Lo studio protetto, Christian Meyer

— Pietro Baffa

Studiare di per sé non è sempre un’attività piacevole, se poi sbagliamo strumento, luogo o metodologia, allora la cosa rischia di farsi complicata. Per aiutare al meglio quanti di noi stiano affrontando lo studio di uno strumento musicale abbiamo deciso di parlarne con alcuni importanti musicisti. Il primo che abbiamo intervistato è un vero fanatico dello studio, un musicista che non ha bisogno di presentazioni: Christian Meyer, il batterista di Elio e le Storie Tese.

“Da ragazzo avevo una cantina abbastanza carina, che avevo insonorizzato e nella quale ho vissuto tantissime ore a studiare e suonare. Poi ho cambiato casa e mi sono trovato in una cantina peggiore, dico “peggiore” perché purtroppo era molto umida. Simile alla precedente, ma molto umida. Ma solo nel momento in cui ho provato a entrare in una cabina gradevole, in un ambiente veramente vivibile, ho capito la differenza. Per me la cosa importante era raggiungere il fine, che era quello di studiare e migliorare me stesso, e i mezzi potevano essere vari.
Certo è che adesso, che sono alcuni anni che uso questa cabina, così vivibile, mi è cambiata la percezione dello studio. Sinceramente sono molto più motivato ad andare nel mio box a suonare, a studiare, a ripassare i repertori, a inventare idee musicali con il mio Mac. Quindi è un luogo che mi attira, un luogo attraente. Il mio B-ear è attraente per mille motivi: prima di tutto la pulizia, che per me è fondamentale, non produce polvere, è veramente anti-polvere; ha una bella illuminazione e così, quando accendo la luce, mi sento in un posto positivo; ha un ottimo ricambio dell’aria. Così ci vivo bene, lo trovo un posto simpatico e gradevole. Ci passo tantissime ore dentro, anche fino a cinque ore di seguito, e non mi sento mai affaticato nello studiare tutto questo tempo. Non mi pesa affatto passare tutto quel tempo dentro il mio box e questo fa la differenza e mi ha aperto gli occhi di fronte a tutto quello che è stato in precedenza il tempo che passavo in quelle cantine.
Anche quando non erano così umide, mi mancava l’aria, che non girava affatto, e mi mettevano addosso un effetto un po’ malsano: un senso di malessere. La mia cabina invece ha un sistema di riciclo dell’aria veramente efficiente, mi da quasi la sensazione di avere una finestra aperta. Sì, come avere una finestra aperta dalla quale mi entra sempre aria fresca, mentre in realtà sono dentro una cabina montata in un normalissimo box da automobile. Un’altra considerazione sulla natura della mia cabina: mi ricorda un prodotto biologico. È anallergica e non mi provoca mai alcun malessere. Ho provato tantissime cabine acustiche e mi sembravano tutte uguali e invece ho scoperto che è come provare un vino veramente buono: il vino che prima ti piaceva adesso non lo vuoi bere più.
Questa è un po’ la differenza tra la mia cabina e le altre che ho provato in passato. Il fatto di averla realizzata usando materiali di qualità e anallergici, il fatto di non avere mai polvere, di avere un’aria sempre buona, di viverci veramente bene. Oggi, quando andiamo al supermercato, vediamo tutti questi prodotti che arrivano dai migliori produttori di ciliegie, formaggi, verdure, insomma gli alimentari della migliore qualità, che vengono compresi sotto l’egida di un marchio che ti da la garanzia del prodotto migliore. Bene il marchio della mia cabina per me è questo. Il marchio di qualità che ti dà la garanzia di un prodotto superiore. Superiore perché ti fa star bene, studiare bene e suonare quindi meglio. Ecco perché la mia cabina ha tutta la mia simpatia.”

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