La morte della tastiera

La tastiera tipo pianoforte è sempre stata la principale periferica di input di un sintetizzatore: è vero, i primi modulari ne facevano a meno, oppure proponevano soluzioni basate su ribbon o altri controller alternativi, ma se guardiamo al synth commerciale come è stato codificato dagli anni Settanta in poi la tastiera c’è sempre stata. E se grazie al MIDI è stato possibile costruire negli anni Ottanta macchine rack senza tastiera, è anche vero che la presenza e il ruolo di una master keyboard all’interno di un set-up tastieristico non sono mai stati messi in discussione. Da qualche anno tuttavia le cose stanno cambiando e sotto molti aspetti: anzitutto la normale tastiera a passo standard pare ormai essere considerata un “orpello” mangiaspazio che solo i musicisti più bacchettoni desiderano. Questo almeno è quel che vien da pensare al proliferare di synth con tastiere di passo non standard: i famigerati “mini-keys” o minitasti stanno infatti spopolando sugli ultimi synth di Arturia (MicroBrute), Novation (MiniNova), Roland (JD-Xi e serie Boutique), Yamaha (serie Reface). È però Korg il produttore generalista che da più anni e con più veemenza insiste nel produrre macchine di tutti i tipi con i minitasti. E se l’operazione poteva avere un senso con il MicroKorg, che era la versione ridotta, economica e portatile dell’MS-2000, perde a mio parere completamente significato quando Korg va a montare i tasti mini anche sulla riedizione di un mito della sintesi come l’ARP Odyssey, o quando va a produrre una completa serie di master-keyboard mini. Altrettanta perplessità la destano in me almeno due macchine della recente serie Reface di Yamaha: chi scrive si chiede ancora il senso di produrre un piano elettrico (Reface CP) e un organo elettromeccanico (Reface YC) con meccanica di tre ottave mini. Voglio dire: se per un synth portatile la cosa può apparire ancora accettabile, è assai più difficile da digerire per macchine come l’e-piano e l’organo, ove l’esecuzione ha tanta importanza e l’estensione di tre ottave è insufficiente. Del resto, che la tastiera sia quasi un “fastidio” con cui far di malavoglia i conti sembrano dirlo anche i produttori di macchine top-end: solo così si può infatti spiegare che due tra i synth più interessanti e importanti di questo prolifico 2015 (il Sequential Prophet-6 e il Roland JD-XA) abbiano adottato meccaniche sì a passo standard, ma limitate a quattro ottave invece delle canoniche cinque. Infine: la tastiera sembra addirittura sparire da alcuni set-up che vedo fotografati su Internet. Nelle foto che appassionati e musicisti postano dei propri studi non è ormai raro imbattersi in installazioni che ruotano attorno a un computer, alcuni sequencer hardware e groovebox, ma nessun synth a tastiera propriamente detto. Tutto evidentemente viene suonato tramite programmazione, e nessuna nota esce dalla pressione di tasti bianchi e neri. Sarà il progresso, ma da musicista tradizionale la cosa mi piace poco…

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

2 Commenti

  1. La questione è semplice: la gente non ha soldi. I musicisti professionisti (quelli che vivono del proprio lavoro, cioè fare musica) sono ormai mosche bianche. Ai conservatori ci si iscrive per hobby. Proporre strumenti con cinque o più ottave di passo standard significa abbassare di molto la probabilità di vendere il proprio strumenti. Proporre strumenti con tastiere piccole significa avere un mercato potenziale molto più ampio: il mercato di chi fa musica per hobby, che fa un lavoro precario, che vive in appartamenti piccoli (ergo, ha bisogno di apparecchiature piccole), e che non sa suonare bene gli strumenti a tastera. Non è colpa dei produttori, è che i musicisti che vivono della musica sono sempre meno, in generale ci sono sempre meno soldi e proporre tastiere da 5-7 ottave con passo normale significa tagliarsi fuori da una fetta importante di mercato (circa il 70-80%) composto da musicisti amatoriali, che hanno lavori precari, vivono in monocamere, non suonano bene gli strumenti, se fanno live devono viaggiare in low cost e quindi devono usare oggetti di dimensioni compatibili con le cappelliere striminzite delle compagnie low cost, e infine vogliono spendere poco perchè hanno pochi soldi. D’altra parte bisogna anche dire che l’offerta di tastiere di passo normale è comunque molto ricca. La lamentela mi sembra un pò eccessiva, primo perchè se i produttori non tagliano i costi e non vengono incontro alle esigenze del mercato non sopravvivono, secondo perchè se andiamo a vedere nello specifico bisogna aggiungere qualche considerazione.
    Arturia Microbrute è una versione ridotta del Minibrute, ha meno opzioni di controllo del suono, ha tutto ridotto, dimensioni, controlli, tastiera e presso. Con 100€ in più si prende il Minibrute, non si può pretendere di pagare di meno e avere lo stesso oggetto.
    Roland Boutique: la tastiera con passi ridotto è opzionale, non si è obbligati a comprarla e infatti non la compra nessuno (salvo le persone a cui piace fare sound design in viaggio) tutti collegano i synth alle master keyboard di passo normale.
    Roland JD-Xi: vale lo stesso discorso del Minibrute, se si vuole il synth con tutte le funzioni e la tastiera di passo normale si prende la JD-Xa, che costa di più.
    Yamaha Reface: in questo caso i modelli di sintesi sonora sono presi in prestito dai modelli maggiori della famiglia Yamaha. Se uno vuole le tastiere a passo normale con il suono Reface ha ampia possibilità di scelta nel catalogo Yamaha, i modelli di pianoforte elettrico e Workstation Yamaha hanno ottime tastiere e offrono lo stesso suono presente nei modelli Reface, anzi molto migliore perchè le possibilità di editing sono maggiori.
    Questione Roland JD-Xa e Prophet 6: se si aggiunge la quinta ottava, bisogna non solo aggiungere 12 tasti in più, ma ripensare tutto il corpo dello strumento, incrementando le dimensioni, facendo lievitare considerevolmente il costo, a discapito dei target di clientela (il Prophet 6 costa circa 2.800€, salire di altri 200€ significherebbe perdere una fetta di clientela importante). D’altra parte se si ha l’esigenza di utilizzare più delle quattro ottave, è disponibile la versione desktop del Prophet 6, che costa intorno ai 1.800€, ha lo stesso motore sonoro e gli stessi comandi della versione a tastiera, e si può collegare a qualsiasi master keyboard. come si vede, già implementare 4 ottave implica un costo di circa 1.000€, aggiungere un’altra ottava significa andare fuori target.
    Questione Korg Arp Odyssey, premesso che il passo della tastiera è utilizzabile dai musicisti, e premesso che il progetto è molt interessante, la Korg da qualche parte doveva risparmiare per offrire una riedizione di uno strumento storico sotto i 1.000€. D’altra parte, se si hanno difficoltà con la tastiera più piccola, si può cercare nel mercato del vintage un Odyssey d’epoca, il prezzo sta calando sensibilmente , con 1.200-1.500€ si porta a casa un Odyssey degli anni ’70, ma poi non vi lamentate per le dimensioni oggettivamente troppo ingombranti.
    Riepilogando: non lamentatevi per oggetti pensati per il mercato composto da utenti a basso budget. Guardate i cataloghi dei produttori, ci sono strumenti di tutte le dimensioni. Ovviamente, il professionista deve andare a prendere lo strumento da professionista e non pretendere da oggettivi pensati per un’utenza non professionale prestazioni e caratteristiche presenti su strumenti professionali, che costano ovviamente il giusto.

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