Mito, pragmatismo ed effetto finale: consigli di sopravvivenza per le nuove generazioni

In questi giorni alcune giovani band mi hanno fatto arrivare il loro primo cd; il cd d’esordio per intenderci, chiedendomi un parere e un aiuto “discografico”.

Non entro nel merito del livello musicale (anche se trovo che oggi alcuni ventenni siano davvero fortissimi) ma questo evento mi ha fatto riflettere.
In realtà, ad essere sincero, non è la prima volta che faccio tale riflessione, ma questa è la prima volta che mi ritrovo a metterla a “fuoco” e non ho potuto non condividere con voi le mie considerazioni.

Quando ricevo un cd, per deformazione professionale, guardo dove è stato realizzato e chiedo al gruppo più informazioni possibili. In un secondo momento lo ascolto e – con mio disappunto – mi ritrovo spesso davanti a cd registrati veramente male, “roba” in stile anni Ottanta; e quando parlo di quegli anni non mi riferisco ai dischi belli che avevano un loro motivo di esistere, parlo proprio di quel sound pessimo, indefinito e senza basse. Visto che sono passati ormai trent’anni dai lontani Ottanta, mi chiedo come sia possibile un livello qualitativo così basso e l’unica risposta sensata è riconducibile all’abbaglio del magic analog feeling.

Sono consapevole che quello che sto per affrontare è un argomento spinoso, ma è un consiglio che mi sento di dare soprattutto ai più giovani, sia a chi paga lo studio per la registrazione sia a chi ha aperto uno studio e deve scegliere le macchine in dotazione.
La tentazione di avere a disposizione un mixer analogico è tanta, me ne rendo conto, soprattutto oggi che costa davvero poco averne uno. Però vedete, mettiamola così, è la somma delle parti che rende forte una catena, un anello debole ed è tutto fragile come quest’ultimo.

Mi immagino l’estasi dei ragazzi durante la registrazione, tutti rapiti dalle tante luci e dalle numerose bobine. Mi sento però di allertarli sul fatto che il cd una volta uscito dallo studio deve arrivare agli ascoltatori nel migliore dei modi: potente, caldo e presente.

Facciamo un esempio: se avete un banco con 48 canali e intendete usarne, mettiamo, 32 in mix con i segnali provenienti dalla vostra DAW e utilizzare i restanti 16 per ritorni, effetti e altro… fanno 32 canali da convertire, giusto?
32 canali audio da convertire, significa spendere molto per le schede audio, per esempio. Oppure avere una sala acusticamente corretta e i monitor tarati per stare sul meter bridge del banco…
La realtà degli studi è però ben diversa. Quello che vedo spesso in giro sono studi che usano schede audio da mille euro (giuro è la media), con 8 o 16 canali di conversione (nel migliore dei casi) e pannelli di “bugnato” (ah!). Volendo si potrebbe fare la stima del costo medio dei convertitori: fanno dai 60 ai 120 euro di conversione per canale.
Vedetela così: la vostra preziosa “voce” viene processata da mille lucine, mille bottoni, transistor veri, ma da un convertitore del valore di circa cento euro. E questo per almeno tre volte (registrazione, mixaggio, e print finale del mix) in una sala acusticamente non curata (ma con dei bei poster).
Non proprio quello che definirei un buon affare.
Certo tutto è possibile, un fuoriclasse vi garantisco farebbe suonare bene anche questo sistema, ma quanti anni di esperienza dovrebbe avere alle spalle?
Il mio consiglio quindi è: andate verso il “giusto mezzo”.
Non fatevi trarre in inganno e non cadete nel trabocchetto. investite i vostri soldi nella qualità, sia che siate clienti dello studio sia che ne siate proprietari in campagna acquisti.
Esistono studi dedicati all’analogico, ma sono pensati, gestiti, costantemente manutenzionati e con un parco macchine molto costoso.
Nel dubbio avendo un budget limitato da investire vi consiglio:
– se cercate uno studio di orientarvi verso una sala acusticamente corretta, con poche macchine ma ben pensate, una showreel che vi dia un’idea della qualità garantita, del talento del fonico. Usare le orecchie più che gli occhi nella scelta.
– se invece state comprando macchinari, cercate soluzioni top level, meglio due canali super curati che 32 buttati là un tanto al chilo. Quindi in questo caso anche se fa meno effetto, è meglio un semplice mouse che un banco da 48 canali, fidatevi. Investite su voi stessi e non sull’apparenza.

Esistono macchinari soggettivamente belli e ne esistono di oggettivamente utili. Per ora, andate sulla seconda opzione e lavorate su di voi e sugli elementi chiave del suono.
Acquisizione, elaborazione e riproduzione, il resto, arriverà da sé in un secondo momento.

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