[quote_box_center]L’evoluzione dei piccoli impianti, per la musica dal vivo, vista attraverso le testimonianze di musicisti, tecnici e rivenditori.[/quote_box_center]

— Riccardo Gerbi —

[su_dropcap style=”flat” size=”5″]I[/su_dropcap]nternet oggi offre potenti strumenti per veicolare la propria musica, ma l’esibizione dal vivo resta per il musicista un punto fermo, perché non c’è social network che possa regalare quella carica di adrenalina generata suonando di fronte a un pubblico in carne e ossa.
Un impianto per il Public Address (o PA) è strategico in un’esibizione dal vivo, perché sarà il tramite tra la nostra musica e le orecchie del pubblico. In questo speciale tratteremo di amplificatori o impianti PA compatti e facilmente trasportabili, dedicati ai musicisti di strada (gli odierni “busker”), oppure per piccoli intrattenimenti di Dj, intrattenitori e band; impianti con potenze che non superano i 2.000 watt di potenza erogata. In pochi anni la tecnologia in questo settore ha fatto dei passi notevoli: siamo passati da sistemi ingombranti e pesanti, in grado di erogare poche centinaia di watt, a impianti modulari potenti e leggeri, con le fattezze di un trolley, in grado di essere comodamente trasportati nel bagagliaio di un’utilitaria.

Quali i passi compiuti per arrivare a questo progresso? Nelle interviste che troverete in seguito, i tecnici descrivono nel dettaglio i passaggi tecnologici compiuti dall’elettronica: oggi una singola scheda del peso di poche centinaia di grammi può ospitare sia un potente finale di potenza che il suo modulo di alimentazione. L’efficienza garantita da un odierno finale di potenza, in classe D, ha permesso di realizzare amplificatori portatili dal consumo irrisorio (e quindi alimentabili anche a batterie), con potenze sufficienti per un piccolo intrattenimento anche all’aperto. Un cenno riguardo ai DSP, vero e proprio “cervello” di un impianto PA: essi sono oggi in grado di controllare sia il flusso sonoro, sia di fornire una serie di tool per la correzione acustica (equalizzatori, limiter, ecc), peraltro gestibili anche dal mondo esterno. Sempre in termini di interazione, le connessioni previste su mixer, finali di potenza e diffusori attivi di ultima generazione possono prevedere anche porte digitali per allestire un raffinato sistema audio, oppure connettori per collegare e al contempo gestire device esterni, come tablet e smartphone, per diffondere anche basi musicali o “musica liquida”. In pochi anni la “carne al fuoco” messa dai produttori è tanta, quindi orientarsi tra tante offerte differenti può diventare impresa ardua. Con questo speciale vogliamo fornire alcune linee guida per investire con oculatezza il nostro budget, onde evitare costosi dispiaceri. In primis, l’informazione: oggi internet è una fonte inesauribile da cui attingere dati preziosi, a patto che la fonte sia attendibile. Se il sito del produttore o di un rivenditore è il punto di partenza per la propria ricerca, i giudizi espressi sui forum popolati dagli appassionati vanno sempre presi con “le molle”: per esempio, in caso di feedback negativo, siamo sicuri che il malfunzionamento dell’impianto non sia dovuto a un errato uso da parte dell’utente?

Riguardo all’acquisto online, una domanda: comprereste mai un’automobile a distanza senza nemmeno poterla provare? Complice un prezzo “goloso” scovato in rete (e magari all’estero), con gli strumenti musicali accade spesso il contrario: tralasciando altre problematiche quali il rispetto della garanzia con un acquisto online, non perdete di vista quanto già scritto all’inizio di questo articolo: se l’impianto PA sarà il tramite della vostra musica alle orecchie del pubblico, vale veramente la pena di comprarlo a scatola chiusa? Recatevi sempre da un rivenditore, per compiere delle prove con la vostra musica preferita. È sempre meglio spendere un po’ di tempo in più, per la nostra ricerca, ma essere sicuri di acquistare l’impianto PA in grado di trasmettere al meglio e per molto tempo, le nostre emozioni in musica.

