— Riccardo Gerbi

Innovare e al contempo contenere i costi oggi non è impresa semplice. Con l’ultima versione dell’apripista tra i pianoforti stage della serie MP, i tecnici giapponesi avranno vinto questa sfida?

La parola al Product Specialist

Ad Andrea Roda, Product Specialist Kawai per Furcht Pianoforti, abbiamo chiesto su quali contenuti l’utente dovrebbe concentrarsi in sede di prova: “L’MP7 dispone di un’interfaccia di controllo semplificata, immediata e davvero molto potente. Ogni operazione, dalla semplice selezione di Sound o Setup, fino alla programmazione più avanzata, può essere fatta tramite una generosa e completa dotazione del pannello, diviso ordinatamente in sezioni, con il display da 128 x 64 pixel a supporto per un costante monitoraggio. L’utente ha inoltre la possibilità di assegnare più di 90 diversi parametri personalizzabili ai controlli fisici e avere sempre a portata di mano, in situazioni live soprattutto, la possibilità di gestire al volo qualsiasi necessità.”

Mantenendo inalterata nell’MP7 l’architettura che ha contraddistinto i precedenti modelli, i tecnici di Kawai sono intervenuti in modo massiccio sia in termini di design, sia incrementando le prestazioni di ogni sezione che equipaggia lo strumento, associando un’interfaccia immediata e pressoché simile a quella prevista sull’ammiraglia MP11, per semplificarne l’impiego in qualsiasi condizione di uso. Esaminiamo le novità partendo dalla meccanica: l’MP7 monta il modello proprietario Responsive Hammer 2 (RH2), dotato della simulazione Let-Off per il doppio scappamento e di un terzo sensore su ciascun tasto nell’elettronica per migliorare nuance espressive quali un legato o dei veloci ribattuti. Oltre all’adozione di una finitura Ivory Touch per la tastiera, altre peculiarità della RH2 sono il telaio rinforzato per minimizzare il movimento laterale dei singoli tasti e l’adozione di feltri di maggior spessore anche sui martelletti, per ridurne la rumorosità in fase di rilascio del tasto. Tra le caratteristiche della generazione sonora Harmonic Imaging XL (HI-XL), segnaliamo i preset dedicati al pianoforte acustico, dotati di sample incrementati fino a quattro secondi nella loro durata prima dell’intervento del punto di loop. L’editing dedicato è stato irrobustito con altri parametri, tra cui segnaliamo l’Hammer Delay, il Fall-back Noise, oppure la regolazione dell’apertura del coperchio (Topboard). La sezione per simulare il singolo manuale di un organo elettromagnetico (Tone Wheel) è stata rivista sia nella veste grafica, che in termini di gestione: i nove drawbar sono assegnati ad altrettanti fader, potenziometri e switch sul pannello per un controllo in tempo reale; la simulazione del Leslie è sempre pilotabile nella velocità Slow/Fast dei rotori. L’editing della sezione Tone Wheel prevede inoltre regolazioni per la percussione, il Key-Click e il Leakage, quest’ultimo utile per stabilire il grado di usura del generatore a ruote foniche emulato. Tutte le altre categorie orchestrali sono sempre basate sul campionamento e compatibili con il formato General MIDI, ma l’editing dedicato della sezione è stato potenziato: grazie al nuovo display, gli inviluppi ADSR rispettivamente del filtro passa-basso e dell’amplificazione sono visualizzati in forma grafica, mentre tra gli altri parametri disponibili troviamo anche impostazioni per il vibrato e quelle per definire l’ottava sui layer. Anche su questo modello sono disponibili quattro drumkit acustici/elettronici. La polifonia è di 256 note. L’operatività generale dell’MP7 prevede sempre quattro zone interne/esterne su tastiera impostabili in split/layer, ma con alcune piccole limitazioni in termini di combinazione effetti e selezione timbriche: solo nella prima zona (Main) possiamo richiamare la sezione Tone Wheel, mentre negli effetti è possibile selezionare una coppia di DSP EFX (129 algoritmi ciascuno), e un blocco DSP Amp con cinque simulazioni di amplificatori vintage. Nelle altre tre zone (Sub 1-3) è possibile attivare in ciascuna un singolo DSP EFX con 22 algoritmi selezionabili. Le impostazioni per l’equalizzatore semiparametrico a quattro bande e il riverbero sono comuni a tutte le zone, ma l’intensità del secondo è regolabile in modo distinto sulla singola zona. Tutti i parametri di editing fin qui descritti per ogni sezione timbrica dell’MP7 sono racchiusi nel menu Virtual Technician: tra le altre funzioni disponibili, merita una menzione la regolazione della risposta al tocco, perché sull’MP7 è possibile definirla sia globalmente, sia su ogni singola zona. Oltre al pratico converter per trasformare un file MIDI a scelta nei formati audio Wave o MP3, tra le funzioni del recorder/player troviamo anche l’inedita modalità Overdub: essa consente di registrare l’esecuzione con cui registrare la propria esecuzione riproducendo una song audio, ed esportare il mix ottenuto. Il metronomo è provvisto di una sezione Rhythm dotata di 100 pattern e una variazione ciascuno. Nell’MP7 è introdotta infine una modalità di standby programmabile nella durata fino a due ore.

