— Fabio Artoni

Lorenzo Lippi con il numero 4 di Strumenti Musicali.
Lorenzo Lippi con il numero 4 di Strumenti Musicali.
[su_dropcap style=”flat” size=”5″]N[/su_dropcap]el 2008, per celebrare il trentennale della Civica Scuola di Liuteria il Comune di Milano pubblicò il volume “I primi trent’anni” con il contributo di direttori, docenti e studiosi. Marco Tiella, Luca Primon, Claudio Canevari, Lorenzo Lippi, il Maestro Scrollavezza tra gli altri. Un capitolo del volume è dedicato a un caso di restauro, classe 1985: quello del liuto piccolo, il “liutino”, del Museo Teatrale alla Scala di Milano. Gli estensori del capitolo, Canevari e Rizzi, in un passaggio così parlano di quell’intervento: “Il lavoro sul “liutino” rappresenta tuttora un esempio forse insuperato di intervento multidisciplinare, nel quale il restauro inteso come riparazione rappresenta solo una parte di un tutto che comprende studi organologici, storici e sulla storia della tecnologia di costruzione, rilievi dimensionali, indagini scientifiche ad altissimo contenuto tecnologico, l’intervento di restauro vero e proprio e infine la costruzione di una copia esatta dell’originale”. Lorenzo Lippi, liutaio e da trent’anni docente della Civica Scuola di Liuteria, parla nel suo laboratorio in via Pastrengo a Milano di questa tensione verso la multidisciplinarietà che è stata la caratteristica della Scuola e che deve continuare a essere un punto di riferimento dei liutai di oggi. La Civica Scuola di Liuteria vive negli ultimi anni una certa vivacità in termini di iscrizioni. La prima domanda per il Lippi docente è se attribuisce questa tendenza al respiro corto della crisi generale o a quella, più solida, di un ritorno alle “arti e mestieri” come una reazione alla massificazione…

Lorenzo Lippi  Credo che sia più vera la prima analisi della seconda e in generale è un segnale negativo. Fino a qualche anno fa le domande di iscrizione alla Scuola Civica erano di poco superiori ai posti disponibili e in linea di massima riuscivamo a soddisfare quasi tutte le richieste. Da qualche anno in qua invece le domande sono quadruplicate. I ragazzi finiscono le secondarie, non hanno fiducia nell’Università, non hanno fiducia negli sbocchi lavorativi. E allora il ragionamento che questi giovani fanno è: cerchiamo un’attività artigianale che possa dare del lavoro immediatamente. Ma poi fanno un mischione tra quella che sarebbe una scelta estremamente pragmatica, come sarebbe decidere di andare a fare l’idraulico, per esempio, e una certa ricerca di “poesia”. Ah il liutaio, gli strumenti musicali… Ecco, il rischio è di fare una certa confusione, di ritrovarsi con un certo numero di allievi non cosi motivati come dovrebbero. Naturalmente ci sono anche quelli che hanno certa vocazione per questa attività, che fanno una scelta più ponderata.

Fabio  Farete dei colloqui all’ingresso…
Lorenzo  Facciamo una selezione all’ingresso, che però ha dei limiti. Guardiamo alle esperienze precedenti, cerchiamo di capire quanto realmente uno abbia le idee chiare. Ma di più non si può fare e talvolta… sbagliamo. Questo fenomeno, dal punto di vista dell’interesse generale e non solo della Scuola e dei suoi studenti, è indicatore di qualcosa che non va. Lo dico da docente e da padre. Sotto si intravede una sfiducia nell’Università, nel mondo del lavoro… e alla fine una scelta che rischia di essere sbagliata. Invece, in una scelta di questo tipo, bisognerebbe seguire il pragmatismo sino in fondo. Noi diciamo sin dall’inizio che trovare lavoro come liutaio non è una cosa così semplice. C’è una gavetta molto lunga da fare, solo i migliori vengono fuori, non c’è lavoro dipendente, andare a bottega da qualcuno è molto difficile. Per cui è una scelta che non paga nell’immediato dal punto di vista lavorativo.

Fabio  Qual è stata la caratteristica principale della Civica Scuola di Liuteria.
Lorenzo  Un ambiente dove l’impostazione tecnologica, scientifica e di ricerca storica fu portata all’estremo. Era la caratteristica di questa Scuola. Poi furono fatte scelte diverse. Sono certo che se fosse stata valorizzata quella propensione alla ricerca ora in Italia avremmo un polo che non avrebbe pari al mondo.

