Klavier Project e Cesare Picco

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Klavier Project è il contenitore ideale per il lato visionario di un improvvisatore totale come Cesare Picco. Lì dove usa la propria scrittura e il linguaggio della pura improvvisazione nel concepire un percorso composto da musiche appositamente scritte, costruendo un repertorio del tutto inedito. Un improvvisatore, 213 tasti sul palco, tre tastiere suonate contemporaneamente. Tre strumenti dal suono unico e inconfondibile, completamente differenti tra loro seppur strettamente uniti da un cordone ombelicale. Così come il clavicordo è il diretto antenato del pianoforte, il piano elettrico ne è il suo sviluppo laterale e tutti e tre appartengono appunto alla famiglia degli strumenti a tastiera (klavier, in lingua tedesca).

Klavier Project è l’inedito punto di scambio tra questi universi musicali, un vero e proprio percorso visionario nel quale si incrociano per la prima volta i suoni di tre strumenti che hanno profondamente segnato gli ultimi secoli di storia della musica occidentale: il clavicordo, il pianoforte acustico e il pianoforte elettrico. Cesare Picco inaugura di fatto un orizzonte completamente nuovo nel loro utilizzo. Tolti dal loro ambito usuale, il loro connubio genera un vero e proprio caleidoscopio di immagini musicali.

Le origini del clavicordo sono perdute nel tempo, è tra il 1500 e il 1700 che questo strumento lascia la sua forte impronta (tutti i più grandi compositori hanno avuto a che fare con questo strumento). È invece sul finire degli anni Cinquanta che compaiono i primi modelli di pianoforti elettrici Wurlitzer, ma è con gli anni Settanta che la sua impronta diventerà indelebile. Negli anni Ottanta, infine, nasce la tecnologia Disklavier TM Yamaha, applicata alla meccanica del pianoforte, permettendo all’artista di moltiplicare le possibilità dell’atto creativo e del conseguente risultato musicale, pur mantenendo il suono acustico proprio dello strumento. Infatti, permette di registrare delle parti musicali in MIDI, che poi possono essere risuonate dal pianoforte in maniera del tutto autonoma, con la possibilità da parte del pianista di suonarci contemporaneamente.

Per realizzare il tutto è stato messo a punto uno studio preliminare dal tecnico del suono di Cesare Picco, Daniele Valentini, presso gli studi di Treehouse Lab a Lodi. «Questo progetto ha preso forma anche grazie alla partnership con Yamaha Italia, che ci mette a disposizione il suo Yamaha Disklavier per ogni concerto – sottolinea Daniele e aggiunge – C’è stata l’esigenza di mettere in piedi una macchina che permettesse all’artista di interagire sul palco con tutte e tre le tastiere contemporaneamente».

In realtà, il setup del concerto è aumentato, infatti con Cesare Picco sul palco ci sono, oltre ai tre strumenti già menzionati, anche un pedale distorsore per chitarra, un iPad con virtual instrument per emulazione della celesta, una master keyboard e un MacBook, cuore del setup, dove gira una sessione di ProTools, preparata negli studi di Treehouse Lab, lo studio di registrazione di Daniele Valentini, Lorenzo Bragalini e Massimo Manzoni. «Questa sessione contiene sulla timeline, in sequenza, tutti i brani della set-list del concerto – ci dice Daniele e aggiunge – Inoltre esistono delle tracce audio, dove sono state importati campioni e basi realizzate da Picco, delle tracce MIDI con la scrittura per il Disklavier, per permettergli appunto di suonar da solo, e delle tracce instrument nelle quali sono caricati dei virtual-synth che Picco suona e controlla dalla master keyboard».

Ogni pezzo, infatti, prevede quasi sempre una parte per ogni strumento ed è solitamente composto da una parte di piano (di solito di accompagnamento) suonata dalla traccia MIDI e delle parti di piano, di Wurlitzer o di clavicordo, suonate live dal maestro Picco e solo in alcuni pezzi ci sono degli interventi con i synth e con la celesta. In sostanza, al play della song selezionata, il computer, tramite interfaccia MIDI fa suonare il pianoforte, tramite una scheda audio suona le tracce campionate e i synth suonati da Picco. Come ci dice Daniele «Il pianoforte ed il clavicordo, che sono sempre suonati live da Picco, sono microfonati e amplificati in maniera convenzionale, come qualsiasi strumento acustico. Solo in alcuni brani ci sono interventi con il suono della celesta, dall’iPad che completa tutto il corredo – e aggiunge – Ultima chicca sta nel distorsore da chitarra che viene utilizzato sul clavicordo, in un brano. Infatti tramite una sua copia del segnale rimandata dalla regia al palco, Picco può modulare il suono dello strumento seicentesco, colorandolo con sonorità Hendrixiane. Una bella sfida per tutti», sottolinea Daniele.

Daniele Valentini, insieme ai suoi compagni di avventura, Lorenzo Bragalini e Massimo Manzoni, dal 2008 sono Treehouse Lab dove, in una confortevole regia e in tre ambienti di ripresa distinti, danno vita alle loro produzioni. Utilizzano un sistema di registrazione ProTools e i mix vengono effettuati rigorosamente in analogico, con un TOFT ATB32. Anche il parco outboard è di alto livello (Universal Audio, Daking, Empirical Labs, Urei, Api, Solid State Logic, Manley e Lexicon). Lo studio è organizzato con una regia e tre ambienti di ripresa: una sala principale con pianoforte Steinway, batteria Mapex e una vasta scelta di amplificatori per chitarra e basso; un vocal booth per la registrazione delle voci; un terzo ambiente di ripresa, nel caso ci sia la necessità di registrare più strumenti in contemporanea eliminando il problema dei rientri. Tutto lo studio è cablato con linee CAT5, per il sistema di personal monitoring per i musicisti. «Siamo attrezzati anche per fare registrazioni in esterna, nel caso si voglia andare a sfruttare l’acustica, tante volte unica di posti particolari – aggiunge Daniele Valentini – In questi studi sono stati realizzati i mix degli ultimi album di Cesare Picco: Piano Piano e The secret forest. Sempre qui viene ottimizzato tutto il materiale audio che Cesare Picco prepara anche per gli altri progetti live, come il Blind Date, il famoso concerto al buio».

reehouse Lab, sempre in tema di pianoforti nell’ultimo anno ha anche realizzato altri due cd molto importanti. L’album d’esordio Universo Fantasia del pianista Roberto Binetti e il cd del duo pianistico classico Spina-Benignetti, con la sonata per due pianoforti – Variazioni Haydn di Brahms, che sta riscuotendo un ottimo successo in tutta Europa.

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