Il settore dei monitor, per molto tempo uguale a se stesso, nell’ultimo periodo sta conoscendo una vivacità inattesa. Nuovi produttori si affacciano sul mercato, nuove tipologie di monitor appaiono, nuovi livelli di prestazione vengono raggiunti in rapporto a prezzi in costante discesa. Andiamo a vedere!

— Giulio Curiel —

La prima novità, dispiace dirlo, è negativa ed è quella relativa al crescente impiego di “cassettine” di livello multimediale per scopi di monitoraggio. Ciò è dovuto al fatto che sempre più appassionati privi di basi tecniche si avvicinano al settore della produzione musicale provenendo dal mondo del computer: basta un qualsiasi computer di ultima generazione, un software (purtroppo spesso craccato, in questa fascia di utenza) e un po’ di campioni scaricati da Internet, e via, si parte con l’intento di emulare David Guetta, Avicii o Skrillex.

Chiaramente questo tipo di appassionati non ha fatto la necessaria “gavetta” musicale e tecnologica per poter comprendere appieno quanta esperienza e quali attrezzature servano davvero per fare un prodotto di livello pubblicabile, e quindi le casse multimediali sembrano loro una soluzione più che adeguata (ti diranno: “si sente!”). Nei forum letti da questo tipo di utenza girano anche nomi di modelli che più di altri sarebbero all’altezza di sostituire una coppia di monitor di livello pro “senza bisogno di spendere inutilmente tutti quei soldi!”.

Naturalmente la verità è ben più complessa, e certo una coppia di casse multimediali da 70 euro non sostituisce neanche lontanamente monitor davvero lineari e trasparenti. Dispiace però notare come costruttori provenienti dal settore dell’home recording si siano buttati anch’essi a produrre cassettine simili, evidentemente con lo scopo di non perdere l’utenza più basica, più “entry level”. Ciò è doppiamente un peccato visto che oggigiorno con cifre davvero contenute, nell’ordine dei 3/400 euro, è possibile comprarsi dei monitor più che decenti: le tecniche di progettazione assistita dal PC, la sempre maggiore sofisticazione degli altoparlanti, l’amplificazione spesso realizzata con tecniche a commutazione (classe D), la produzione ormai saldamente localizzata in Cina (almeno per questa fascia di mercato) permettono infatti di ottenere prestazioni interessanti già a prezzi davvero contenuti.

Un esempio di tale trend, tra l’altro nemmeno recentissimo, è dato dal notevole JBL LSR305, in vendita a poco più di 300 euro la coppia, ma comunque equipaggiato di driver dei bassi da 5”, tweeter a cupola caricato con una guida d’onda per linearizzare la dispersione, amplificazione interna di 41 + 41 Watt e, soprattutto, un suono lineare e attendibile. Altro exploit recente è stato segnato da PreSonus che, con la serie Eris, si è dimostrata capace di produrre tre monitor di dimensioni contenute con woofer da 4,5”, 5,25” e 8” in nobile Kevlar, tweeter a cupola morbida da 1”, generose amplificazioni interne in classe AB e soprattutto un suono molto pulito, serio e affidabile. Se poi pensiamo che il modello da 5” si trova a meno di 300 euro la coppia e quello da 8” veleggia sui 500 ecco che le dimensioni della convenienza economica di questa scelta sono ancora più apparenti.

Ottimo successo stanno incontrando anche i più recenti pargoli di casa Tannoy: il prestigioso nome britannico, un tempo associato soprattutto agli altoparlanti concentrici, oggi sta affrontando questo difficile momento di mercato con prodotti assai meno importanti e costosi. La sua recentissimamente rinnovata serie Reveal conta infatti tre modelli con woofer da 4”, 5” e 8”, il minore dei quali può essere acquisito a solo 200 euro. Un altro nome da cui non è possibile prescindere è quello di KRK: la sua serie economica Rokit è ormai uno standard nel monitoraggio low-cost per chi cerca sempre la trasparenza sonora associata a questo marchio insieme a quel pizzico di spinta che il pubblico più giovane dimostra di gradire molto. I nuovi modelli Rokit a due vie appartengono alla Generation 3 e si distinguono per l’uso di woofer da 5”, 6” e 8”, mentre di grande interesse è il tre vie (configurazione rara nella categoria economica) RP 10-3.