Fabio  Perché non è stata valorizzata?
Lorenzo  Perché non è stata capita e perché non interessava. Forse il direttore del tempo era anche un uomo con un certo caratteraccio e non era particolarmente diplomatico. Fatto sta che la Scuola ha poi virato verso la sola formazione di liutai. Ma all’inizio l’impostazione era quella di formare esperti della conservazione dei beni culturali e liutari. Quello che è mancato alla Scuola per diventare un punto di riferimento a livello mondiale sono state scelte di tipo politico. La Scuola aveva la possibilità concreta di sviluppare il mestiere del restauratore istituendo un corso di laurea in collaborazione con il Politecnico di Milano. Ma la scelta fu quella di fare una scuola professionale e non un centro di ricerca. E invece credo che alcuni risultati straordinari venivano proprio da un ambiente dove un aspetto ha sempre alimentato l’altro.

Fabio  Vedi possibile un’inversione di tendenza?
Lorenzo
  No. È impensabile. Già dobbiamo ringraziare il Comune di Milano che ancora crede in noi. Il Comune sta investendo molto in una cosa che comunque è di nicchia… Facciamo una cosa bella e importante, ma dobbiamo essere realisti e capire che la vediamo con i nostri occhiali, che sono quelli di un mondo molto piccolo. Anche in questo momento di crisi noi stiamo andando avanti bene. Molti insegnanti sono cresciuti insieme e da questo punto di vista questa Scuola è un’isola felice.

Fabio  Cosa c’è della storia della Scuola degli anni d’oro nella Scuola di adesso?
Lorenzo  Io dico sempre che percepisco una certa differenza tra i miei ex allievi e quelli che si sono formati in altre scuole, che magari sono anche più bravi. Una differenza fatta da un’apertura mentale maggiore data dal possesso di più strumenti di comprensione. Questa Scuola aveva e ha questa vocazione. Diciamo solo che in questi ultimi anni è una direzione non così vigorosamente perseguita come lo era prima. A Brera il docente di Restauro Contemporaneo è un nostro ex allievo. Studiò da noi, poi all’Accademia di Brera, si affermò come scultore e adesso è docente. Come peraltro docente di Restauro Ligneo al Politecnico di Milano è un altro nostro ex allievo. Che dice sempre che tutto quello che ha imparato sul legno lo ha imparato da noi, alla Civica. Tutto questo è stato fatto in un clima di passione e di allegria e certi risultati sono stati sottovalutati. Ma abbiamo seminato molto e presto o tardi questi risultati verranno riconosciuti ancor più di quanto sono riconosciuti adesso.

Fabio  Gli strumenti di comprensione di cui parli sono sempre stati patrimonio della Scuola: ricerca organologica e scientifica, didattica e manualità…
Lorenzo  La didattica della liuteria per strumenti a pizzico, in Italia, posso dire di averla inventata io con il mio collega Tiziano Rizzi. Trent’anni fa abbiamo applicato l’olografia laser per il restauro conservativo del liuto piccolo del Museo del Teatro alla Scala di Milano. Applicammo le tecnologie più avanzate da subito. Io ho questa impostazione. A un mio collega olandese, tra i massimi esperti di ricerca sul mandolino a livello mondiale, dico spesso che ci sono alcune cose che lui non potrà mai capire semplicemente perché non è un liutaio. Credo che la ricerca storica fatta da un liutaio “colto” abbia un qualcosa in più. E con liutaio colto intendo dire un artigiano che possiede molteplici strumenti di comprensione. Io cominciai a interessarmi di mandolini quando venni in possesso di uno strumento di un costruttore e mandolinista romano della fine dell’Ottocento. Ne restai affascinato e cominciai una ricerca storica. Poi questa ricerca, per me che sono liutaio, passò nel provare a ricostruire quello strumento. Voglio dire quindi che ricerca storica e costruzione di uno strumento si intrecciano e si influenzano reciprocamente. È quel qualcosa in più che né lo scienziato né il musicologo possono avere e che il liutaio, se ha passione, può perseguire.

Fabio  Anche lo scienziato dici…
Lorenzo  La liuteria è molto più complessa di quanto uno scienziato se la immagini. Sono pienamente convinto che un’analisi scientifica possa essere utile a un liutaio, perché è da sempre che lavoro così, però quello che deve essere chiaro è che il protagonista non è lo scienziato, ma il liutaio.

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