Intervista a Luca Seta – «Le canzoni nascono da sole, basta stare lì in ascolto…»

Luca Seta durante il live ad Astana. Ph Alessandro Sgarito

“La forza non conta se non è la tua e non riparti da lì”. Introduciamo l’intervista a Luca Seta (abbiamo parlato di lui a questo link) con il verso di una sua canzone contenuta nel bellissimo album In viaggio con Kerouac: undici tracce che spezzando le catene del discorso comune, ritraendo storie quotidiane in maniera originale ed inedita.

Da Che Guevara a Marinella (canzone contro il femminicidio, ispirata al brano di De Andrè), la particolarità dei personaggi raccontati da Luca Seta è che sono tutti straordinariamente comunicativi e carichi di poesia, personaggi che sanno emozionare profondamente l’ascoltatore e in cui è difficile non scorgere qualcosa di intimo e personale.

Abbiamo intervistato Luca Seta al rientro da un applauditissimo tour in Kazakistan e ci siamo fatti raccontare come sono nate le sue canzoni, qual è la magia che ha fatto scoccare la scintilla e quali sono i suoi nuovi progetti.

 
Sei un artista completo, che sa spaziare dalla recitazione alla musica. Quanto è importante per te poter vivere diverse discipline artistiche e che cosa rappresenta per te la musica?
In realtà non è stata una scelta fatta coscientemente. Io navigo a vista e ragiono ad urgenze, quando sento di dover fare una cosa la faccio e basta senza pensare troppo a quello che succederà… Devo dire che però passare da un’arte all’altra e molto bello! Non ci si annoia mai!

In Viaggio con Kerouac è il tuo album d’esordio. Quanto tempo ha richiesto la stesura di testi e musica? Come sono nate le composizioni?
Difficile quantificare, ci sono brani scritti in periodi molto diversi. Se uno guarda le date potrebbe dire dal 2012 al 2013… In realtà è il lavoro di una vita.
Per rispondere invece alla seconda parte della tua domanda citerò Vasco: “Ma le canzoni son come i fiori… Nascon da sole sono come i sogni…” Noi dobbiamo semplicemente stare lì in ascolto. E quando siamo pronti loro arrivano da noi.

Il disco contiene “Canzone di Marinella (parte seconda)” ispirata all’omonimo brano di De Andrè. Qual è la tua formazione musicale (e non solo)?
Sì, è un omaggio a quello che penso sia stato e sia tuttora uno dei più grandi poeti che mai abbia camminato sulla nostra penisola.
La mia formazione nasce con i grandi cantautori italiani… De Andrè appunto, Guccini, Rino Gaetano, De Gregori, Vecchioni, Baccini, etc… Poi crescendo ho iniziato ad ascoltare ogni genere di musica, italiana e non: amo molto J-Ax, Jovanotti e tanti altri dai Guns N’Roses a Eric Clapton passando per Adele. Un po’ di tutto direi!

Nel disco ci sono due canzoni “Fioca” (Neve) e “Cun al fusil an man” (con il fucile in mano) in piemontese. Il dialetto serve ad esprimere meglio alcune emozioni rispetto alla lingua ufficiale?
In realtà come dicevo prima io funziono ad urgenze. Quindi il motivo per cui queste due canzoni sono state scritte in dialetto è perché sono arrivate da me in dialetto… Detto questo però sì, è vero, alcune sfumature della lingua dialettale sono intraducibili in italiano… Se uno provasse a tradurle in italiano ne perderebbe la potenza poetica.

Sei appena rientrato da un tour in Kazakistan, promosso dall’Ambasciata Italiana nel programma degli eventi musicali dell’Anno della Cultura Italiana. Che cosa significa per te viaggiare?
Il tour in Kazakistan è stato fantastico! Siamo stati accolti così bene dal pubblico che si sta già parlando della prossima tournée!
Viaggiare… Viaggiare fa parte di me come dormire e mangiare. Negli anni mi sono reso conto che non posso farne a meno perché mi fa stare bene. Dopo un po’ che sto nello stesso posto devo partire e dopo un po’ che sono in giro mi piace tornare. Ma stare fermo no, non fa per me.

Portare la propria musica all’estero è un banco di prova piuttosto importante perché ogni sera hai un concerto e un pubblico nuovo che praticamente non ti conosce e che devi in qualche modo conquistare. Ci puoi raccontare qualcosa della tua esperienza?
Una sola parola per descrivere l’esperienza in Kazakistan: “emozionante”. Non ci sono termini più appropriati. Ho avuto la conferma che la musica è un linguaggio universale ed è stato fantastico. Ci hanno applaudito a ritmo di musica, si sono alzati a ballare, un bimbo è salito sul palco a ballare con me, ci hanno fatto la standing ovation alla fine di ogni concerto… Ripeto, “emozionante”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare a navigare a vista, come sto facendo da un po’, è la cosa migliore per me; senza troppe aspettative sul domani ma lavorando sull’oggi. Ma se aguzzo la vista e strizzo bene gli occhi vedo un nuovo singolo, un nuovo album e un libro, che sto scrivendo e di cui a breve vi farò sapere i dettagli!

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