Con una piccola, ma fondamentale modifica, Mapex direziona la serie Saturn verso l’empireo delle batterie acustiche.

La serie Saturn in sè non è sicuramente una novità per i batteristi, ma ogni edizione ha rappresentato un passo avanti rispetto a quella precedente. La nuova Saturn V (quinta edizione, insomma) apparentemente non presenta chissà quali novità, ma si sa che spesso ciò che realmente conta non è necessariamente visibile. Partiamo da quel che non è cambiato: fusti in acero e noce (ormai una certezza), blocchetti piccoli (eleganti e aggressivi), cerchi a tripla flangia da 2,3 mm, gamma di finiture (a parte un paio di novità per la versione Exotic), configurazioni di base. Vediamo invece cosa è cambiato: i reggitom (che uniscono in un singolo pezzo braccio a L, regolazione a sfera e pinza per l’aggancio a un asta), i piedini del timpano (cresciuti in lunghezza) e – soprattutto – i bordi. Infatti per la Saturn V Mapex ha optato per i bordi Soniclear, andando a cambiare la singola parte più influente per quanto riguarda il suono, cioè quella dove fusto e pelle vengono a contatto. I bordi Soniclear presentano un taglio a 45° o 60° verso l’interno (a seconda dei componenti) a partire da circa metà dello spessore del cilindro. Sul punto di incontro tra pelle e fusto il bordo risulta leggermente appiattito e poi arrotondato verso l’esterno, offrendo maggior contatto tra i due elementi, che migliora la trasmissione di vibrazioni, aumenta la presenza delle frequenze basse, amplia la gamma delle accordature possibili e offre un sustain un po’ più controllato e proporzionato tra i diversi diametri. Per il nostro test abbiamo a disposizione il kit SV529XEB MXN, composto da cassa da 22” x 18”, tom da 10” x7” e 12” x 8”, timpano a terra da 16” x16”, con finitura Natural Maple Burl (radica di acero laccata lucida).

Il test

La realizzazione dello strumento in esame risulta impeccabile in ogni componente: bordi liscissimi, finitura perfetta, meccaniche essenziali, ma precisissime. Si sa che l’estetica è principalmente una questione di gusti, ma troviamo difficile immaginare che qualcuno possa non subire il fascino della radica di acero abbinata alle meccaniche cromate nere, il giusto bilanciamento di raffinatezza e cattiveria. Anche la facilità con cui lo strumento si lascia accordare testimonia la bontà di bordi e meccaniche; estratto dalle scatole, nel giro di non più di 5-6 minuti è pronto da suonare. E come suona. La cassa aggredisce subito l’ascoltatore con un attacco immediato, ma non artificioso, senza quel “ciak” un po’ sintetico che a volte penalizza le casse così profonde. Lo sviluppo del suono è graduale, con le frequenze basse che man mano aumentano di presenza, terminando con un “woof” di notevole bellezza. Anche il volume sviluppato è impressionante e il sustain risulta piacevolmente controllato (ma tutt’altro che assente) anche senza foro sulla pelle frontale e senza niente all’interno del fusto. C’è una leggera risonanza sui medio-acuti, tipica dei fusti “freschi” e profondi, ma è sufficiente un piccolissimo pezzo di panno (10 x 10 cm circa) poggiato all’interno del fusto per ammutolirla, senza perdere presenza, dinamica e corpo. Una cassa veramente impressionante, che dovrebbe far felici gli altri componenti della band per volume e bellezza. Tom e timpano colpiscono per la precisione del suono (sempre con le frequenze basse in bella evidenza), per la versatilità e per il sustain “giusto”. Sappiamo che è difficile dare una definizione di sustain “giusto”: per noi si tratta di quel sustain che lascia sviluppare pienamente le possibilità tonali del fusto e si spegne giusto a tempo con l’attenuarsi delle frequenze basse, senza aloni o risonanze strane che disturbino il fraseggio tra i vari componenti. Un sustain, quindi, che risulta leggermente più lungo con l’incrementarsi del diametro del fusto, creando un set armonico e bilanciato. La tenuta dell’accordatura è ottima, così come la risposta alle diverse accordature, veramente ampia. Per curiosità abbiamo provato a sostituire le pelli originali di tom e timpano con Ambassador sabbiate come battenti e Diplomat sabbiate come risonanti (regolando l’accordatura su tensioni più tipicamente “jazzistiche) con ottimi risultati, sia dal punto di vista melodico che da quello dinamico, senza alcuna perdita di precisione e calore.

Conclusioni

La Mapex Saturn V è uno strumento pienamente azzeccato: offre la familiarità del suono tipico dell’acero, con un leggero boost sulle frequenze basse e un attacco un goccio più aggressivo; si presenta praticamente priva di armoniche spiacevoli e sfoggia un bilanciamento tra i vari componenti che non è così facile da trovare. Il tutto a un prezzo più che ragionevole. Tenete presente che il prezzo di listino riportato si riferisce al set con finitura Exotic: bellissimo, ma anche il più costoso. I modelli con finitura laccata, o ricoperta, possono far risparmiare qualche centinaio di euro, offrendo la stessa performance. Prova consigliatissima.

M. Casale Bauer

Tel. 051 766648
www.casalebauer.com
info@casalebauer.com
SV529XEB MXN (Natural Maple Burl): 2.554,68 euro  Iva compresa

Strumenti Musicali n. 2 — Marzo 2016

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