Tra i piccoli diffusori di impostazione multimediale ma dalla costruzione e timbrica sana è necessario citare i Mackie serie CR. Disponibili in due modelli con woofer da 3” e 4” in polipropilene cui viene abbinato un tweeter a cupola morbida da 1” non saranno certamente i diffusori su cui fare un mastering accurato, ma mantengono comunque una loro attendibilità sonora, soprattutto per chi deve fare produzioni multimediali e ha bisogno di un riferimento nel settore. Analoghe considerazioni si possono svolgere a proposito dei nuovi M-Audio serie AV: declinati anch’essi in versioni con woofer da 3” (AV32) e 4” (AV42) hanno un design aggressivo con cabinet in MDF, amplificazione in classe AB da 20 Watt per canale e una guida d’onda per ottimizzare la dispersione del tweeter da 1” a cupola morbida. Il prezzo è molto contenuto.

Parimenti piccolissimo ma di aspirazioni e prezzo nettamente superiori è il Neumann M 52: si tratta di uno speaker portatile che grazie all’uso di un solo altoparlante a banda larga da 3” si propone di essere il riferimento per gli ascolti e multimediali e televisivi. Di Neumann vanno comunque ricordati anche i modelli maggiori, tra cui il compattissimo e altamente qualitativo KH 120 con woofer da 5,25” e tweeter al titanio da 1” inserito in guida d’onda: davvero un riferimento in rapporto alle dimensioni! Interessante e non banale è l’offerta di Akai, marchio senza una particolare tradizione nel settore del monitoraggio, ma da qualche tempo impegnato attivamente nel settore degli studi personali, soprattutto in abbinamento a quell’Ableton Live per il quale pensa e realizza diversi controller, anche per conto di Ableton stessa. I piccoli RPM3 sono degli economici diffusori con woofer da 3” e tweeter da 1” che integrano in sé anche un’interfaccia audio USB e permettono di “partire” a chi possieda solo un computer e nulla più. Più importanti, ma sempre abbordabili, sono i modelli RPM500 ed RPM800 che si caratterizzano per il woofer di colore rosso e un suono rivolto al mercato dei producer dance. Allo stesso tipo di mercato pare rivolgersi Pioneer con la sua linea S-DJ (i modelli sono S-DJ50X, S-DJ60X ed S-DJ-80X, rispettivamente con woofer da 5”, 6” e 8”). Tra i nomi nuovi impossibile poi non citare Monkey Banana, prodotti dal nome curioso e dal design audace pensati in Germania e realizzati con cabinet disponibili in diversi, accesissimi colori. In altri mercati gli speaker Monkey Banana sono già da diversi anni un riferimento per DJ, producer e project studio che necessitano di ascolti con un impatto sonoro di alto livello che, dal punto di vista del look e del design, forniscono anche un valore aggiunto importante per lo studio. Chi ha avuto modo di provarli è rimasto favorevolmente colpito dalla potente emissione sonora. La linea degli studio monitor attivi Monkey Banana prevede principalmente due tipi di modelli – Gibbon e Turbo – con dimensioni che spaziano dai 4 agli 8 pollici, più un subwoofer. Restando sui nomi nuovi è necessaria una menzione per Fluid Audio, marchio fondato da quel Kevin Zuccaro che vanta un passato come designer di monitor per JBL, Cerwin Vega ed M-Audio. I prodotti Fluid Audio sono ben posizionati in fascia economica col piccolo C5, ma il marchio si esprime al meglio soprattutto con l’ambizioso progetto dell’FX8, venduto tuttavia a un prezzo ancora contenuto (circa 800 euro la coppia). Questo è un compatto speaker coassiale con woofer da 8 pollici e tweeter a cupola morbida con guida d’onda. Più in generale, quello dei coassiali è un trend in forte ascesa in questi ultimi anni: altro nome di recente apparizione che ha basato molte delle sue aspettative su questa tecnologia è quello dell’Equator Audio di Ted Keffalo, precedentemente con Alesis e poi tra i fondatori di Event. I piccoli Equator D5 in particolare sono stati oggetto in USA di una campagna di vendita diretta via posta, con la clausola “soddisfatti o rimborsati” che ha reso disponibile un monitor straordinariamente lineare e compatto (ancorché molto direttivo) a un prezzo bassissimo per le sue caratteristiche, pari a 399 $ alla coppia. I mercati europei sono meno inclini a simili formule di vendita, per cui una coppia di D5 costa da noi un po’ di più e va acquistata in negozio, ma la convenienza resta forte anche qui in considerazione del fatto che si tratta di un monitor biamplificato con 2 x 50 Watt, driver dei bassi in polipropilene da 5,25” e tweeter a cupola morbida da 1”, equalizzazione attiva con DSP per la correzione delle interferenze dell’ambiente d’ascolto. Keffalo ha comunque progettato anche sistemi più impegnativi con la medesima impostazione, tra cui gli interessantissimi D8 che sono accreditati di risposta tra 44 Hz e 20 kHz +/- 3 dB.

