— Andrea De Marco

[quote_box_center]Keith McMillen Instruments dopo prodotti innovativi quali QuNeo, SoftStep e 12 Step presenta la semplice e geniale K-Board.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 2175,2176″ link=”lightbox” title=”no”] [su_dropcap size=”5″]K[/su_dropcap]-Board non è la prima proposta della casa nell’ambito delle tastiere MIDI. QuNexus è un po’ il fratello maggiore di K-Board, costa una cinquantina di euro in più e offre un ventaglio più ampio di funzionalità, tra cui il MIDI OUT (con l’apposito accessorio opzionale) e l’I/O CV. K-Board è una tastiera controller MIDI over USB class compliant: può quindi funzionare con qualsiasi applicazione software che sia compatibile MIDI nell’ambito dei dispositivi con sistemi operativi

OS X, Windows, iOS e Android. Potrebbe esserci giusto bisogno, se l’applicazione lo richiede, di impostare la K-Board come master keyboard o controller MIDI esterno all’interno del software utilizzato. Per i computer con una porta USB, K-Board è pronta sin da subito a suonare, “out of the box”: in dotazione è infatti presente il cavo con cui collegare la presa Micro-USB del controller alla porta USB del Mac o del PC. Per gli smartphone e i tablet potrebbe esserci bisogno di un adattatore, come vediamo più avanti in relazione all’utilizzo con iPad. K-Board è compatta e leggera, di agevole trasportabilità. La fattura dall’esperienza tattile quasi “gommosa” dà la sensazione di poter offrire un livello elevato di sopportazione ai “maltrattamenti”, tipici dell’utilizzo on the road. La tastiera può dare dunque soddisfazioni sia in installazioni desktop, magari dove lo spazio sulla superficie di lavoro è limitato, sia in situazioni mobili, scenario in cui la compatibilità con i tablet e l’alimentazione via USB (non serve un alimentatore esterno) offrono un ulteriore vantaggio importante. Il fatto che la tastiera sia piccola, leggera e sottile, potrebbe rendere in qualche circostanza più evidenti le irregolarità del piano d’appoggio. Un aspetto a nostro avviso molto positivo di questo prodotto è che può rappresentare una scelta interessante sia per il novizio, per via della facilità d’uso e della natura realmente plug & play, sia per l’utente più esperto, che può esplorare più a fondo le potenzialità espressive di K-Board e può personalizzarne il comportamento predefinito mediante l’apposito editor per Mac e Pc. Chiariamo però subito un punto: l’esperienza d’uso è diversa da una tastiera standard. I tasti di K-Board non restituiscono la stessa sensazione, né a livello tattile né come risposta alla pressione, rispetto a una tastiera musicale classica (o a una tastiera per scrivere da computer). Sono dei pad con una certa cedevolezza e sensibili al tocco, nella stessa disposizione di una tastiera, quindi non c’è l’escursione meccanica di una tastiera. Anche la dimensione è ridotta: ogni tasto misura circa 1,5 x 3 cm. L’attrito dei tasti è inoltre maggiore. I tasti si illuminano quando li si suona e ciò dà un tocco di divertimento in più, oltre all’utilità del feedback visivo che con i pad acquisisce un ruolo essenziale per l’ergonomia e la funzionalità.

