Mode che vengono, a volte rimangono

pippo panenero
Pippo Panenero

Se avete sulle spalle più di un paio di decadi vi sarete ormai accorti che quello che il giorno prima era osannato da tutti, il giorno dopo giace dimenticato in un oscuro angolo del nostro mondo. È così per avvenimenti culturali, per correnti politiche e, ovviamente, per le tecnologie anche se, da quando siamo bambini, ci hanno insegnato che queste procedano sempre in avanti. Ma non è sempre vero. Anzi, a volte, più che all’incedere maestoso di un fiume, che viaggia imperterrito verso il mare, ignorando bellamente qualsivoglia ponte, casale o salice piangente gli capiti di superare, a volte dicevo, l’incedere della tecnologia, o quanto meno delle mode legate al suo utilizzo, assomigliano di più al movimento della risacca del mare. Un po’ si va avanti, altrettanto spesso si ritorna indietro.

Nel nostro mondo di musicisti, producer e appassionati di musica in genere, dobbiamo farcene una ragione: non si butta mai via niente. E credo che abbia senso. In fondo, che motivo ci sarebbe nel discutere, così a lungo e approfonditamente, sull’origine materica del timbro di uno Stradivari, se poi ci dovessimo accontentare sempre e solo della sua versione virtuale, campionata o meno, dopo aver dato alle fiamme l’originale?

Sono due strumenti musicali d’utilizzo assolutamente diverso. Il campione (il sample, sia ben chiaro, non quello che vince le gare!) ci sarà di grandissima utilità per creare un bel tappeto sonoro, ottimo nel sostenere la voce della dotatissima cantante di turno. Quello vero, invece, vibrante tra le mani del virtuoso Maestro di turno, ci donerà invece sensazioni impareggiabili e brividi profondi. Sono mondi diversi e nessuno si permette, almeno a certi livelli, di mischiare l’uno con l’altro.

Ecco così che, visto che la virtualizzazione di strumenti di ogni genere compie passi da gigante, ci troviamo tra le mani Softube Modular, molto probabilmente la migliore riproposizione di un modulare Eurorack esistente oggi.

Sull’altro versante vediamo invece che Moog, dopo aver per prima aperto la strada alla sintesi analogica nel mondo della musica (sì, lo so che c’erano anche Cockerell, Pearlman e svariati altri, ma solo “Moog” è riuscito a diventare sinonimo di sintetizzatore), si avvicina oggi al mondo Eurorack con un semimodulare “da paura”. Uno strumentino dotato, sia del suono che del prezzo, di tutte le caratteristiche atte a farlo diventare un must have dei prossimi anni.

Ma nella rivista avrete modo di leggere anche del DSI OB-6, nuovo prodotto dell’inedita accoppiata Dave Smith/Tom Oberheim, e del modulo VCF di Dot Com.

Insomma, c’è tanto synth anche in questo numero, ma sembra ce ne sia sempre di più nella musica che quotidianamente ci accompagna e, se diamo retta ai rumors che circolano
in rete, altri stanno per arrivare. Stay tuned!

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