Mille possibilità in una corda sola

[quote_box_center]“Dell’arpa ho amato l’imponenza, l’originalità. Mia madre mi aveva portata, da bambina, a vedere Il lago dei cigni e la mia attenzione fu rapita dal più vistoso tra tutti gli strumenti che suonavano nella buca dell’orchestra.” Quando inizia a studiare arpa Micol ha otto anni e il desiderio di dedicare allo strumento il proprio futuro. Poco tempo dopo si iscrive al conservatorio Niccolò Paganini di Genova, per passare in seguito al Francesco Morlacchi di Perugia, arrivando al diploma a soli diciotto anni.[/quote_box_center]

— Francesca Gaudenzi

©2015 Stefano Cioffi
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]“I[/su_dropcap]nizialmente mi ero dedicata allo studio delle arpiste classiche, per capire come rendere pulito il suono, ma con lo scorrere del tempo mi rendevo conto di come ogni corda cambiasse timbro, quando il polpastrello la toccava e mi accorgevo delle mille possibilità che si generavano suonando, motivo per cui ho iniziato a ‘sporcare’ i suoni per renderli miei.” Oltre a scoprire le combinazioni che l’arpa le offre, Micol decide di entrare in contatto con più generi per creare qualcosa di unico, destinato a rimanere nella memoria di chi ascolta. Gli anni passati a Perugia le fanno amare la musica jazz: “Seguivo tutti i concerti durante il festival di Perugia, così mi sono appassionata al percussionista Trilok Gurtu, dando spazio anche alla musica pop e al latin jazz. La sera per addormentarmi ascoltavo colonne sonore dei film.”

Un altro ambito scoperto durante l’adolescenza è quello del canto lirico, materia che l’accompagna fino al diploma, dopo il quale arriva il debutto in orchestra: viene chiamata a partecipare a diverse formazioni, dall’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole, a quella per professori d’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino fino ad arrivare all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini fondata dal maestro Riccardo Muti: “Lavorare in orchestra non è facile e può capitare di ritrovarsi a casa da un giorno all’altro pur se arricchiti da un bagaglio infinito messo a punto con i più grandi maestri. Se si aggiunge che per ogni orchestra c’è bisogno di una sola arpa e che le orchestre stabili in Italia non sono moltissime, ci vuole poco a capire che diventare versatili ed essere pronti a nuove esperienze è una necessità. Per questo mi capita di lavorare come solista, in produzioni teatrali o come cantautrice nei pub.” Col passare degli anni l’arpa non rappresenta più solo uno strumento da suonare secondo i canoni tradizionali, ma un vero e proprio mezzo d’innovazione, attraverso il quale sperimentare: “Coloro ai quali mi ispiro molto spesso non hanno nulla a che fare con l’arpa. In questo momento mi ritrovo nella musica grunge, nel punk, nella musica elettronica e nel rock progressive perché sono in cerca di emozioni contrastanti.”

[pull_quote_right] … per ogni orchestra c’è bisogno di una sola arpa e che le orchestre stabili in Italia non sono moltissime, ci vuole poco a capire che diventare versatili ed essere pronti a nuove esperienze è una necessità.[/pull_quote_right]

Ad essere in contrasto, nella sua vita, non sono solo le emozione che la musica le regala, ma anche le esperienze professionali. Da un po’ di tempo Micol ha infatti dato il via alla sua attività di artista di strada: “Era nato tutto come un gioco, quando mi trovavo in Sardegna poi, una volta tornata a Roma, ho deciso di farla diventare un’attività regolare. Ho svolto tutte le pratiche necessarie e per le mie esibizioni ho scelto Piazza Navona. Certo, si tratta di un lavoro che presenta delle difficoltà: può capitare di trovarsi di fronte a qualunque tipo di persona e di doversi scontrare con la mancanza di tutele e regolamentazioni, ma ogni giorno passato in Piazza per me è stato una conquista. L’arte attrae le persone, dal turista al cittadino, dal manager in giacca e cravatta ai bambini e agli adolescenti, ma a volte possono passare minuti interi prima che qualcuno si fermi e per difendermi dalla solitudine ho imparato a estraniarmi. Mentre suono chiudo gli occhi e lascio che le mie dita vadano da sole. Mi perdo nella musica e quando mi riprendo capita di trovare intorno a me una folla di persone silenziose che si sono fermate e mi stanno regalando il loro tempo.”

Col passare del tempo Micol si è fatta notare e la sua immagine e la sua musica hanno cominciato a girare attraverso gli scatti e i filmati delle persone che ha incontrato, fino a essere notata da una giornalista di Repubblica che l’ha intervistata per la pagina web del quotidiano e proprio grazie a quest’intervista a Micol è stata offerta la possibilità di partecipare a Web Notte, esperienza che considera un vero punto di forza nella propria carriera: “Mi chiamarono per parlare della mia musica a Piazza Navona. Sembrava strano che una persona diplomata al conservatorio e con diverse esperienze in orchestra avesse deciso di fare l’artista di strada, ma è stato proprio grazie a quell’esperienza che ho potuto specializzarmi su un repertorio piuttosto vasto che includesse musicisti come i Daft Punk o Michael Jackson. A Web Notte mi hanno chiesto qualcosa che destasse scalpore e mi sono presentata con Firth of Fifth dei Genesis. In seguito ho portato brani degli Area, dei Nirvana e anche classici del pop italiano come Di sole e di azzurro di Giorgia.”

Ultimamente Micol è stata invitata a partecipare alla decima edizione del Rio Harp Fest, festival mondiale dell’arpa che si svolge nella città di Rio de Janeiro, una conferma che va ad arricchire un curriculum già nutrito e vario, ma per quel che riguarda il futuro l’artista non si pronuncia: “Non voglio anticipare niente, perché la mia vita è sempre stata in balia delle onde. La svolta geniale, per quanto mi riguarda, è stata lo scoprire l’arte di strada. Non ho mai avuto un’anima classica. So stare alle regole, ma è come se dentro avessi una rivoluzione e l’arpa mi aiutasse a esprimerla, a portarla per le strade attraverso le sue corde, insieme al rock, al pop e a tutti i generi che amo.”

PH Stefano Cioffi http://goo.gl/cwndfW

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