Invisible Violence – Il nuovo disco di Fargo

fargo

Da venerdì 24 giugno sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e in tutte le piattaforme streaming Invisible Violence, il terzo lavoro del chitarrista rocker milanese Fargodedicato al lato oscuro della società attuale.

Fargo è il frontman di un progetto che è nato dall’incontro di due generazioni diverse – quella di Fabrizio appunto e quella di Massimo Monti, un maturo uomo d’affari e springsteeniano doc, che nel cassetto ha carte e carte piene di versi e poesie. Da questo incontro nasce un’alchimia compositiva che porta, alla fine del 2012, alla produzione del loro primo album “Crossings” con il nome di Psychic Twins. Nel 2014 cambiano il nome in Fargo cercando di sottolineare la passione di Massimo per gli Stati Uniti e un certo tipo di country folk e la passione di Fabrizio per gli anni Novanta (Fargo film diretto dai fratelli Coen nel 1996). Contemporaneamente realizzano il loro secondo album “A small World in Black and White” composto da 16 brani che spaziano tra il rock e il blues, intervallati da ballad acustiche e da groove più soul come “Small World” cantata in duetto con Jack Jaselli.

Il nuovo lavoro, Invisible Violence appunto, ha un sound decisamente più rock rispetto ai precedenti e «ha testi un po’ più duri per non dire incazzati contro una società dove nessuno si assume le proprie le responsabilità e girano tutti la faccia dall’ altra parte per non vedere» commenta Massimo Monti. «Invisible Violence ovvero trovarsi fuori e dentro lo specchio al medesimo tempo, cercare di vedere oltre e trovarsi a guardare la propria faccia. Le violenze che sono fuori di noi sono spesso solo riflessi di quelle che ci portiamo dentro, il plurale è d’obbligo perché esistono molteplici tipi di violenza quelle più pericolose sono quelle invisibili… La nostra assuefazione alle ingiustizie, la nostra indifferenza al crescere delle disuguaglianze, il nostro acquiescere davanti alle altrui sofferenze nel nome del “così fan tutti” di fatto equivalgono all’esercizio di violenza diretta e manifesta. Se vogliamo sfuggire alla trappola delle omissioni sempre in agguato dobbiamo imparare a convivere con le nostre contraddizioni, le nostre paure, i nostri difetti, le nostre angosce…accettare noi stessi per poter accettare gli altri. Cerchiamo di essere noi stessi solo così potremo essere anche gli altri. Siamo unici nella nostra specificità come tessere di un puzzle ma troviamo un senso solo nel contesto di un quadro complessivo e condiviso».

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