Lunga vita al secolo breve

1990 fondo autunno musicale como

La musica contemporanea e del Novecento è una storia in corso che va protetta e conosciuta. Ne parla Maddalena Novati, consulente musicale e presidente di NoMus, Novecento Musica.

Esiste a Milano un gruppo di studio composto da musicologi, musicisti e ricercatori, con la passione per la musica contemporanea e la consapevolezza che alcuni “pezzi” di una certa storia musicale del secolo scorso sono a rischio scomparsa: dalle registrazioni alle partiture alle macchine e tutto quel contorno – corrispondenza artistica, contratti, manifesti, programmi di sala – indispensabili per definire il contesto dove una certa storia culturale si è formata. Si sono organizzati nell’Associazione NoMus; a Milano in via Vignoli 37 hanno una sede aperta al pubblico per la consultazione del vastissimo archivio cartaceo e audio/video già recuperato e in parte digitalizzato. Fanno attività di divulgazione in collaborazione con il Museo del Novecento e il museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco e, da un paio di anni, sono tra i protagonisti della vita culturale della città. Il Presidente di NoMus è Maddalena Novati. Dopo 35 anni di lavoro come consulente musicale alla Rai, Novati è stata tra i maggiori promotori del recupero dei macchinari dello Studio di Fonologia della Rai di Milano e il suo impegno in NoMus pare sia il normale continuum.

«Il Novecento milanese (e lombardo) ha avuto forti personalità musicali. Rendere loro testimonianza, conservarne il patrimonio culturale e la loro eredità artistica è necessario per tramandare la memoria storica dei più importanti movimenti artistici operanti sul territorio milanese: dalla Scapigliatura ai Futuristi alla nascita dello Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai. Raccogliendo queste testimonianze emerge il quadro della Milano del Novecento musicale, intrinsecamente legato al mondo artistico e letterario della città. Faccio un esempio: Bruno Maderna nel 1955 fonda insieme a Luciano Berio lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai; nell’anno successivo dirige le musiche di Weill nell’Opera da tre soldi di Brecht nella mitica messa in scena di Strehler al Piccolo Teatro con Tino Carraro e la Milly, nel 1956. E chi fece la traduzione ritmica italiana del libretto tedesco? Gino Negri che, guarda caso, lavorava anch’egli in Rai e, guarda caso, frequentava proprio quello Studio di Fonologia Musicale creato l’anno precedente da Berio e Maderna. In quegli anni, lo Studio era diventato il miglior centro di ricerca per la musica elettronica in Europa, fucina di idee e di ricerche anche sul linguaggio poetico tanto che Umberto Eco ne era uno dei frequentatori e collaboratori. In collaborazione con il Museo del Novecento, NoMus dal 2013 ha iniziato una serie di Omaggi dedicati a Cathy Berberian, Roberto Leydi, Gino Negri, Riccardo Malipiero, Bruno Bettinelli, Luciano Chailly e altri. Sono personaggi legati fra di loro, che frequentavano la Rai, chi addirittura con funzioni manageriali come Luciano Chailly, prima consulente musicale, poi direttore dei programmi televisivi e infine direttore artistico dell’Orchestra Rai. Negli Omaggi per esempio abbiamo proiettato video che ho recuperato nelle Teche Rai; esposto bozzetti di scena che Mariuccia Rognoni e Almerina Buzzati hanno messo a disposizione; quadri e opere pittoriche come, ad esempio, le Tavole per Accettura dipinte da Ernesto Treccani e sonorizzate da Riccardo Malipiero. Insomma, facciamo conoscere al pubblico vasto, che frequenta il Museo del Novecento, una Milano degli anni Cinquanta e oltre che forse era stata un po’ trascurata».

Che tipo di ritorni avete ottenuto da queste attività di divulgazione e in quale modo cercate, per l’appunto, di divulgare a un pubblico vasto?

La serie degli Omaggi ha avuto un’ottima accoglienza, tanto che il Museo del Novecento ci ha chiesto di co-produrre le piccole mostre che allestiamo nella Sala Rampa quasi trimestralmente. In questa piccola saletta, all’inizio della rampa che porta al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, cerchiamo di dare l’idea più completa possibile del personaggio che stiamo studiando. Per l’Omaggio a Bruno Maderna abbiamo esposto le locandine del Teatro alla Scala, con Maderna come direttore d’orchestra; le pagine di partiture fra le più rappresentative della sua opera di compositore; l’archivio della Società Umanitaria ci ha permesso di esporre in originale tre locandine di concerti riguardanti musiche elettroniche composte da Berio e Maderna e da loro organizzati negli anni Cinquanta e Sessanta per il Teatro del Popolo e presso l’Auditorium dell’Alfa Romeo: avvenimento avveniristico per quegli anni. E poi i contributi audio e video con un documentario realizzato da NoMus con le testimonianze di Maurice Bejart, Karlheinz Stockhausen, Luciano Berio, Roman Vlad, Luciano Chailly e stralci di interviste a Maderna, con prove d’orchestra di sue composizioni, o direzioni di brani di repertorio come La Sagra della primavera di Stravinskji: un bel filmato Rai del 1963.

In questi anni avete recuperato e digitalizzato diversi fondi e archivi.