Piccola guida all’acquisto

Prima di lanciarsi alla ricerca di un impianto PA, è buona cosa pianificare accuratamente le proprie esigenze, onde evitare incauti acquisti.
L’appassionato ritiene in genere che la potenza erogata dall’amplificazione sia determinante per stabilire le prestazioni dell’impianto, quando in realtà dovrebbe prendere in considerazione un dato quale il livello di pressione sonora (SPL) espresso; oltretutto, leggendo le caratteristiche tecniche, possiamo imbatterci in un impianto con una potenza espressa in RMS oppure in watt musicali o di picco: è bene tenere presente che 100 watt RMS corrispondono a circa 200 watt musicali o di potenza di picco.
Negli amplificatori portatili le prestazioni viaggiano in stretta correlazione con i consumi, quindi “spremere” eccessivamente l’amplificatore ridurrà drasticamente la durata delle batterie. In qualsiasi caso anche puntare su sistemi eccessivamente sovradimensionati non ha senso: investite solo sullo stretto necessario, accessori compresi, considerando eventualmente di rinforzare in futuro il nostro impianto aggiungendogli altri tasselli. Per chi poi è a corto di budget, è utile sapere che molti rivenditori offrono finanziamenti a tasso agevolato, spesso più convenienti di un noleggio che preveda pure la clausola del riscatto. Due piccoli diffusori attivi, impiegabili come semplice impianto voci, non richiedono un grosso sforzo economico, e lavorano bene fintanto che l’impiego resterà quello stabilito inizialmente. Se siete un Dj, una band che esegue musica contaminata da suoni elettronici, oppure un trio rock con l’esigenza di amplificare almeno cassa e rullante della batteria, al posto di una coppia di diffusori “Full Range” vi converrà puntare su quei sistemi compatti in formato “2+1”, composti da due satelliti e un subwoofer a rinforzo della gamma bassa; un sistema di questo tipo può anche essere utilizzato dal batterista come ascolto, nei casi in cui il palco sia già provvisto di impianto PA. Il sistema trasportabile, semplice da gestire e generalmente ottimizzato dal costruttore in termini di resa sonora, è caldamente consigliato anche al neofita con poca dimestichezza nel trattamento del segnale audio. Una volta ristretto il range dei candidati sulla base dell’effettivo impiego e del budget a disposizione, passate al setaccio le caratteristiche offerte: un impianto PA è provvisto di una serie di protezioni a supporto dei vari componenti elettrici ed elettronici dell’impianto o del diffusore, volte a prevenire danni causati da sbalzi di tensione, oppure pericolosi picchi nel segnale. Se siete alle prime armi, questi accorgimenti sono una mano tesa volta a prevenire qualche vostro errore nell’impiego. Parlando di possibili connessioni, oggi una piccola sezione mixer è quasi sempre presente anche in un piccolo diffusore attivo, ma se per voi la modularità dell’impianto è la parola d’ordine controllate che sia presente sul pannello un’uscita audio “Link”, per poter collegare in cascata altri diffusori a rinforzo. Sui diffusori più economici, spesso il pannello dei controlli non è protetto e addirittura può sporgere dal pannello posteriore del cabinet, un elemento che obbliga a qualche attenzione in più sia durante il trasporto, sia nell’impiego sul palco come floor monitor.
Nei sistemi portatili odierni dedicati a piccoli intrattenimenti, oltre a una serie di ingressi per collegare sorgenti analogiche, il mixer a corredo potrebbe prevedere anche uno slot per impiegare delle card contenenti basi musicali, una porta USB o un “dock” per collegare dei dispositivi iOS. Il mixer di un sistema dedicato a una piccola band dovrebbe prevedere anche dei filtri Low-Cut e dei compressori sui canali microfonici, un DSP di qualità per aggiungere un riverbero o delle modulazioni a determinati canali, oppure piccoli opzioni nel routing per poter veicolare un segnale di “click” al batterista o il mix generale ad altri diffusori di rinforzo; tutte opzioni da prendere seriamente in considerazione, nel caso vogliate razionalizzare il vostro setup. Dotarsi di un buon parco di accessori è sempre buona cosa. Qualche cavo di scorta evita di dover interrompere l’intrattenimento, a causa di un banale guasto. Nei sistemi racchiusi in un cabinet, con le fattezze di un trolley, verificate che tutti gli accessori a corredo per il trasporto (maniglie, ruote, ecc.) siano di buona qualità. Il supporto per sostenere un diffusore attivo deve essere sempre stabile, possibilmente sovradimensionato in termini di carico massimo rispetto al peso delle nostre casse.
Le cover, fornite spesso tra gli optional per i diffusori, sono un altro accessorio da prendere seriamente in considerazione, soprattutto se dovrete proteggere il vostro impianto dal maltempo, suonando all’aperto. In conclusione vale la pena segnalare che, girando per negozi, è facile incappare in offerte sui sistemi esposti, fuori catalogo, “ex demo”, ricondizionati (i cosiddetti “B-Stock”) oppure usati, impianti spesso di qualità ben superiore a quella offerta dai modelli nuovi e di costo equivalente. È proprio così che si fanno spesso buoni affari, ovviamente avendo sempre l’accortezza di provare tutto con la cura necessaria, verificando che tutti i controlli e le connessioni siano a posto e funzionanti, che gli altoparlanti siano integri e che i cabinet dei vari elementi non presenti danni esteriori evidenti, sintomo di qualche eccessivo maltrattamento patito in passato.

