri e variegati strumenti, tra cui la meravigliosa Pikasso guitar a 36 corde (resa famosa da Pat Metheny e della quale esistono al mondo soltanto due esemplari), o una Telecaster elettrica con EBow, un mandolino e un incrocio tra un bouzouki e una chitarra.

Il suono era eccellente, entrambi i chitarristi sfruttavano sia il sistema di amplificazione del proprio strumento che un microfono esterno posizionato verso la buca. Il tema della serata era quello del duo, un filo conduttore rappresentato dall’incontro tra la musica celtica e la musica mediterranea.

Infatti, oltre al duo Gambetta-McManus (che ha da poco pubblicato lo splendido disco “Round Trip”), erano presenti anche Séamus Egan e Winifred Horan, cuore pulsante del gruppo Solas, prima grande band celtica dell’Est degli Stati Uniti, i genitori dei quali emigrarono dall’Irlanda negli anni Sessanta. Anche loro hanno saputo offrire un grande spettacolo, lei al violino, lui, compositore, produttore e polistrumentista, alla chitarra classica, percussioni, banjo, mandolino e vari tipi di flauto.

Il duo talvolta diventava trio o quartetto, nel mentre il repertorio passava dalla musica celtica a quella greca, italiana (Amara terra mia di Domenico Modugno, Valzer per un amore di Fabrizio De André, l’adattamento per chitarra di una melodia del repertorio del campanaro ligure Angelo Ferrari, l’Ave Maria sarda Deus Ti Salvet Maria, la danza tradizionale La Bergamasca) e americana (Slightly Go Blind di John Herald, Pastures of Plenty di Woody Guthrie).

Il tutto senza risparmiarsi in più di due ore e mezza di spettacolo, che ha saputo accontentare il pubblico variegato che ogni anno si ripresenta fiducioso all’appuntamento con l’Acoustic Night, una formula consolidata, ma con contenuti musicali sempre diversi. A cosa si deve questo successo? Sicuramente alla credibilità che Beppe ha saputo costruire negli anni, trasferendosi dalla sua Genova agli Stati Uniti, dove nel tempo si è guadagnato la fama di maestro, tornando in Italia da vincitore, portatore di affascinanti racconti “esotici” di viaggi e luoghi, accompagnato da personaggi e stili musicali che riescono a incuriosire il grande pubblico, almeno per una sera.

Senz’altro conta anche il fatto che l’evento si svolga a Genova, dove Beppe è ormai molto conosciuto e amato (anche se in realtà tra il pubblico c’erano persone provenienti dalle più svariate regioni d’Italia e da diversi stati europei). A questo aggiungerei la proverbiale simpatia con cui Beppe introduce brani e progetti («La nostra storia sembra l’inizio di una barzelletta: un genovese incontra uno scozzese… rischiava di essere il disco con il più basso budget della storia!», scherzando sulla ben nota parsimonia di liguri e scozzesi. O come quando lui e Tony hanno eseguito l’introduzione di Stairway to Heaven come sarebbe stata se Jimmy Page fosse nato in Scozia, o a Napoli, in Grecia, a Vienna o se l’avesse scritta Miles Davis -quest’ultimo caso credo di averlo capito solo io, infatti Tony ha indicato verso di me dicendo: «Meglio uno che nessuno!»-, adattando di conseguenza lo stile del famoso brano dei Led Zeppelin).

Un altro punto di forza di Beppe risiede senz’altro nelle eccellenti doti organizzative di sua moglie Federica Calvino Prina, co-direttrice artistica e co-regista dello spettacolo. Menzione speciale va ai quadri di scena, simboli e immagini di Sergio Bianco.
Fa inoltre piacere vedere che Beppe ai concerti venda un sacco di CD, come ho avuto modo di constatare anche quando abbiamo condiviso il palco al Festival Le Vie del Suono nel 2015.

Cos’altro aggiungere? Forse ha ragione Luca Capitani, batterista e fondatore delle Accademie Scuderie Capitani, quando dice che la meritocrazia magari non paga sulla breve distanza, ma alla lunga, se si hanno la giusta pazienza e passione, paga sempre. Noi vogliamo crederci.

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