Di impostazione in qualche modo simile sono anche i PreSonus della serie Sceptre: siamo qui lontani dalla semplicità della citata serie Eris della stessa casa e parliamo invece di monitor con altoparlanti da 6 o 8 pollici che montano coassialmente una tromba con driver da 1” allineato temporalmente al woofer. Anche qui viene impiegato un DSP per equalizzare l’emissione sia in termini di linearità di risposta che in termini temporali, per un’immagine davvero stabile e accurata. L’amplificazione è in classe D e i prezzi variano tra i poco più di 1000 euro per una coppia di S6 e i circa 1400 per una coppia di S8.

Ancora e fortissimamente coassiale nei nuovi Pioneer della serie RM: i due modelli RM-06 ed RM-07 hanno woofer rispettivamente da 5” e 6,5” in fibra aramidica (simile dunque al Kevlar), abbinati a un tweeter da 1,5” in alluminio che arriva fino a 50 kHz. L’amplificazione è in classe AB, generosamente dimensionata. Guardando poi verso i modelli top, un coassiale da sogno è il recentissimo Genelec 8351A. Posizionato, è bene dirlo subito, sui 6000 euro la coppia è un tre vie che cambia le regole del gioco sin dall’aspetto anticonvenzionale. L’8351A basa la sua via bassa sull’impiego di due woofer ovali di dimensioni pari a 8,5 x 4 pollici. I due woofer operano in una configurazione definita Acoustically Concealed Woofers (ACW™) che li nasconde alla vista dietro al grande pannello anteriore quasi completamente piatto. Su di esso si apre infatti solo lo spazio centrale per midrange e tweeter concentrici, mentre i woofer irradiano dalle fessure laterali del frontale. In pratica, l’intero frontale opera come guida d’onda per il gruppo mid/tweeter e viene definito Maximised Directivity Controlled Waveguide (MaxDCW™). L’obiettivo del disegno coassiale è quello di rendere perfetta e stabile l’immagine, sia sul piano verticale che su quello orizzontale. Gli altoparlanti sono controllati digitalmente dalla circuiteria Smart Active Monitor™ (SAM) che si occupa di allineare la risposta in frequenza e quella in fase dell’intero sistema, nonché di eseguire una sofisticata autocalibrazione in funzione della risposta acustica dell’ambiente di installazione. Le prestazioni parlano di una risposta in frequenza estesa da 38 Hz a 21 kHz entro un range di +/- 1,5 dB (quindi linearissima!), con i punti a -6 dB a 32 Hz e 40 kHz. La SPL massima ottenibile dal sistema è di 110 dB a un metro e viene ottenuta tramite una triamplificazione di bordo realizzata in tecnologia ibrida. L’ampli da 150 Watt per i woofer e quello da 120 Watt per il mid sono infatti realizzati a commutazione (Classe D), mentre quello da 90 Watt per il tweeter è in Classe AB implementata con componenti discreti.

Spostiamoci su altre tecnologie, e segnatamente su quelle che coinvolgono i tweeter a nastro ripiegato che si fondano sugli studi svolti da Oskar Heil negli anni Sessanta: per molto tempo nel nostro settore questo tweeter è stato appannaggio di ADAM, costruttore tedesco molto ben posizionato nei project studio soprattutto grazie a modelli-chiave come l’SX-3 e l’A7X. Sul finire dello scorso anno ADAM ha avuto un temporaneo stop per difficoltà finanziarie che hanno portato il marchio berlinese fondato da Klaus Heinz e Roland Stenz sull’orlo del fallimento. Tale fallimento tuttavia è stato scongiurato da investitori esterni e oggi ADAM è nuovamente in pista a pieno regime. Nel frattempo Stenz ha proseguito la sua carriera imprenditoriale e, sempre a Berlino, ha fondato Eve Audio all’inizio di questo decennio. I prodotti di questo nuovo marchio proseguono sulla strada del tweeter a nastro, cui vengono abbinati altoparlanti per le vie inferiori caratterizzati sempre dall’impiego di materiali e processi produttivi innovativi, crossover realizzati con DSP, amplificazione in classe D, porte reflex sempre posizionate posteriormente. I prodotti Eve Audio sono costruiti in Asia per contenerne i costi di produzione, ma si tratta comunque di macchine trasparentissime e di livello molto alto. I prezzi conseguentemente sono importanti per i modelli maggiori, ma partono da circa 600 euro la coppia per i piccoli SC204.