Il test

Ci siamo trovati rapidamente a nostro agio nel suonare con la K-Board, soprattutto (ma non solo) synth, suoni elettronici, effetti, per non dire poi dei kit percussivi. Anche le proporzioni ci sembrano indovinate: il produttore ha trovato un compromesso funzionale tra l’elevata portabilità e la comodità nel suonare. Quindi non c’è il rischio di confondere i pad della K-Board con i tasti di un piano o di una tastiera; è totalmente un’altra cosa. Ma non è solo il layout da tastiera a fare la differenza: i pad sono di ottima qualità e offrono una sensibilità, una reattività e un’espressività di livello elevato; l’esperienza d’uso è decisamente confortevole. Vediamole, quindi, le potenzialità espressive. Sul lato sinistro della tastiera sono presenti tre file di controlli, che offrono la stessa sensazione tattile dei tasti. Tre toggle switch circolari consentono di attivare e disattivare rispettivamente il tilt, la pressione e la velocity. Quando le funzioni sono attivate, si accende il led che dona al corrispettivo switch una retroilluminazione colorata. L’aftertouch per impostazione predefinita invia dati CC 1 (Modulation Wheel), ma questa configurazione può essere cambiata nell’editor. Se l’aftertouch e la velocity sono caratteristiche abbastanza comuni, il tilt è una peculiarità della tastiera KMI (la funzione è presente anche sul modello QuNexus): inclinando il dito verso la parte superiore o inferiore del tasto si aumenta o diminuisce il valore del parametro associato. Di default il tilt agisce come pitch bend: anche in questo caso, nell’editor è possibile configurare K-Board in modo che invii dati di un qualsiasi controller (CC) MIDI in risposta al variare del tilt. Può esserci un po’ di disorientamento, all’inizio, a calibrare la velocity, senza il feedback fisico che restituisce la corsa meccanica di un tasto, e a padroneggiare il comportamento del tilt (anche in questo caso: non è certo come muovere la wheel), ma è anche questione di abitudine e, come vedremo a breve, l’editor può aiutare con qualche regolazione. Nel caso del tilt, l’impostazione di default (anch’essa modificabile) prevede una variazione di più o meno un semitono; a seconda dell’impostazione e dell’effetto che si desidera, può risultare più comodo inclinare un singolo dito o usarne due e con il secondo dare dei tocchi. Altri due switch circolari servono ad attivare il sustain e il toggle sui tasti. Il tasto sustain fa in modo che tutte le note che premiamo continuino a suonare, mentre lo teniamo premuto. Esso non funziona come switch: mentre viene premuto, oltre a illuminarsi, suonano tutte le note che nel frattempo attiviamo; quando viene rilasciato si fermano tutte le note e la retroilluminazione si spegne. Lo switch “Togl” fa invece in modo che i tasti della tastiera funzionino a loro volta come toggle: in questa modalità, toccando un tasto la relativa nota si attiva e rimane attivata, toccandolo di nuovo si disattiva. Spegnendo lo switch, si disattivano tutte le note e la funzione stessa. Anche un tocco rapido sullo switch Togl disattiva le note attive in quel momento, ma non la funzione stessa, che rimane invece inserita. Per attivare i controlli che funzionano da switch, la pressione su di essi deve essere leggermente prolungata, cioè bisogna tenere premuto per un secondo. Infine, abbiamo a disposizione un piccolo pad che funge da pitch bend e due tasti a freccia per far scorrere in su e in giù di un’ottava la tastiera. I tasti ottava in più e ottava in meno hanno la retroilluminazione di colori diversi e offrono un feedback visivo della variazione dalla posizione predefinita: a ogni spostamento in su o in giù il relativo tasto inizia a lampeggiare e il lampeggiamento è tanto più veloce quando più ci si sposta. I due led tornano fissi quando si è nella posizione predefinita, centrata sul C3. Forse la zona in cui le dimensioni compatte penalizzano un po’ l’operatività è proprio quest’ultima: con il pad Bend e il primo tasto della tastiera molto vicini ai controlli delle ottave, si rischia di alzare o abbassare le tonalità della K-Board senza volerlo. L’articolata sensibilità al tocco dei tasti, combinata alle possibili combinazioni con i tasti di