Luca Capitani e il collective di New York

Vediamo spesso brillanti turnisti provenienti dagli Stati Uniti suonare in progetti italiani (ad esempio la nuova sezione ritmica di Tiziano Ferro, Aaron Spears e Reggie Hamilton), ma è un vero piacere quando accade il contrario, cioè quando è un musicista nostrano a guadagnarsi la stima dei suoi colleghi esteri e a viaggiare per esibirsi, con successo, al di fuori dai confini del bel paese.

Luca Capitani, apprezzato batterista e docente, fondatore e direttore delle accademie Scuderie Capitani, è stato invitato a tenere un suo seminario presso la storica The Collective School of Music a New York. La clinic si è tenuta il 7 maggio, supportata dalle aziende italiane UFIP (nota produttrice di piatti musicali) e B-BEng (che si occupa di ricerca e sviluppo nel campo dell’acustica, proprietaria dei marchi BOXY e B-ear). «Collaboro da moltissimi anni con queste due realtà, che mettono in risalto il ‘know how’ e la grande tradizione artigianale nostrana – spiega Luca – sono felice e orgoglioso del loro supporto. Le altre aziende invece non hanno voluto condividere con me questo traguardo. In alcuni casi la risposta alla mia richiesta è stata ‘bello, ma Luca Capitani all’estero non lo conosce nessuno’. Certamente, e continueranno a non conoscermi se la pensiamo così!».

Ma veniamo al seminario presso The Collective, Luca ci racconta: «È durato circa due ore, ho fatto montare due drumset e ho fatto provare gli esercizi ai ragazzi, facendo passare il messaggio che la conoscenza è una cosa, l’acquisizione è un’altra. Tra gli argomenti, contare/cantare, studi sull’interdipendenza e sulla poliritmia lavorando anche con la voce. C’erano studenti provenienti da tutto il mondo e alcuni tra gli insegnanti principali dell’istituto. L’accoglienza è stata ottima, Anthony (il direttore, NdR) è una persona squisita, un giovane rockettaro con le idee molto chiare e una velocità mentale che personalmente amo molto. È rapido nel capire e quindi nel gestire, ci sono molte affinità tra di noi, per non parlare della cena a base di ottimi cibi italiani preparata con sua moglie e Tony Maggiolino (altra colonna portante del Collective) per me e per la mia compagna Loredana. Gli insegnanti? Tutti molto disponibili, a partire dall’amico e grande musicista Jason Gianni, che mi ha fatto assistere a una sua splendida lezione. Con Jason ci siamo scambiati i relativi metodi di studio, e a breve lo inviterò per un giro qui da noi. Tra gli altri, Jim Mola e Kim Plainfield hanno assistito partecipando con passione e attivamente alla mia clinic. Randy, il ‘backliner’ della scuola, mi ha paragonato a Bill Bruford! Complimento più bello non potevo ricevere, anche perché lui ha nelle orecchie quotidianamente tutti i grandi che ruotano intorno al Collective! Un grazie particolare va a Susan Didrichsen, insegnante di canto della scuola, che ci ha fatto vivere New York e ci ha ospitati con gioia. La cosa che mi ha colpito maggiormente di questa struttura è che all’interno si respira musica. Probabilmente sarà anche per la naturale contaminazione con l’esterno, intendo dire la città di New York, con le sue strade, le metropolitane, i ponti e i giardini: ovunque c’è qualcuno che suona, canta o balla, e il Collective è pregno di tutto questo. Tanta passione, professionalità e sacrifici, come accade anche nelle nostre strutture nazionali».

Ma come è nata l’occasione? «Attraverso due miei allievi, gli stessi che poi mi hanno accompagnato in questo viaggio, Francesco ‘Finch’ Russo e Giordano Tricamo che, essendo stati per circa un mese a studiare a NY, più o meno quattro anni fa hanno creato il contatto. Che poi, con l’aiuto di Andrea Paino (insegnante abilitato Scuderie Piemonte), si è concretizzato in un incontro tra me e il direttore del Collective Anthony Citrinite, svoltosi a Roma. Anthony da anni è interessato alla realtà di Scuderie Capitani e stiamo pensando a una possibile futura collaborazione. Durante il nostro incontro, dopo aver dialogato per circa tre ore, gli ho chiesto se sapesse come suono, al di là della mia attività di insegnante, se mi avesse mai ascoltato. Rispose di no. Mi sembrava illogico parlare di musica con un interlocutore che non sapeva come io fossi realmente come musicista, così gli ho fatto ascoltare qualcosa. Dopo aver visto un video su YouTube, mi ha guardato fisso negli occhi sorridendo e mi ha proposto di tenere un seminario nella sua struttura». Durante il quale Luca ha anche avuto modo di presentare il suo nuovo libro “Dal Tamburo Secondo Luca Vol. 1”. Ce ne parla: «Il metodo ha ricevuto consensi, sono molto felice di questo e a breve mi metterò a lavorare al secondo volume, che spero esca entro il 2015. Il primo testo tratta gli argomenti dei primi due livelli dei programmi di studio delle Scuderie Capitani, con un capitolo interamente dedicato agli insegnanti abilitati. Ormai credo si sappia che la mia missione è di dare spazio ai giovani che si impegnano e che, attraverso l’esperienza di noi ‘vecchietti’, possono crearsi uno spazio dove mettere a frutto le proprie idee. Sono un uomo fortunato, lo dico sempre! Poter fare ciò che desidero è una grande fortuna. Amo la musica in tutte le sue forme, mi piace suonare la batteria ma anche la chitarra, cantare, comporre un brano pop al pianoforte… scoprire e produrre giovani talenti (vedi Dear Jack, Blind Fool Love, Alice Paba, ecc), organizzare festival. Sono e rimarrò povero in denaro, ma ricco, ricchissimo nell’anima!».

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