Tra i prodotti hi-tech doveroso infine citare gli “ovetti” di Andy Munro, progettista di grandissima esperienza che ha collaborato con la BBC, con Dynaudio Acoustics e in anni più remoti con Shure. Qualche anno fa Munro ha dunque deciso di metter mano a un progetto decisamente innovativo come quello del diffusore The Egg, non amplificato internamente, ma venduto in coppia in abbinamento a un amplificatore esterno dedicato. Inizialmente commercializzato dal marchio sE Electronics, l’Egg attualmente viene venduto direttamente dalla società di Munro ed è certamente un prodotto di grande rilievo estetico e sonoro.

Cambiamo completamente registro, ma non certo livello di impatto estetico andando a vedere cosa propongono i due costruttori di chitarre elettriche storici per eccellenza: Fender e Gibson infatti sono entrati da poco tempo nel mercato dei monitor da studio con proposte decisamente originali.

Fender ha optato per un sistema, sviluppato in collaborazione con Focal, denominato Passport Studio e basato sull’originale idea di abbinare meccanicamente i due diffusori per renderli trasportabili. L’aspetto risultante è originale e può far pensare a un prodotto molto commerciale, ma non bensuonante, e invece il marchio Focal (anch’esso con diritto di cittadinanza sul cabinet) conferisce un suono assolutamente lineare e profondamente attendibile, tale da rendere la soluzione Passport un vero e proprio sistema di monitoraggio ad alta risoluzione perfettamente portatile.

Di alto livello anche la proposta Gibson, che invece punta su monitor di normale configurazione e utilizzo, ma con la forte caratterizzazione estetica delle proprie chitarre. I monitor Gibson infatti sono disponibili in tre dimensioni diverse caratterizzate da potenze via via crescenti e woofer da 4, 6 e 8 pollici. L’altoparlante delle frequenze basse è realizzato in un materiale definito “non-woven carbon”, cioè una specie di fibra di carbonio non tessuta. Ancora più misterioso è il tweeter che è un componente in “diamond-like carbon-coated titanium”, ovvero “titanio rivestito in carbonio simile al diamante” (ricordiamo in questa sede che il diamante è proprio una delle forme in cui può presentarsi in natura il carbonio). I prezzi non sono bassi, e questo unito al blasone del marchio fa pensare che si tratti di prodotti di buon livello. Insomma, sempre meno i monitor sono “una cassa con due altoparlanti dentro”: doveroso tenere occhi e orecchie ben aperti!

“Andrea Pozzi e il fascino dell’high-tech”

Andrea è marketing&communication manager di MidiWare, il dinamico distributore romano che in tre decenni di attività è passato dalla semplice distribuzione del software Steinberg a un completo catalogo di strumenti e prodotti da studio realizzati da alcuni dei più prestigiosi marchi hardware. Al sempre entusiasta Andrea abbiamo chiesto soprattutto dell’esperienza di MidiWare con il marchio Genelec, certamente uno dei leader indiscussi del settore ed esponente autorevole dell’approccio ad alta tecnologia.

PozziStrumenti Musicali  Ricordiamo ai lettori di Strumenti Musicali quanto sia fondamentale la scelta dei monitor?
Andrea Pozzi  La scelta degli studio monitor è da sempre un passaggio cruciale nella definizione del setup di uno studio di registrazione. Sia che si tratti di ingegneri del suono professionisti, sia di musicisti/producer in un project studio, il momento in cui si deve scegliere il sistema di ascolto che dovrà supportare ore e ore di lavoro in fase di registrazione, editing, missaggio e mastering è un crocevia fondamentale, per questo è importante cercare di prendere sempre la giusta direzione. L’errore più comune al quale si va incontro, in molti casi, è quello di scegliere studio monitor che restituiscano un suono più “gradevole” all’ascolto, dovuto spesso a colorazioni aggiuntive in fase di trasduzione appositamente progettate per ottenere un sound più “accattivante”. Se il grafico professionista ha bisogno di un monitor video in grado di restituire il più fedelmente possibile i colori reali per non incorrere in errori in fase di stampa, così anche chi lavora con l’audio deve poter avere una risposta il più lineare possibile dello spettro delle frequenze, per non rischiare di avere poi sorprese alla fine della lavorazione. Un altro errore piuttosto ricorrente è quello di scegliere gli studio monitor senza considerare l’apporto dato dall’ambiente in cui si andrà a posizionarli, le dimensioni della stanza, il tipo di pareti o di mobili che inducono più o meno riflessioni generando ulteriori colorazioni indesiderate.

