Ivano Paterno e la fisarmonica nei conservatori

ivano paterno

Fra i primi docenti di fisarmonica classica in Italia, ma anche compositore e direttore di coro, ci racconta dell’attuale situazione nei conservatori.

Cosa ricordi della tua prima lezione nel conservatorio di Castelfranco Veneto, dove insegni dal 1993, e quale fu la tua prima reazione?
A Castelfranco, l’interesse genuino subito dimostrato da tutti per lo strumento, contrariamente a quanto all’epoca ci si poteva aspettare, mi ha fatto sentire a casa. Le prime lezioni sono state veramente interessanti: scoprire lati nuovi di alcuni studenti che già conoscevo, la nuova prospettiva didattica, il contesto di assoluta priorità artistica, sono aspetti difficili da descrivere, ma che penso possano facilmente essere immaginati. La complessità di far mettere in opera programmi d’esame di difficoltà notevole è stata e lo è ancora, per gli ultimi studenti del vecchio ordinamento, una sfida stimolante.

Da fisarmonicista, quali furono le tue sensazioni nel consegnare il primo diploma di fisarmonica classica?
Non ho avuto particolari sensazioni e non l’ho vissuto come una qualche rivalsa da parente povero. Grande soddisfazione nell’essere riuscito a fare un lavoro positivo e di aver posto le basi per il lavoro autonomo di un musicista che usa la fisarmonica e in questo del tutto uguale a qualsiasi altro. Vedere uno studente che conclude il periodo di studio accademico è sempre una grande soddisfazione, ma è più la sua crescita, il suo progredire, lo scatto decisivo che avviene dopo il compimento medio o il diploma di primo livello, quello che mi ha sempre entusiasmato.

In cosa è cambiata la situazione dei diplomati oggi?
Precedentemente gli obblighi a cui era tenuto uno studente, con pregi e difetti, erano ben delineati, adesso non si sa su cosa sia basata la formazione. Ogni laureato può aver seguito un percorso affatto diverso da tutti gli altri. Per molti aspetti la situazione è più favorevole, si possono agevolmente limitare o eliminare difficoltà gratuite, modulare il materiale e i contenuti sulle capacità del singolo, rendendo lo studio sicuramente meno frustrante. Si può dedicare il tempo a esplorare repertori di diverso tipo, epoca e provenienza: originale, analogico, di adattamento o di trascrizione. In base allo strumento usato e alle inclinazioni dello studente, si ha più possibilità di formare il musicista attraverso un percorso costruttivo e di interesse.
Qual è il rapporto dei fisarmonicisti (docenti e allievi) con gli altri strumenti?
I rapporti di incrocio con altri strumenti sono sempre stati ottimi e produttivi. Fra gli studenti non ho mai notato particolari idiosincrasie verso abbinamenti storicamente inusuali, anzi c’è sempre una notevole curiosità per la fisarmonica, sia dal punto di vista organologico, sia da quello musicale e interpretativo. Con i colleghi la situazione è del tutto analoga, non si contano le collaborazioni, all’interno e all’esterno dell’istituzione, nate dall’interesse reciproco. Del resto è proprio nel campo della musica da camera che la fisarmonica si emancipa e progredisce nella sua interazione col mondo musicale. Un problema l’ho riscontrato, a volte, con i docenti dei corsi di musica da camera: in un primo momento sono sperduti e spaesati, finché non si rendono conto che una fisarmonica si può usare per fare praticamente qualsiasi cosa!

Come reputi l’organizzazione didattica attuale?
Per quel che riguarda i programmi è presto detto: non esistono più! Che questo sia un bene o un male non saprei dire, la conseguenza è che non è più possibile fare un confronto dal punto di vista formativo. L’organizzazione dei corsi è, al pari, diversa da un conservatorio all’altro. Basti dire che sulla base di un contenitore di corsi, ministeriale, ogni conservatorio ha elaborato la propria offerta formativa. Il mio giudizio su questo contenitore è negativo per come è strutturato e per come è misurato. Il “credito” formativo (mediato dai sistemi universitari e risultante da un’astratta misurazione delle ore di studio necessarie per seguire e superare un corso) è quanto di più inadatto per la formazione musicale. Tornerei alla precedente struttura didattica, demandando a strutture universitarie convenzionate la parte culturale specifica della formazione superiore. I conservatori non sarebbero così obbligati a una offerta formativa completa, cosa per cui non sono strutturati, concentrandosi sulle loro competenze storiche, con notevoli risparmi anche di carattere economico.

Come vedi l’esclusione della fisarmonica dai programmi Jazz o Popular?
Del tutto incomprensibile. Probabilmente l’elenco degli “strumenti eletti” (fra cui mancano anche altri illustri, non solo la fisarmonica) è stato stilato rapidamente da qualcuno che non aveva idea di quel che faceva. L’unica cosa che posso fare per un fisarmonicista interessato al jazz è di “curvare” il suo percorso formativo utilizzando tutti i crediti a sua disposizione per seguire materie specifiche della scuola jazz.

Chi è oggi Ivano Paterno, alla luce dei tanti anni d’insegnamento?
Un uomo di trequarti d’età che suona la fisarmonica in maniera ancora accettabile, con problemi di artrosi alle mani, che gli danno un’ottima scusa per gli errori materiali e che si ritiene privilegiato ed estremamente fortunato di poter fare questo lavoro. L’insegnamento mi ha fatto imparare molto più dello studio personale. Tramite gli studenti ho perfezionato ed elaborato pensieri sulla impostazione, sulle diteggiature, tutte cose che mi sono utilissime come esecutore. La rizoartrosi, per esempio, mi ha costretto ad un totale ripensamento della “tecnica” digitale, del tocco, dei fraseggi. Tutte cose che riverso su chi studia e che mi ritornano con amplificazioni a volte inaspettate. Dal punto di vista artistico questa attività mi ha spinto sempre più verso repertori antichi, verso la polifonia, ma forse è una tendenza caratteriale che, come per un riequilibrio, mi porta poi verso forme d’avanguardia che tanto sembrano essere aliene al sentire comune. In questo periodo particolare mi sto dedicando alla formulazione di un tributo al grande ferrarese Girolamo Frescobaldi.

Strumenti Musicali – Gennaio 2016

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