Sì e siamo molto fieri di aver potuto salvare l’intero Archivio dell’Autunno Musicale di Como, che si svolgeva a Villa Olmo (e su tutto il territorio della Regione e anche oltre) a partire dal 1967 al 2010. È un magnifico esempio di fondo costituito da “Archivio di impresa”, con tutti i documenti relativi ai contratti, alla gestione manageriale, e “Archivio musicale” costituito da oltre 2000 audiocassette, da circa 300 partiture, oltre 400 manifesti e locandine, circa 5000 foto, 10 tesi e innumerevoli programmi di sala, progetti di preparazione delle stagioni, depliants, cataloghi e documenti cartacei vari raccolti in oltre 200 faldoni.

Cosa vi preoccupa, invece?

Uno dei miei crucci è quello di non essere ancora riuscita a recuperare per intero il Fondo dei Frati Minori del Teatro Angelicum che visse le sue stagioni musicali a Milano dal 1941 al 1987. Presso la Biblioteca dei Frati Minori rimane poca cosa, ad esempio restano le versioni in cd dei dischi registrati. I nastri analogici, i master, non si sa dove siano andati a finire, se rimasti nelle case discografiche per la pubblicazione, o chissà in quale altro posto. L’Associazione dell’Angelicum, che alla sua nascita nel 1941 ebbe il coraggio di fondare una orchestra di sole donne, nel dopoguerra fu uno dei protagonisti della rinascita culturale e artistica di Milano e un esempio irripetibile per l’Italia e l’Europa. Grazie all’aiuto dei soci di NoMus abbiamo recuperato circa 15 dischi di vinile, oltre 200 programmi di sala, 1 faldone di pratiche cartacee. La maggior parte dei programmi di sala, oltre 90, ci sono stati donati dal maestro Lorenzo Arruga, della cui testimonianza e memoria storica ci siamo avvalsi per ricostruire buona parte del percorso del fondo. Altri materiali ci sono stati donati da Maria Isabella De Carli, pianista e clavicembalista, altri ancora li abbiamo ritrovati nel Fondo Bettinelli, grazie a Silvia Bianchera Bettinelli, compositrice, insegnante e moglie del compianto maestro Bruno Bettinelli, di cui tra l’altro conserviamo in copia digitale l’Archivio. Ci piacerebbe che, chi avesse avuto a che fare con l’Angelicum, o che conservasse vecchi programmi di sala, o dischi in vinile, potesse donarceli o semplicemente prestarceli per il riversamento digitale in modo da completare l’intero percorso artistico.

Lei è stata uno dei protagonisti del salvataggio e della valorizzazione delle macchine e degli archivi dello Studio di Fonologia di Milano; ci sono degli ambiti paragonabili, in quanto a complessità?

A NoMus sono depositati due fondi molto interessanti e di contenuto quasi simile: sono il Fondo Vassil Kojucharov e il Fondo Gino Marinuzzi Jr. Entrambi si riferiscono a compositori che hanno agito prevalentemente nell’ambito della musica per film o d’accompagnamento. Marinuzzi Jr. lavorò molto anche in Rai come autore di colonne sonore di sceneggiati televisivi ad esempio Jekyll, con Albertazzi, Le inchieste del commissario Maigret o film come La Mandragola di Lattuada con Totò o La carrozza d’oro di Renoir con la Magnani. Kojucharov fu attivo a Roma dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Settanta, prevalentemente come autore di colonne sonore di film western, film di genere o popolare. Di questi film abbiamo non solo i nastri (che Maurizio Corbella e Alessandro Bratus, curatori dei fondi stanno digitalizzando) ma anche le relative partiture e nel caso di Kojucharov anche i relativi schizzi e quaderni di editing, nei quali sono ben visibili e documentabili i metodi di lavoro e di montaggio delle singole tracce sonore rispetto alle immagini: si è così in grado di tracciare tutto il percorso di sincronizzazione che fa l’autore di musica per film quando deve sonorizzarlo. Un fondo che ci darà invece filo da torcere è quello chiamato Fondo Gacarù, interamente donatoci dai signori Vicenzetto e Somaglia, corniciai da quattro generazioni in Milano. Il fondo contiene, oltre a programmi di sala, stampe, manifesti, libretti d’opera e libri, una serie di dischi di vinile, acetati e lacche di ogni dimensione e velocità. Il che significa che, per riversarli in digitale, dovremo fare molta attenzione sia per la fragilità dei supporti che per la difficoltà di lettura degli stessi. Forse per i più delicati come i V disc, i dischi realizzati dagli americani dal 1943, i cosiddetti dischi della Vittoria, ci serviremo della tecnica detta riversamento per Immagini digitali. Ma vedremo, perché occorrono mezzi appropriati e parecchi soldi e una associazione senza scopo di lucro come la nostra per il momento non li ha. Nel Fondo Gacarù abbiamo anche una bellissima raccolta di documenti inerenti all’Associazione dei palchettisti della Scala, con documenti che datano a partire dal 1851.

Come si può “adottare un museo/archivio” con NoMus?

Il più semplice è una donazione da nomusassociazione.org la piattaforma di crowfunding è di Retedeldono e la donazione può essere detratta dalle tasse. Oppure si può diventare soci; per i giovani fino a 25 anni bastano 10 euro.

 

Strumenti Musicali – Gennaio 2016

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