Dipingere con le corde

[quote_box_center]“Painting with strings” è il titolo dell’ultimo disco, ottimo, del duo costituito da Luigi Tessarollo e Roberto Taufic, chitarristi dotati di raro gusto e tecnica. Insieme, tra jazz misto a suggestioni latine e mediterranee, fondono le loro esperienze in un unico affascinante strumento.[/quote_box_center]

— Luca Masperone

Tessarollo[su_dropcap style=”flat” size=”4″]S[/su_dropcap]e Stefano Bollani indossa un cappello unicamente “per poterlo poi prosaicamente togliere di fronte a Tessarollo e Taufic” ci sarà un motivo. In questo caso, al di là delle doti indiscutibili dei due chitarristi, c’è la perfetta fusione tra i loro strumenti e le loro parti, un sound compatto all’interno del quale una delle due voci non può esistere senza l’altra. Incontriamo Luigi per scoprire qualcosa di più sui 10 brani che compongono “Painting with strings”, ultima fatica discografica del duo, nata in soli due giorni di registrazioni live in studio, ma simboleggiante un percorso che dura ormai da oltre 10 anni.

Luca Masperone Parliamo del duo Tessarollo-Taufic e del disco “Painting with strings”, titolo molto evocativo. Come nasce il progetto?
Luigi Tessarollo Io e Roberto abitiamo entrambi a Torino e questo ha certamente agevolato il nostro sodalizio. Tempo fa una cantante con cui lui suonava gli ha chiesto a quale altro chitarrista avrebbe voluto affiancarsi per estendere l’organico. Roberto ha fatto il mio nome e mi hanno chiamato. Da lì è poi nato il nostro duo, dodici o tredici anni fa.

Luca Come si è sviluppato il perfetto interplay che c’è tra di voi? È stata una cosa immediata o si è creata nel tempo?
Luigi Inizialmente rischiavamo che uno di noi prevalesse sull’altro. Abbiamo lavorato con molta perizia e attenzione per trovare l’equilibrio del nostro rapporto, tendendo a sublimare il concetto di duo in una sorta di “mono a due”: nella scrittura, nell’equilibrio degli spazi e nella fusione dei volumi. La mia idea del duo è alla Joaquín Rodrigo: se togli una chitarra l’altra non sta in piedi da sola, le due chitarre si devono fondere, diventare un unico strumento. Sono molto soddisfatto del risultato, sempre apprezzato dal pubblico non solo in situazioni raccolte, ma anche quando suoniamo su grandi palcoscenici all’aperto.

Luca A quanto ammonta la componente improvvisativa del disco?
Luigi Al 50%: molti temi sono rigorosamente intoccabili, alcuni hanno componenti improvvisate nella parte d’accompagnamento, la maggior parte ha due parti scritte ed incastrate. Ogni brano ha comunque una componente melodica improvvisata spesso come vero e proprio “assolo”.

Luca Come è avvenuta la fase compositiva dei brani originali? Gli arrangiamenti sono nati assieme al brano (penso ad esempio alla bellissima e suggestiva “Amanheceu”) o sono stati elaborati successivamente?
Luigi Come nel nostro precedente CD “Jogo de Cordas – Stringsgame”, molti brani originali sono stati scritti appositamente per duo di chitarre: “Easy Chorinho”, “Amanheceu”… Tutti gli arrangiamenti sono diretti con scrupolo e perizia alla nostra sonorità, riadattando anche alcuni nostri temi scelti con cura tra i molti composti in passato per altri progetti, come “Day Dreaming”, “Therasia”, “Bate e Rebate”…

Luca Il disco è stato registrato live in studio in due giorni. Durante le sessioni di registrazione avete eseguito più versioni dello stesso pezzo?
Luigi È stato quasi tutto suonato “buona la prima”; da questo scaturiscono freschezza e feeling, ecco perché il disco è a questo livello. L’affiatamento è enorme.

Luca Vuoi parlarci delle chitarre che avete utilizzato nell’album?
Luigi Io e Roberto suoniamo due chitarre identiche, costruite dallo stesso liutaio brasiliano: Fraterno Brito. In un paio di brani io utilizzo anche la mia consueta Gibson 175, che uso spesso in altri progetti, come ad esempio nel nuovo CD con Mattia Cigalini, Paolino Dalla Porta, Manhù Roche. Al momento ho abbandonato qualsivoglia effetto, di cui ho fatto invece profuso uso in passato.

Luca Come cambia il tuo approccio a seconda che utilizzi la chitarra semiacustica, classica o acustica?
Luigi È il timbro a ispirarmi a immaginare mondi diversi, soprattutto compositivamente, a volte anche melodicamente. Inoltre con ogni chitarra adotto la tecnica più appropriata per farne risaltare le specifiche possibilità espressive nella loro totalità.

Luca Tu e Taufic siete due chitarristi eccellenti: sinceramente, ritieni sia sufficiente studiare e fare pratica per raggiungere i vostri livelli?
Luigi Purtroppo assolutamente no: a parte una predisposizione naturale più o meno intensa al gusto e al senso del bello musicale, che fa sempre una differenza di base tra i diversi livelli, c’è comunque il bagaglio personale di un’esperienza di vita musicale, che non deve necessariamente essere lunga o varia… può anche essere breve, ma intensa.

