L’ingegno di Mister Manne

Andrea_Ballarin

Produrre è sempre più facile ma l’ingegno non si può sostituire… Andrea Ballarin di Manne Guitars e il mondo della liuteria moderna.

Due anni fa l’antropologa Kathryn Marie Dudley ha pubblicato il libro “Guitar Makers. The endurance of artisanal values in North America”, una ricerca sui liutai che per la qualità dei loro strumenti sono protagonisti di una nuova età dell’oro delle chitarre negli States, dopo quella degli anni Venti e Trenta del Novecento. Liutai Star, perché l’età dell’oro riguarda anche le opportunità di mercato: nel libro una statistica comparativa ci informa che dal 1990 in poi la spesa per chitarre custom e vintage ha superato e staccato la spesa per gli oggetti d’arte e i vini pregiati, anche se con un primato del vino negli anni della crisi recente.

Per i baby boomers figli del dopoguerra e dal portafogli buono le chitarre d’autore sono un bene che non perde valore, semmai ne acquista. In questo ricco mercato la Dudley vede però anche altro, come i segnali di una controcultura (un pallino degli antropologi, il termine) artigianale, tanto da valutare l’impatto di questa liuteria come “socially transformative”.

Chiedo ad Andrea Ballarin, da Schio (Vicenza), da trenta anni liutaio di eccellenza conosciuto come Mister Manne Guitar, cosa ne pensa: «Ho conosciuto la Dudley e ho letto il suo libro e più che altro sono un po’ invidioso di sentire parlare di filosofia e di grandi questioni sociologiche mentre qui in Italia abbiamo a che fare con una burocrazia invadente e una tassazione esosa. Qui da noi, purtroppo, direi che il piccolo artigianato è invece “socially eversive” e viene solo ostacolato».

Nessuna età dell’oro all’orizzonte pare, persino da un nome come Manne che la rivista americana Guitar Player ha recensito alcuni anni fa come “la Ferrari delle chitarre”. Chitarre e bassi personalizzati Manne sono il frutto di una ricerca applicata di trenta anni su forme e materiali e hanno una qualità riconosciuta, ma il mercato in cui nuota la liuteria italiana ed europea è piccolo e Ballarin, oltre a fare grandi chitarre per i mannofili, è entrato a far parte dell’European Guitar Builders Association…

Basso Fillmore Satin
Basso Fillmore Satin

«In generale i musicisti si sono abituati a pagare per uno strumento di qualità molto meno di quello che sarebbero pur disposti a pagare, e si accontentano ormai di comprare strumenti “icona”, prodotti dalle multinazionali. Se guardi gli spettacoli e i giornali non vedrai che strumenti icona… Noi artigiani non possiamo appoggiarci al marketing e al nome, dobbiamo appoggiarci sulla qualità, catturando l’attenzione con la bellezza e la creatività. Ma c’è anche un altro fenomeno, più recente, legato al fatto che produrre è diventato più facile. Ci sono liutai nati con Youtube che sfornano centinaia di strumenti e che vendono per la maggior parte in nero. La gente deve capire che chi vive costruendo strumenti musicali, con un’attività in regola, garantisce la qualità e la soddisfazione del cliente. Per questo mi sono unito al gruppo European Guitar Builders e recentemente sono anche entrato nel board direttivo. Abbiamo bisogno di unirci per farci vedere e apprezzare».

Come è nata e che iniziative promuove European Guitar Builder?

EGB è una associazione nata dagli sforzi di altri liutai, come me. Da due anni organizziamo The Holy Grail Guitar Show a Berlino [e per la terza edizione c’è già una data, l’8 e il 9 ottobre; NdR], una fiera solo per strumenti di liuteria, con liutai dell’associazione e altri “luminari” invitati da tutto il mondo. Con alcuni associati puntiamo a obiettivi specifici in Italia. Durante il simposio dell’anno scorso un consulente ha affermato “You have to create your own marketplace”. Se a crearlo siamo in 150 da tutta Europa sarà un marketplace sicuramente con risultati migliori che se lo facessimo individualmente. Noi italiani possiamo avere ancor più benefici perché l’Italia è notoriamente un mercato, per gli strumenti musicali, equivalente a quello delle “uova di pasqua”. Ma anche questa associazione non è un certificato di qualità e fissare dei requisiti, per farne parte, è un problema molto dibattuto. Io credo che essere registrati alla camera di commercio sia già un requisito perché esprime una “qualità” dell’azienda.

