— Giulio Curiel

[quote_box_center]Un microfono diverso dal solito, dinamico eppure alimentato, da palco eppure utilizzabile anche in studio. È uno dei prodotti di Lewitt Audio, brand innovativo e di recente apparizione, capace fin da subito di realizzazioni di grande interesse.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 820″ link=”lightbox” title=”no”] [su_box title=”La risposta in frequenza in modalità attiva e l’intervento del filtro HPF” box_color=”#00c0ee” radius=”0″]Lew_1[/su_box] [su_box title=”La risposta in frequenza in modalità passiva” box_color=”#00c0ee” radius=”0″]Lew_2[/su_box] [su_dropcap size=”5″]L[/su_dropcap]ewitt Audio è un brand nato a opera dell’austriaco Roman Perschon, già project manager nella costruzione di microfoni per un importante marchio europeo. Nel 2009 Roman decide di mettersi in proprio, con una pro-pria visione ormai definita e chiara di come dev’essere fatto un microfono di successo nel XXI secolo. La sua opera si compie grazie all’incontro con Ken Yang, proprietario di seconda generazione di una delle maggiori aziende asiatiche produttrici di microfoni. Il duo stabilisce dunque un modello produttivo basato sulla progettazione europea e la fabbricazione orientale di trasduttori originali di pregio: microfoni nati non per imitare alcun predecessore, ma per esprimere qualità a prezzi abbordabili. Oggi la gamma Lewitt Audio si articola sulle serie LCT (microfoni a condensatore da studio, a valvole e a FET), MTP (microfoni dinamici da palco), DTP (microfoni dinamici per batteria) e LTS (wireless). Abbiamo provato per voi il modello MTP 840 DM, il secondo dall’alto della sua serie, perché pur essendo un prodotto dinamico da palco ha delle caratteristiche uniche che lo rendono appetibile anche in ambito home-studio. MTP 840 DP è infatti un microfono hand-held, ad accesso frontale o “a gelato”, a seconda di quanta sofisticatezza vogliamo mettere nel nostro eloquio. Il fattore di forma e il diagramma polare supercardioide ne denunciano immediatamente l’orientamento alla ripresa vocale, tuttavia è assolutamente ragionevole pensare di impiegarlo anche nella ripresa della chitarra elettrica e di altri strumenti a elevato livello di pressione acustica emessa. Fisicamente il Lewitt MTP 840 DM si presenta davvero bene, con un’eccellente finitura satinata nera, una bella griglia di protezione della capsula e un azzeccato logo verde acido. Non sono visibili switch o altri controlli di alcun tipo, mentre alla base vi è un connettore XLR con connettori placcati in oro. Il peso non è quello di una piuma, ma è allineato ad altri prestigiosi concorrenti. Da essi tuttavia l’MTP 840 DM si differenzia per una caratteristica importante: così come si presenta, il microfono funziona da tradizionale dinamico passivo, tuttavia se si svita la parte superiore della griglia si scopre la possibilità di usarlo anche in modalità attiva. Questa tipologia di funzionamento è tipica dei microfoni a condensatore che, stante lo scarsissimo livello di uscita del loro trasduttore, abbisognano di una preamplificazione interna, mentre è sostanzialmente inedita sui microfoni dinamici. Qui essa viene usata per dare al DTP 840 DM un voicing, una sonorità diversa, nonché per rendere disponibili alcuni controlli sul segnale. Con un piccolo tool appuntito fornito in dotazione si può infatti attivare la modalità P48, amplificare il livello di uscita di 0, 6 o 12 dB e attivare un filtro passa-basso a 150 o 250 Hz con pendenza 12 dB/Oct. Massima SPL gestibile e massima gamma dinamica cambiano di conseguenza al livello di preamplificazione impostato, mentre anche la timbrica viene a variare nel cambiamento tra modalità passiva e attiva, e questo assai di più di quanto un’occhiata distratta alle rispettive curve di risposta in frequenza potrebbe far pensare. Va comunque evidenziato che il microfono Lewitt presenta due picchi di presenza, uno tra i 5 e i 6kHz e l’altro verso gli 11kHz. Sul versante dei bassi la risposta comincia a calare fin dai 100Hz anche senza alcun filtro impostato, e questo ovviamente per compensare l’effetto di prossimità che tipicamente verrà innescato nel 95% dei casi di impiego, ovvero quando sul palco si tiene il micro attaccato alle labbra. Bella la griglia in doppia maglia metallica con in più un filtro interno in spugna, e valida la capsula sospesa elasticamente.

Il test

In prova il Lewitt dimostra subito un ottimo feeling e delle valide prestazioni. Timbricamente è aperto, molto aperto, cosa che lo aiuta a far svettare la voce del cantante che vorrà adottarlo, specialmente se si tratta di una voce con poche armoniche e poca intelligibilità. Tutto questo vale ovviamente in modalità passiva, perché in quella attiva il microfono pare mettere il turbo: la risposta si riempie anche sul lato medio-basse con una maggiore presenza ed eufonicità, il timbro appare più rotondo e la perentorietà nel mix viene sostituita da un forte senso di “tutto avanti” che spinge e omogeneizza la voce. I filtri aiutano a modellare la risposta in presenza di vocalist dall’emissione molto gutturale, mentre i due step di preamplificazione “ingrossano” la voce dei cantanti meno potenti. Potrebbe essere il vocal mic ideale sia per il rock più classico che per il blues e il jazz con forti connotazioni roots. Da pensarci, anche in studio!

Conclusioni

Ben costruito, bello e con il plus della modalità attiva, il Lewitt Audio MTP 840 DM si differenzia dagli altri microfoni vocali dinamici per la sua estensione verso gli acuti e la versatilità d’uso che permette di portarlo anche in studio e dare “una spinta” a voci poco energiche. Le poche decine di Euro in più richieste, rispetto a microfoni più tradizionali, sono dunque ampiamente compensate da queste caratteristiche e lo rendono una scelta estremamente interessante per l’amplificazione e la registrazione vocale.

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Strumenti Musicali n. 6 — Dicembre 2014

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