SM  MidiWare da qualche tempo è fortemente impegnata nella distribuzione di monitor da studio, vero?
AP  In MidiWare in circa 30 anni di esperienza abbiamo importato e distribuito diversi marchi di studio monitor, ma soltanto a partire dalla fine del 2013, anno in cui è iniziata la nostra collaborazione con Genelec, abbiamo la possibilità di proporre soluzioni per l’ascolto che consentono di evitare alla radice questo tipo di errori, grazie a soluzioni avanzate già previste in fase di progettazione. Il marchio Genelec nei suoi quasi 40 anni di storia ha introdotto una serie di innovazioni tecnologiche che sono poi diventate standard assoluto per tutto il settore: dalla ricerca sui materiali, alle tecniche costruttive, fino ad un’ampia gamma di tecnologie proprietarie che sono tutt’ora implementate nella maggior parte dei modelli di studio monitor della casa finlandese. Basti pensare che alla fine degli anni Settanta furono loro i primi a prevedere l’amplificazione integrata in un altoparlante, realizzando monitor attivi tra lo scetticismo generale. Ora questo brand è universalmente riconosciuto a livello internazionale come standard assoluto per il monitoring professionale: i sistemi di ascolto della casa finlandese sono presenti in tutti i principali studi di registrazione nel mondo e hanno una vastissima diffusione in ambito broadcast.

SM  In cosa si distingue il monitor Genelec dagli altri competitor?
AP  Da sempre l’obiettivo principale di Genelec è quello di creare il “reference monitor” ideale, uno strumento professionale in grado di fornire un suono accurato e neutrale in qualunque tipo di ambiente, senza aggiungere, rimuovere o mascherare quanto contenuto nel materiale sonoro sorgente. Quello che sentiamo è il risultato dato da un insieme di variabili che comprende, oltre naturalmente alla qualità del monitor, la nostra capacità di ascolto e l’acustica della stanza. Per questo i monitor Genelec, oltre a fornire una risposta in frequenza assolutamente lineare, prevedono anche la possibilità di effettuare la calibrazione in base alla risposta dell’ambiente d’ascolto. Il sistema per il controllo del network via software GLM (acronimo di Genelec Loudspeaker Manager), giunto ora alla nuova versione 2.0, migliora ulteriormente le prestazioni dei diffusori consentendo la regolazione dei livelli, dei tempi di ritardo e la calibrazione finale per ottimizzare la risposta in frequenza della stanza.

SM  Il mercato italiano come reagisce a questa proposta qualitativa?
AP  MidiWare è davvero orgogliosa di poter annoverare tra i suoi marchi un brand prestigioso come Genelec e possiamo affermare che la collaborazione coi finlandesi, seppur recente, sta già dando ottimi frutti. Negli ultimi due anni abbiamo avuto importanti riconoscimenti in ambito internazionale, l’ultimo poco tempo fa al MusikMesse di Francoforte con il premio al mio collega Gino De Dominicis come “Best Product Specialist of the Year” a livello mondiale. Io poi ho avuto l’onore di essere invitato personalmente dal direttore generale Siamak Naghian presso la loro sede centrale in Finlandia per illustrare agli altri colleghi la qualità del lavoro svolto per Genelec in Italia. Non possiamo che continuare quindi la nostra opera di promozione e divulgazione del marchio qui in Italia, fermamente convinti di avere a che fare con la soluzione migliore che si possa offrire per un ascolto professionale, ben sintetizzato dal loro motto “Genelec – Active Perfection”.

 

Lino Sestini, ovvero la via dell’artigianato

Lino inizia la sua carriera di ingegnere del suono nel 2006 presso lo Studio di Registrazione Forears di Daniele Landi (Firenze), imparando le basi da Benedict Frassinelli e dallo stesso Daniele. Successivamente apre un proprio studio nel paese natale (Pontedera – PI) e si dedica a registrazione e mixing. Nel 2012 si presenta l’opportunità di compiere uno stage presso lo studio Artefacts Mastering di Berlino dove approfondisce l’argomento mastering, soprattutto in ambito analogico. Attualmente si occupa, presso il proprio studio Magnetic Bull Mastering, soprattutto di mastering di musica elettronica e collabora con varie etichette anche di generi acustici. Le sue frequenze preferite sono le sub-frequency.

SestiniStrumenti Musicali  Come vedi il mercato dei monitor di categoria home?
Lino Sestini  Ci sono un sacco di prodotti di fascia medio-bassa che spesso vengono acquistati da produttori di musica elettronica e musicisti. Quando si inizia a suonare, il primo strumento è raramente uno strumento di qualità, e fin qui tutto bene. Farsi le ossa sullo strumento fa parte del processo di divenire musicista e i monitor non fanno eccezione. Si tratta di conoscere il proprio strumento per produrre o mixare i brani al meglio delle nostre capacità, e nel caso dei monitor si parla di prestazioni dell’impianto sommate all’acustica della stanza. Il mercato dei monitor attuale è pieno di possibilità, ma manca all’utente un posto dove poter provare e soprattutto confrontare per scegliere il prodotto che più risponde alle proprie esigenze, come invece per esempio accade da Just Music a Berlino. Gli artisti sono spesso portati a scegliere a seconda dei consigli ricevuti, spesso da non-professionisti, ritrovandosi poi con monitor che non danno le prestazioni ricercate o addirittura garantite sulla carta. Con l’aumento delle case produttrici e la conseguente concorrenza di mercato si assiste a un impoverimento della qualità dei componenti a favore di un “look” più appetibile al consumatore. Di qui la mia personale scelta di rivolgersi al mercato artigianale italiano, nella fattispecie al brand Audiofilia.