modalità, offrono un panorama esteso di possibilità espressive e creative. L’aspetto intrigante della K-Board è la sua natura di strumento semplice da usare e subito pronto a suonare, senza tanti fronzoli, ma allo stesso tempo sempre pronto a offrirci modi inediti di interazione con gli strumenti software, con la possibilità di inviare dati MIDI controller anche con il gesto tilt. Gli utenti più esperti e avvezzi alla sperimentazione possono cimentarsi nel personalizzare il comportamento predefinito del controller mediante il software K-Board Editor, scaricabile gratuitamente nelle versioni per Mac e Windows dal sito di Keith McMillen Instruments (www.keithmcmillen.com). K-Board Editor consente di modificare diversi parametri: il canale MIDI globale, il numero CC per i dati di pressione e tilt da inviare, il range in semitoni del pitch bend sia per l’apposito pad, sia per il tilt, la sensibilità della tastiera alla velocity, alla pressione e al tilt. Nelle preferenze dell’applicazione troviamo alcune altre impostazioni generali: la curva della risposta alla velocity (da scegliere tra una serie di opzioni quali lineare, logaritmica e altre), i valori da inviare quando vengono disattivati i controlli Press e Tilt, il threshold dei tasti per definire una soglia di intervento. Mediante questi interventi è possibile adattare meglio, ovviamente entro un determinato perimetro, il funzionamento di K-Board ai nostri gusti e alle nostre esigenze. L’interfaccia dell’editor è tutto sommato semplice: i parametri non sono numerosissimi e non veniamo disorientati da miriadi di piccoli controlli di cui stentiamo a capire il significato: in fondo non si vanno a esplorare i più reconditi meandri del MIDI. Passando il mouse su un controllo, un’etichetta d’aiuto mostra informazioni e istruzioni su quel parametro: è in inglese, ma facilmente comprensibile. Inoltre le modifiche vengono istantaneamente registrate nel controller, senza complicati passaggi di esportazione o salvataggio. Anche il manuale in PDF è in inglese, ma ricco di illustrazioni, colorato e piacevole da consultare (esperienza non frequente per documenti di questo tipo). La stessa fluidità operativa plug & play, dimostrata dalla K-Board nell’utilizzo con il Mac, la ritroviamo anche con l’iPad. L’unico requisito aggiuntivo consiste nel fatto che non possiamo collegare il cavo USB direttamente all’iPad e serve l’adattatore per fotocamere da Lightning a USB di Apple, da acquistare a parte se non lo si possiede già (al costo di una trentina di euro). Anzi: la compattezza e la robustezza, la facilità di trasporto e il fatto che non necessiti di un alimentatore esterno, sono caratteristiche che rendono K-Board una compagna di musica perfetto per l’iPad. C’è solo da considerare, come avviene in questi casi, che il consumo della tastiera grava sulla batteria del tablet. Peccato che l’editor software non sia disponibile anche come app per iOS.

Conclusioni

K-Board non è una master keyboard tipica, a prescindere dalle dimensioni. L’utilizzo di pad e l’assenza della corsa e del feedback meccanico dei tasti potrebbe disorientare: è questione di gusti e abitudini. Noi l’abbiamo trovata comoda. I vantaggi sono numerosi: le capacità espressive e la sensibilità dei pad Keith McMillen sono elevate e ci aprono numerose possibilità creative, oltre a risultare divertenti da usare, il che non guasta mai. Altri punti netti a vantaggio della K-Board sono la semplicità d’uso, la compatibilità con computer e tablet, la comodità di trasporto e la solidità dell’oggetto. Il produttore lo definisce indistruttibile: non abbiamo provato a passarci sopra con un pick-up o una macchina, come si vede in un video sul sito di Keith McMillen Instruments, ma la percezione che possa sostenere diverse sollecitazioni c’è tutta. K-Board potrebbe sia giocare da unica master keyboard, con degli “extra” in più, sia aggiungersi a essa in alcune circostanze. Gli scenari d’utilizzo sono molteplici, sia casa sia in movimento, e il prezzo ci sembra proporzionato alla qualità dimostrata.

Soundwave

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Strumenti Musicali n. 4 — Agosto 2015

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