Noti un interesse crescente verso gli strumenti di liuteria?

Non sono sicuro che ci sia un grande interesse. Però io eseguo anche molte riparazioni e noto che la qualità degli strumenti delle multinazionali è in calo costante, anche se c’è chi spende molto per avere uno strumento del proprio beniamino, più di quanto serva per comprare uno strumento Manne. Tuttavia sono fiducioso che l’interesse si sposterà sul rapporto qualità /prezzo e soprattutto su un rapporto diretto col costruttore, che per molti è impagabile.

Basso Woody Satin Special 5
Basso Woody Satin Special 5

Sul tuo sito parli con molta generosità e profondità delle innovazioni che hai sviluppato negli anni. Ce ne è qualcuna che ti senti di nominare come più importante di altre e che definisce meglio le chitarre Manne?

Il sistema di fissaggio del manico credo. L’ho migliorato anche il mese scorso… Ogni volta che mi viene in mente qualcosa che possa migliorare qualche caratteristica, la applico sulla chitarra successiva. A breve pubblicheremo un video di un nuovo basso con una sonorità incredibile. È un basso che esce in DI su XLR alimentato tramite phantom. Credo non sia mai esistito un basso così… Il bassista Daniele Camarda mi ha sempre spinto in questa direzione. Ora, dopo quasi una decina di anni e tre strumenti simili sono arrivato a questo basso, Woody è il suo nome, con elettronica “omeopatica” sviluppata con il tecnico tedesco Michael Tauber. Poi ci sono gli strumenti semiacustici con piezo, è un campo in cui anche l’anno scorso ho fatto due nuovi modelli. Quest’anno continueremo con la produzione attuale, ma presenteremo una nuova linea, di gamma altissima. Perché questa è l’identità di Manne Guitars: strumenti riconoscibili, originali e da collezione.

Il quesito del tipo di legno, della sua provenienza, della stagionatura e del suo apporto nella costruzione di una chitarra è un argomento che tratti in profondità sul tuo sito. Ricordo però un liutaio che mi disse che ogni taglio di legno è unico e bisogna saper leggervi quello che c’è dentro…

Racconto spesso una storiella a proposito. Una volta andai a cercare dell’acero in una azienda che sapevo che scartava l’acero fiammato perché non era idoneo per i loro usi. Scoprii che di solito lo bruciavano per scaldarsi. Proposi di comprarlo alla metà del prezzo, piuttosto che bruciarlo. La seconda volta mi chiesero il prezzo normale. La terza volta vedendo che mi serviva proprio quello mi chiesero il doppio del suo prezzo. Allora risposi che per me potevano continuare a bruciarlo! Questo per dire che il legno può essere mitizzato, ma alla fine è solo legno… È il suo impiego che fa la differenza. Io paragono il nostro lavoro a quello degli chef: bisogna conoscere la materia prima e sapere come usarla. E ci sono svariati modi per ottenere un risultato, che dipendono anche dal palato del cliente. Un piatto raffinato ha bisogno di un palato raffinato. Ci vuole una educazione al gusto ed alle sensazioni.

Credi possibile nel mondo degli strumenti musicali una collaborazione tra industria e artigianato realmente efficace? Penso a un progetto del Museo del Violino di Cremona che mira a trasportare parte della conoscenza e sensibilità artigiana nella produzione industriale.

Probabilmente inventeranno una pasta di legno che si potrà stampare in 3D. Bene! mi risparmieranno un sacco di lavoro! Scherzi a parte, credo che la progettazione CAD e le lavorazioni CNC offrano un grande aiuto per produrre di più e meglio. Ma come dicevo prima, è vero che produrre è sempre meno difficile. Quello che non si può sostituire è l’ingegno, l’invenzione, la modifica, l’adattamento… Per chi costruisce strumenti “moderni” questo continua ad essere un valore. All’industria serve omogeneità per raggiungere i suoi obiettivi. Noi artigiani invece creiamo qualcosa di specifico per ogni cliente, pensiamo a uno strumento come elemento unico. Per una collaborazione efficace tra industria e artigianato penso invece che sarebbe più interessante vedere l’industria impiegare dei liutai per sviluppare delle serie particolari, con idee nuove. Insomma un poco più di vera varietà, non solo nei colori o nelle forme.

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