— Giulio Curiel

[quote_box_center]Con la serie M3 di M-Audio il monitoraggio a tre vie diventa accessibile anche per una vastissima fascia di studi domestici e semiprofessionali grazie a un costo davvero contenuto. Ma tre vie servono veramente? E si possono offrire anche a basso prezzo? Vediamolo insieme![/quote_box_center] [su_slider source=”media: 1620,1621″ link=”lightbox” title=”no”] [su_dropcap size=”5″]I[/su_dropcap]l numero di vie di un diffusore è prima di tutto una scelta progettuale, un punto di vista su quale possa essere la miglior ricetta per garantire un buon ascolto. Da un lato vi sono progettisti che ritengono che l’ideale sia affidare tutto lo spettro audio al minor numero possibile di altoparlanti, per favorire la coerenza di emissione ed evitare l’insorgenza di problemi di fase all’incrocio. Dall’altro vi sono progettisti che invece, ritenendo impossibile coprire tutto lo spettro con un unico driver, decidono di suddividerlo in un numero di vie elevato in modo da attribuire a ciascuna di essa quella stretta fascia di frequenze in cui ciascun altoparlante esprime la massima linearità. Questi due approcci però vengono spesso sopraffatti da considerazioni di prezzo: in tal caso infatti prevale la necessità di bilanciare il costo di produzione col risultato finale e, nella fascia economica, ciò si traduce quasi sempre nella scelta di configurazioni a due vie. Tre altoparlanti, tre tagli di crossover e – nel caso si opti per l’amplificazione attiva a bordo – tre amplificatori costano infatti “troppo”. Non deve evidentemente pensarla in questa maniera la M-Audio che con la serie M3 dell’anno scorso si è aggiunta alla ristretta pattuglia di costruttori di monitor a tre vie di prezzo contenuto. Il marchio americano ha però voluto andare oltre alla situazione esistente e ha deciso di posizionare gli M3 (oltre a quello in test, esiste anche un modello maggiore con woofer da 8”) in un range di prezzo davvero basso. In effetti, a dare un primo sguardo all’M3-6 si fa fatica a credere che si tratti di un diffusore monitor venduto a una cifra tanto contenuta: la costruzione è solida e ben eseguita, mentre il pannello frontale in finitura lignea garantisce al prodotto un aspetto “lussuoso” che non può che ben disporre l’acquirente e chi convive con lui. I 10,5 kg di peso di per sé testimoniano di un generoso impiego di materiali, mentre i bordi arrotondati del cabinet vinilico e soprattutto la precisa fresatura del baffle frontale in funzione anti-diffrazione confermano tale impressione. Gli aspetti positivi continuano con l’analisi degli altoparlanti: il woofer è un componente in kevlar tessuto (materiale nobile per definizione) da 6” con sospensione in gomma liscia, mentre midrange e tweeter sono assemblati in un unico gruppo concentrico. Ciò ha la duplice funzione di contenere da un lato la dimensione globale del monitor, e dall’altro di garantire un’emissione più coerente tra i due altoparlanti che, insieme, si occupano di tutta la gamma dai 400 Hz in su e quindi di gran parte del “voicing” del diffusore. Gli altoparlanti sono raccordati col pannello tramite flange smussate in plastica, ancora in funzione anti-diffrazione. Venendo ai dettagli di midrange e tweeter, il primo ha una costruzione simile al woofer e prevede una membrana in kevlar da 5”, mentre il secondo è in seta da 1” e gode di una guida d’onda circolare. Tra i due gruppi di altoparlanti è montato un led blu che dovrebbe essere visibile solo quando si è posizionati nello sweet spot. Posteriormente vi sono delle buone sorprese: gli ingressi sono su XLR, jack e pin RCA a garantire la massima flessibilità di connessione, mentre le manopole prevedono controlli di livello globale ed EQ sulle tre bande con range di +/- 6dB. L’equalizzatore è anche disinseribile tramite una levetta, mentre un filtro Low Cut può essere ingaggiato con frequenze di taglio di 80 o 100 Hz quando sia previsto l’abbinamento a un sub. Un abbondante dissipatore alettato ci rassicura che la triamplificazione di bordo è in classe AB e non a commutazione. La porta del reflex che costituisce il carico acustico del woofer è di tipo lamellare ed è posizionata posteriormente. La costruzione avviene “ovviamente” in Cina: in nessun altro paese è oggi possibile realizzare un prodotto con questa qualità costruttiva a questo prezzo.

Il test

Il monitor M-Audio M3-6 colpisce subito per il suo suono organico e musicale: sono qui distanti gli approcci iper-analitici di certi costruttori che vedono il monitor più come strumento “tecnico” che come oggetto d’ascolto. Nessuna gamma di frequenze predomina sulle altre e vi è un risultato sonoro di grande coesione. Il basso non è particolarmente esteso e fa più che discretamente il suo lavoro, rimarcando soprattutto un buon controllo. L’estremo acuto è invece lineare, morbido e dettagliato in maniera naturale. Ad alcuni può mancare una prestazione più frizzante in cima allo spettro, ma per molti l’M-Audio sarà invece perfetto. Ciò che caratterizza l’M3-6 è però un’ampia gamma media: generosa, plastica e tridimensionale, luminosa ma non troppo chiara, fornisce piena motivazione all’essere “tre vie” di questo diffusore. La resa dell’M3-6 è ideale con tutti quei generi e programmi che puntano tanto sulle voci e anche sugli strumenti acustici: i producer pop di scarse finanze hanno trovato il loro riferimento. La costruzione del monitor si porta in dote due caratteristiche di posizionamento, una positiva e l’altra negativa: quella positiva è che l’M3-6, grazie al gruppo mid-tweeter concentrico, soffre assai meno di altri monitor una eventuale collocazione orizzontale. Quella negativa è che il reflex posteriore ha bisogno di aria per lavorare e teme come la peste posizionamenti vicino al muro posteriore o, peggio ancora, in strutture con volumi d’aria posteriori come per esempio librerie e scaffali.

Conclusioni

Volendo restare su prodotti di qualità e provenienza “certa”, l’M-Audio M3-6 è il più economico monitor a tre vie in commercio sul mercato. In questa posizione svolge ottimamente il suo ruolo e si conferma scelta del massimo interesse per generi che sulle voci e sulle medie in generale puntano molto. Attenzione solo al suo posizionamento.

Soundwave

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Strumenti Musicali n. 4 — Ottobre 2014

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