Il test

La scelta di Kawai di uniformare il design della serie MP ci piace, anche in termini di praticità nel trasporto. L’interfaccia rivista è il plus dell’MP7: ogni controllo è ben visibile anche in scarse condizioni di luminosità sul palco, e oltre agli switch dedicati a funzioni cruciali – il Panic è un esempio in tal senso – il passaggio a un display grafico consente di spingersi nell’editing approfondito senza impazzire con dei caratteri in formato numerico. Riguardo alla meccanica RH2, confermiamo le impressioni rilevate nel test del pianoforte digitale Kawai ES7 (Strumenti Musicali – Luglio 2013): il tasto è buono sia in termini di consistenza, sia come escursione. Complice probabilmente lo chassis, nell’MP7 rileviamo una maggiore silenziosità della meccanica: una notizia che farà piacere a quei pianisti che amano suonare anche in ore notturne tra le mura domestiche. Il ricco parco di opzioni presenti nel menu Virtual Technician consente di calibrare il proprio feeling nel dettaglio, anche con sorgenti sonore esterne pilotate in zone distinte della tastiera. La resa sonora dell’MP7 esprime un carattere che rimanda all’ammiraglia MP11 in termini di presenza e corpo: le timbriche di pianoforte acustico sono imperiose ed in grado di emergere in qualsiasi contesto musicale, ma anche categorie come i bassi e i pad sintetici ci piacciono in termini di calore e “botta” percussiva. L’interazione tra la meccanica RH2 e le timbriche HI-XL è ben studiata. Il terzo sensore nel tasto è strategico per eseguire anche delicati passaggi come un pianissimo; l’ampio set di parametri disponibili nel Virtual Technician, consente di emulare le condizioni di un pianoforte acustico fin nei minimi dettagli. Nell’MP7 è stato introdotto anche un preset dedicato al pianoforte verticale, anch’esso di buona fattura, mentre nei pianoforti elettrici il plus è rappresentato dal DSP Amp Simulator: con le cinque simulazioni disponibili ci vuole poco per ottenere il timbro giusto per ogni contesto musicale, mentre il menu Virtual Technician è la mano tesa per definire le condizioni di uso dello strumento emulato. L’editing potenziato nella generazione sonora rende giustizia ad alcuni preset di buona fattura inseriti nel passato, ma piuttosto statici nell’andamento sonoro: le timbriche Synth sono un esempio in tal senso. Tra le altre categorie orchestrali segnaliamo gli archi o i cori per quantità e qualità generale, mentre nei fiati avremmo gradito qualche variante sintetica in più del previsto. Le chitarre acustiche sono valide per semplici arpeggi, ma meriterebbero qualche articolazione in più per renderle più vivaci nell’impiego per un assolo. Nell’emulazione dell’organo elettromagnetico la selezione dei drawbar a gruppi, utilizzando solo i fader, è più intuitiva rispetto all’impiego di potenziometri. Rispetto ad alcuni concorrenti, la sezione Drawbars dell’MP7 ha una marcia in più in termini di pasta sonora, e il DSP Amp è il valore aggiunto per ottenere delle sonorità aggressive da inserire in contesti musicali pop o rock; l’unico appunto rilevato riguarda il Leakage “sensibile” al Pitch Bend: nulla che una prossima release del sistema operativo non possa correggere… Il restyling apportato agli effetti è notevole: Kawai ha introdotto un Noise Gate prefissato sull’ingresso Line In, onde prevenire sgradevoli rumori provenienti da sorgenti audio esterne. Cosa manca tra i DSP disponibili: data l’esuberanza riscontrata nel carattere sonoro dell’MP7, un compressore posto a valle del mix potrebbe far comodo stratificando diverse timbriche interne. Nel routing dedicato al Line Out è attivabile una modalità Dual Mono che, in contesti minimali, può rivelarsi strategica per veicolare il proprio mix sia a un impianto PA, sia a un sistema di monitoraggio personale. Riguardo alle funzioni di MIDI Master Keyboard, rimarchevole la presenza di quattro ingressi per collegare altrettanti pedali assegnabili (anche di terze parti); ci sarebbe piaciuto trovare nella sezione una seconda porta MIDI parallela assegnata all’interfaccia USB, al fine di ampliare ulteriormente il range di configurazioni ottenibili con l’MP7 in un setup hardware/software. La modalità Overdub nel recorder/player è davvero interessante: per esempio, è possibile registrare una bozza di un brano pianoforte e voce, per condividerla tramite una pen drive con altri membri della vostra band, oppure caricare nuovamente la song nello strumento e arricchirla con nuovi contributi audio, in perfetto stile “Sound on Sound”. Sul Kawai MP7 potete infine compiere operazioni di backup di singoli Sound e Setup: se per voi il tempo è denaro, anche questi piccoli tool per fare ordine nel proprio database possono far comodo.

Conclusioni

Sono pochi i concorrenti che, a parità di prezzo, offrono delle funzionalità analoghe a quanto offerto dal pianoforte digitale Kawai MP7. Andando ad analizzare alcune precise sezioni – si pensi al sequencer e il supporto offerto per i file audio – questo strumento è unico nel suo genere. La versatilità d’uso è il punto forte nell’MP7 perché, oltre al palco o in studio come centro nevralgico del proprio setup, questo strumento si rivela un valido partner anche tra le mura domestiche: per lo studio del pianoforte (o per tenersi in allenamento senza disturbare i vicini). Con la sezione Rhythm si può stendere un arrangiamento essenziale e all’occorrenza allestire un intrattenimento basato su parti in split/layer, per il pianista che sa suonare e non ama lo strumento che “suona da solo”. Ragionando sullo “street price” dell’MP7 (addirittura inferiore rispetto ai precedenti modelli), i tecnici Kawai hanno ampiamente vinto la sfida descritta all’inizio di questo test: a voi non resta che andarlo a provare, ma dato l’alto tasso di “carne messa sul fuoco” ritagliatevi una bella porzione di tempo per gustarne appieno tutti i sapori. Buon divertimento!

Furcht

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Strumenti Musicali n. 2 — Aprile 2015

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