SM  Quali produttori di monitor ti sembrano interessanti?
LS  Ogni giorno ricevo richieste da parte di clienti e musicisti riguardo ai monitor da comprare per produrre specifici generi di musica. Dipende sempre dal budget disponibile, che spesso è esiguo, per cui ragiono sempre in base alle risorse disponibili. Sulla fascia medio-bassa mi ritrovo spesso a consigliare Alesis (8”), Behringer (Truth, sempre 8”) e Yamaha HS8. Sulla fascia medio-alta invece, quella più difficile a mio parere, consiglio spesso le Focal per la loro traslabilità e la facilità di utilizzo. Nella fascia più costosa direi PMC. Per chi ha maggiori risorse consiglierei le due vie e mezzo o meglio ancora le tre vie. Ci sono alcuni produttori che hanno messo in commercio ottimi prodotti, altri invece non sono così affidabili e creano incertezza nell’utente.

SM  Che tendenze vedi?
LS  Visto e considerato lo sviluppo e l’attuale amore per l’autocostruito (vedi synth modulari, software come MAX-MSP, ecc…) credo in uno sviluppo rivolto verso l’artigianato. La cura nei dettagli e l’assistenza rapida e affabile non sono quasi mai sinonimo di grande marchio. La mia scelta del marchio Audiofilia, ottimo rappresentante dell’artigianato italiano, è dovuta a un incontro fortuito che ha superato le varie prove presenti sul percorso professionale. Con l’artigianato è possibile personalizzare e quindi scegliere con consapevolezza il proprio strumento di lavoro, se non addirittura customizzarlo. Si possono ottenere prestazioni su misura per la propria tipologia di lavoro (in questo caso, genere musicale). In questo processo si diventa maggiormente consapevoli del mezzo, si accrescono le proprie capacità di ascolto, si sviluppa un rapporto più intimo col costruttore. I monitor sono come un paio di scarpe con cui si deve fare molta strada e che devono durare a lungo. Le vogliamo far fare da un esperto?

SM  Quali possibilità di fare un master buono ci sono affidandosi ai modelli commerciali oggi più diffusi?
LS  Per quanto riguarda l’argomento mastering è risaputo che esiste una vastità di informazioni sulla rete: oggi sembra essersi smitizzato il fatto di dover passare da uno studio di mastering per ottenere un prodotto professionale. Beh, mi dispiace, ma non è vero! Con i monitor di categoria Home si possono fare degli ottimi lavori (fatto molto raro, però!) ma per il mastering, oltre all’outboard, c’è bisogno di un ascolto che non lasci niente al caso. Con il moltiplicarsi delle etichette e la conseguente produzione di mastering caserecci (per non parlare della “loudness war”), l’utente si è abituato a una qualità scadente, che spesso anzi viene addirittura ricercata. Quando però arriva il momento della verità (parlo del mio lavoro, rappresentato in gran parte da musica elettronica), e cioè l’ascolto su un grande impianto da locale se non da festival, in questi casi il lavoro di uno specialista è essenziale. Ma stiamo parlando di un problema soprattutto italiano, purtroppo, dove mancano la cultura e gli impianti adeguati per godersi una ottima esperienza musicale live.

 

Pietro Baffa

Claudio Lamberini

L’ambiente e una certa idea di acustica accessibile

Nella Musica, ma soprattutto nell’acustica, ci sono tanti fattori da considerare. Questo per permettere che la qualità del suono sia ottimale, che possa dare ancora più emozione e piacere nell’ascolto. Un elemento molto importante della musica è il luogo, l’ambiente circostante. In particolare parliamo del trattamento acustico per l’home studio. 

LamberPer avere risposte in merito, che siano davvero illuminanti, abbiamo parlato con Claudio Lamberini, CTO di B-BEng. “Abbiamo trattato questo argomento in occasione del Siec. L’evento formativo, dedicato ai professionisti dell’audio, che si è svolto al MiCo di Milano il 19 e il 20 novembre 2014. C’erano delle esposizioni riguardo all’home studio. Il tema era riprese microfonica, diffusione e trattamento acustico degli ambienti confinati.”

