La chitarra acustica di Giulio Redaelli

“Aquiloni” è l’ultimo album di Giulio Redaelli, apprezzato chitarrista fingerstyle allievo di Maurizio Angeletti, Duck Baker e Pietro Nobile. Giulio ha da poco ripubblicato tutto il suo catalogo, aggiungendo alla sua ultima prova anche i precedenti lavori “Connemara” e “Blue-Eyed Duckling”. L’evoluzione del suo stile è ben chiara ascoltando i tre dischi l’uno di seguito all’altro: si passa da un approccio al fingerpicking più classico, ispirato a grandi maestri come Marcel Dadi, Jerry Reed, Merle Travis, Ed Gerhard, Alex de Grassi, a composizioni gradualmente più personali e intimiste, libere e melodiche, eseguite con una chitarra acustica dal suono ricco e corposo, registrato presso l’Acoustic Design Studio di Pietro Nobile a Milano.
Racconta Giulio: “Dopo Connemara, avevo deciso che l’album successivo sarebbe stato di sola chitarra, con Socrate Verona che si alternava a seconda del brano al violino e alla viola; quindi con arrangiamenti curati ma essenziali, in modo da poter riproporre dal vivo esattamente ciò che si ascolta su disco. Confesso che, nonostante questo proposito, durante la stesura delle composizioni mi è venuta la tentazione di arricchire gli arrangiamenti con basso acustico, percussioni e bouzouki; alla fine però abbiamo optato per l’idea iniziale, con la sola aggiunta del mandolino (suonato sempre da Socrate), che avevamo inserito da poco anche nei live. Le registrazioni delle chitarre sono state velocissime. Ho usato tre strumenti: una Santa Cruz, una Breedlove e una Chatelier, riprese solamente con due microfoni Schoeps, uno vicino al ponte e uno alla tastiera, utilizzando pochissimo riverbero. Ho sempre cercato un suono acustico naturale e devo dire che grazie a Pietro Nobile ho ottenuto risultati sempre migliori, fino a raggiungere il mio sound attuale di cui sono davvero soddisfatto. Direi che non ci sono segreti, ritengo che le componenti per ottenere un buon suono siano molteplici… il tocco, lo strumento, il tecnico del suono, le apparecchiature usate in studio, l’avere chiaro in mente ciò che si vuole raggiungere e, cosa molto importante, il feeling artistico tra chi sta dietro il banco di regia e il chitarrista che deve registrare”. Dal punto di vista della composizione, Giulio si lascia ispirare da immagini evocative dalle quali spesso scaturisce la sua musica, come nel caso del brano Aquiloni, ispirato dagli scorci poetici ed emotivamente carichi del film “Il cacciatore di aquiloni”, dal romanzo omonimo di Khaled Hosseini.
“Di solito lascio scorrere liberamente le dita sulla tastiera, in relazione all’emozione del momento” sottolinea Redaelli “non ho mai voluto scrivere un pezzo a tavolino, perché sono convinto che poi l’impatto emozionale risulterebbe penalizzato. In seguito inizio a sviluppare l’idea e a lavorare sulla struttura; il resto viene da sé, anche se mi è capitato che una composizione nascesse tutta d’un fiato. Quando il pezzo è finito, inizio a pensare alla parte che vorrei far suonare a Socrate Verona, il musicista che mi accompagna da oltre 15 anni nei concerti e in studio di registrazione. Ne parliamo, lui espone le sue idee, e insieme decidiamo cosa fare. È importante comunque che i brani possano essere poi riproposti dal vivo in modo fedele”.

L’aspetto live, fondamentale per Giulio, lo ha visto partecipare nel tempo alle principali manifestazioni e festival chitarristici italiani, tra cui: Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, Soave Guitar Festival, Guitar International Rendez-Vous, Chitarre per Sognare, Un Paese a Sei Corde, Festival della Musica Europea. A questo proposito, Giulio ci rivela: “Mi piacerebbe dar vita anche ad una formazione con basso acustico e magari una voce… e in futuro realizzare un disco a due chitarre e un altro in cui la chitarra non sia protagonista, ma lo siano le mie composizioni arrangiate con altri strumenti”.

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