Luca Parlaci del tuo periodo di studio e della tua attività didattica, presente e passata.
Luigi Attualmente detengo la cattedra di Chitarra Jazz al Conservatorio di Torino dove insegno anche Armonia, Musica d’Insieme e Analisi. Prima ho insegnato jazz in numerosi qualificati Conservatori italiani (Milano, Como, Trento, La Spezia), ho tenuto diversi seminari in Italia e all’estero e collaboro oramai da 15 anni con il Berklee College di Boston. Sono stato inoltre per diversi anni docente di Storia del Jazz al Conservatorio di Genova. Le mie esperienze formative sono state davvero numerose: dai diplomi di Conservatorio in Chitarra Classica e in Musica Jazz, agli incontri con grandi maestri del jazz come Jim Hall, John Scofield, Dave Holland fino agli studi musicali in India (ho frequentato il Conservatorio di Varanasi) e in Turchia. Ho avuto anche la fortuna di consumare importanti esperienze professionali: sono stato chitarrista della RAI-TV nei primi anni ottanta, ospite in trasmissioni televisive in RAI… chitarrista di Gloria Gaynor!

Luca Insegni jazz in Conservatorio: ci parli dei programmi dei corsi? A chi sono rivolti e quali sbocchi offrono agli studenti?
Luigi Ogni Conservatorio ha i suoi programmi, piuttosto personalizzati. A Torino il livello è altissimo. Devo dire che c’è anche un filtro selettivo molto accurato. I corsi sono tutti rivolti a musicisti che intendono intraprendere seriamente la carriera di musicista jazz.

Luca Come si configura la tua collaborazione con la Berklee School a Umbria Jazz?
Luigi Siamo un affiatatissimo gruppo di jazzisti italiani, coordinato da Giovanni Tommaso, che conoscono da anni a menadito le problematiche della gestione dei corsi che la Berklee tiene a Perugia per 15 giorni, nel mese di luglio, ormai da trent’anni. Insieme allo staff americano gestiamo la didattica e l’organizzazione dei corsi. Abbiamo sempre più di 200 allievi che si esibiscono in concerto a fine corso, coordinati da noi.

Luca A proposito delle tue varie illustri collaborazioni, vuoi raccontarci qualche aneddoto per ognuno dei principali artisti con cui hai lavorato?
Luigi Beh, dovrei scrivere un libro… sono troppi. Uno carino è con Stefano Bollani: durante una prova vicino ad una chiesa con il nostro duo “Omaggio a Bill Evans e Jim Hall”, spesso le campane si mettevano a suonare, forte, sempre lo stesso motivetto, distraendoci dalla prova. Mi sono assentato un momento, lasciando la chitarra sulla sedia. Quando sono tornato ho visto Stefano con la mia chitarra al collo che cercava di riprodurre la melodia delle campane su una corda. Allora mi sono messo al piano e ho cercato di accompagnarlo. Da lì è nata una sorta di sketch: a volte prima del secondo set ci presentavamo io al piano e lui alla chitarra… e suonavamo malissimo quel motivetto! Un’altra cosa che ricordo è la sequela di terrificanti e sfortunati episodi capitati tutti in uno (e solo in quello!) dei numerosi tour che feci con Maurizio Giammarco nel gruppo Passage negli anni ’90, con gli americani Dean Johnson e Ron Vincent, rispettivamente a quel tempo contrabbassista e batterista stabili di Gerry Mulligan. Durante uno dei viaggi l’auto di Maurizio si fermò senza benzina e lontanissimo da qualunque benzinaio. Poi tamponai con la mia macchina l’auto di Maurizio, di notte rientrando in albergo dopo uno dei concerti. In un altro live un tecnico inciampò in un cavo e mi fece cadere dal palco il Mesa Boogie di faccia, disintegrandomi tutti i potenziometri; Dean Johnson dimenticò il proprio adattatore di corrente nella città del concerto precedente, a 300 km di distanza… e non so cos’altro. Verso la fine del tour scommettevamo divertiti tra di noi sulle prossime “disgrazie” che ci sarebbero capitate. Infine, un altro episodio davvero divertente è successo quando a Pisa, con il mio quartetto con George Garzone, il presentatore scambiò sempre il mio cognome con quello simile di un altro noto chitarrista italiano: mi presentò quindi, sbagliando, all’inizio del concerto, alla fine del primo set, all’inizio del secondo set e alla fine dell’esibizione! Noi non dicemmo niente, sbellicandoci dalle risate. Solo alla fine, dopo aver salutato tutti e ringraziato, Garzone con il suo proverbiale humour disse: “A proposito, il chitarrista che ha suonato per voi è Luigi Tessarollo”.

Luca Quali differenze riscontri tra la situazione live italiana e quella estera, attingendo dalla tua esperienza personale?
Luigi A mio avviso, il livello, la varietà artistica, il pullulare di festival, rassegne e attività jazzistica nel nostro paese sono di gran lunga superiori al resto d’Europa, dove questo tipo di eventi si concentra prevalentemente nelle capitali o nelle città più importanti. Come artista è certamente appagante la condizione di ospite e la valorizzazione che viene data all’estero, inoltre in genere le condizioni organizzative e la serietà professionale sono ahimè ben superiori. Eppure (potrei sembrare controcorrente) preferisco esibirmi in Italia… qui il pubblico è davvero ricettivo, inoltre ovunque da noi, e molto raramente all’estero, è impensabile un qualunque concerto senza un bel momento conviviale con la band e gli organizzatori, prima o dopo gli eventi, che molto spesso si tengono in “location” mozzafiato. Tutte cose che bastano a farmi preferire una situazione live italiana!

Luca Hai parecchi dischi all’attivo: quali sceglieresti per riassumere il tuo stile e il tuo approccio alla musica?
Luigi Non ce n’é uno in particolare: direi tutti! La verità è che ciascun album riassume perfettamente come vivevo, suonavo e sentivo in quello specifico periodo. Oggi due mondi affini e paralleli vengono rispecchiati nel CD con Taufic e nel nuovo con Cigalini, Dalla Porta e Roche, in uscita per Abeat Records questo autunno.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here