Purtroppo anche in questo settore la qualità spesso non viene considerata, o comunque viene messa in secondo piano. I musicisti e i fonici che necessitano di ambienti trattati acusticamente, preferiscono prendere in considerazione proposte low cost, economicamente appetibili. Come ci dice Lamberini “Si parla di un set di correzione acustica a prezzi economici, come il classico piramidale di spugna da incollare al muro. Su questo si è aperto un mercato e, considerato che la materia non è molto conosciuta, si reagisce in questo modo alle varie necessità, con soluzioni arrangiate e non professionali.” Naturalmente tutto questo non serve a nulla o quasi e, la cifra spesa, viene letteralmente buttata via. “Una spugna piramidale di tipo poliuretanico, quello classico, ha un costo di produzione molto basso. Il pubblico lo acquista con un prezzo elevato, ma che risulta ancora allettante.” Sottolinea Claudio Lamberini, che aggiunge “Quando si progetta un tratamento acustico si deve sempre stabilire il livello di qualità che si vuole raggiungere, mentre ci si limita a paragonare una soluzione economica a fronte di una spesa più elevata. Senza considerare i risultati ottenibili in uno e nell’altro caso. I pacchi di fogli di spugna piramidale si possono acquistare con pochi soldi tramite internet, ma il risultato finale è veramente disastroso se lo si paragona a soluzioni professionali studiate caso per caso.” Partendo da queste considerazioni nasce l’idea di creare una app per iPhone e iPad che consenta a chiunque di trovare semplicemente una soluzione al proprio problema acustico. Un’idea di acustica accessibile! “Spesso si sbaglia pensando che basti la tecnologia a permettere, a persone comuni, di fare cose non comuni. Nel 2013, quando presentammo il progetto della bbApp, ci accorgemmo fin dai suoi primi vagiti che, se letta in veste di strumento tecnologico, la nostra applicazione non avrebbe riscosso grande successo presso i referenti che avevamo in mente. L’Ingegnere la vide come un pericoloso strumento che avrebbe regalato all’architetto l’illusione di poter fare a meno di lui. Il progettista, a sua volta, temette l’inizio del periodo barbarico dove, il musicista smanettone, avrebbe creduto di poter fare tutto, facendo a meno del progettista. Cosa ci eravamo persi per strada? Cosa aveva fatto diventare la nostra idea non più antesignana di un miglioramento, ma foriera di futuri problemi per tutte le categorie di professionisti coinvolti? Forse una comunicazione incompleta che lasciava la possibilità, agli interlocutori, di ricondurre la visione a schemi a loro più familiari.” Del resto considerare una app per smartphone come strumento di valutazione o soluzione, è sicuramente a passo con i tempi e Claudio Lamberini crede molto in questa soluzione.

“Proviamo a considerare questa App come il mezzo per avvicinare, a un tema spinoso e complesso quale quello del trattamento acustico, fasce di persone che con il tema stesso hanno ben poca dimestichezza. Persone che accomunano l’acustica a un qualcosa di misterioso e lontano. Si può facilmente controllare l’acustica del proprio studio di registrazione o della propria sala prove, ma possiamo immaginare anche lo studente che interroghi l’acustica della propria rumorosissima aula, oppure l’avventore che, al ristoratore o al barista, faccia vedere praticamente perché al tavolo non si riesca proprio a parlare. Velocemente, semplicemente, in modo comunicativo e affidabile. Ecco che, per far sì che questo accada veramente, abbiamo deciso di coinvolgere ogni possibile interlocutore in questo laboratorio collettivo di ricerca e così, dal singolo, tornare al prezioso concetto di organizzazione”.

Quindi B-BEng, con i prodotti Res-Acustica e con la sua app, propone soluzioni non solo per l’home e il project studio, ma anche per il trattamento acustico degli ambienti più disparati. Per provare e utilizzare bbApp basta fornire a B-BEng, via email, il codice UDID del proprio iPad o iPhone (lo si trova cliccando sul serial number del dispositivo Apple, direttamente nella pagina di iTunes a cui ci si collega per aggiornarlo) e si otterranno così le istruzioni sia installare che per utilizzare questa utilissima applicazione gratuita, in grado non solo di controllare l’acustica di un locale, ma di fornire anche le possibili soluzioni pratiche al problema eventualmente riscontrato. La mail da utilizzare è: note.bbapp@b-beng.it.

 

Pietro Baffa

Angelo Tordini

Home e project studio: l’importanza dei cavi

Angelo Tordini è l’amministratore unico di Reference Laboratory, azienda italiana che, oltre all’importazione e alla distribuzione di importanti marchi nel campo audio e musicale, produce e commercializza cavi professionali di ogni genere. Puntando costantemente su ricerca e sviluppo ha portato all’ordine del giorno il tema della qualità dei cavi utilizzati nelle applicazioni musicali. 

TordiniTordini è anche, da 25 anni, un dei punti cardine dell’organizzazione tecnica di Umbria Jazz. Un caposaldo che gestisce un grande numero di tecnici, con professionalità e passione, in maniera tale che l’audio diffuso sia sempre impeccabile. Abbiamo avuto il piacere di parlare con lui e abbiamo percepito una certa amarezza per la cronica mancanza di informazioni utili per capire l’importanza del cavo di collegamento, non solo in ambito musicale, ma anche e soprattutto in studio.

“Innanzitutto c’è un aspetto fondamentale da considerare nella scelta di un cavo: riconoscere il proprio suono.” ci dice Angelo e aggiunge “Conoscere la propria voce e riconoscere il proprio strumento a livello acustico, ma soprattutto lo stile e il gusto sonoro. Del resto, quando scegli uno strumento, scegli proprio il suo suono.” Il suono acustico è un suono pulito e la differenza si percepisce. L’importanza dei cavi di collegamento diventa quasi primordiale. Questo però non è molto considerato da alcuni musicisti, che si accontentano di un suono qualsiasi, ma soprattutto di cavi qualsiasi.

Come sottolinea Angelo “L’altra sera, a Milano, eravamo coinvolti nell’organizzazione tecnica di una manifestazione. Lo spettacolo è stato aperto da tre ragazzi, in acustico, con un impianto economico. Mi sono avvicinato loro e ho chiesto che cavi usassero. Mi hanno guardato straniti. I ragazzi oggi vanno a suonare con i loro strumenti, la loro amplificazione e i loro cavi, e il risultato ottenuto è spesso modesto. Visto e sentito che erano bravi gli ho dato due cavi per i microfoni voce, uno diverso dall’altro, due cavi per le chitarre acustiche e uno per microfonare il cajon. Il risultato è stato straordinario. Loro erano contentissimi e sono rimasti stravolti dal risultato ottenuto. Il loro impianto migliorava drasticamente per effetto del segnale trasferito su cavi differenti, il tutto in maniera molto semplice e fondamentalmente economica.” Tutto questo per sottolineare che i cavi sono una parte importantissima del suono e spesso i musicisti non ne tengono conto affatto.

“Noi di Reference Laboratory vogliamo insegnare ai musicisti qual è il suono, il vero suono che potrebbero ottenere dal loro strumento e ai rivenditori e negozianti che vendono i cavi, qual dovrebbe essere la loro preparazione in merito. Io credo che il cavo non sia un semplice “filo”, come qualcuno lo chiama ancora. Anzi, credo sia una parte fondamentale del percorso del suono, quello che parte dalle mani del musicista per giungere alle orecchie del pubblico. Perché per un certo lavoro in studio ti porti una Fender e per un altro scegli invece una Gibson? Perché sono chitarre diverse e il suono prodotto sarà diverso. Con i cavi bisogna fare lo stesso ragionamento.” In effetti la cultura sull’argomento non sembra essere ben diffusa. Come ci dice Angelo “Se i negozianti insistono nel regalare un cavetto jack qualsiasi a chi compra una chitarra nuova, come segno di gratitudine, quello che ottengono e soltanto sminuire l’importanza del cavo e della sua funzionalità.”

Con un cavo economico la riproduzione dei dettagli sonori è completamente diversa. Il cavo ti trasmette delle frequenze oppure non le trasmette proprio. Esiste nessun compromesso possibile e il fonico non può farci nulla se non ha il segnale, se gli mancano quei dati. “Reference Laboratory ha creato un cavo bilanciato appositamente pensato per collegare il proprio sistema audio alle casse nearfield.” come sottolinea Angelo “Il cavo è il responsabile di tutto quello che ascolti. In studio a volte il suono è povero e il motivo molto spesso sono proprio i cavi economici che vengono utilizzati. Il cavo è un elemento fondamentale. È importante la scelta del rame da utilizzare per l’estrusione e altrettanto importante l’isolamento scelto. Il cavo deve essere conduttivo al massimo e isolato in maniera strepitosa.”

Il conduttore per il monitor nearfield, scelto da Reference Laboratory, è realizzato in rame solido, quindi viene operata una scelta attenta dei connettori, si utilizza stagno puro e viene effettuata una saldatura molto accurata. Il cavo così realizzato viene testato e ascoltato con cura prima di essere consegnato. Questi sono gli elementi fondamentali per produrre un cavo di qualità.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here