Il parere degli esperti

Tecnica, esperienze, consigli e possibili prospettive nel mondo dei piccolo impianti PA.

[su_spoiler title=”Il progettista — Remo Orsoni” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]V[/su_dropcap]enticinque anni passati a progettare nuovi impianti PA per marchi italiani quali Lem, Viscount (Voice Systems) o ProEl. Oggi Remo Orsoni è consulente di FBT per il supporto tecnico ai suoi clienti di sistemi audio per lo spettacolo e l’installazione fissa. A lui abbiamo chiesto di raccontarci come si sono evoluti gli impianti PA compatti.

OrsoniI componenti su cui si sono concentrati i progettisti negli ultimi anni sono tre: in ordine cronologico sono i trasduttori elettroacustici, i finali di potenza e lo stadio di alimentazione. Le dimensioni dei trasduttori sono rimaste pressoché le stesse, ma si sono ridotti drasticamente i pesi degli altoparlanti, e questo elemento ha permesso di realizzare cabinet più piccoli che – grazie a opportune equalizzazioni – forniscono una resa paragonabile ai diffusori più grandi del passato. Le nuove tecnologie costruttive e la disponibilità di nuovi materiali, quali il neodimio, hanno consentito di passare dai “ciambelloni” in ferrite a magneti di peso e dimensioni nettamente inferiori. Anche nelle bobine mobili i costruttori hanno fatto passi da gigante: una volta erano avvolte in un unico strato, oggi possiamo trovarne alcune dotate di quattro strati, di cui due esterni e due interni al supporto, tecnologia che garantisce prestazioni di tenuta in potenza nettamente superiori. Negli stadi finali siamo passati da circuiti in classe A/B, con rendimenti non eccezionali – pesanti e ingombranti a causa dei sistemi adottati per dissipare l’alto calore generato – ai nuovi stadi di amplificazione a transistor nelle classi G, H o D, più performanti, con un rendimento maggiore e una ridotta esigenza di dissipazione termica. Ai finali di potenza di ultima generazione sono stati associati infine degli stadi di alimentazione di tipo switching – con o senza PFC – oggi reperibili a costi ragionevoli per determinati livelli di potenza; questa combinazione ha consentito di ridurre anche in questo caso peso e dimensioni della sezione. Si pensi che uno stadio finale odierno in classe D, dotato di alimentazione Switching con PFC, può raggiungere un’efficienza globale intorno al 90 per cento, contro il 55/60 per cento di un impianto con stadio in classe A/B di qualche decennio fa. Un dato come questo potrebbe già bastare per capire i traguardi raggiunti: una maggiore potenza racchiusa in un cabinet compatto, che mantiene una risposta in frequenza in gamma bassa abbastanza coerente. Va poi aggiunto che in un diffusore è strategica la sezione di processamento del segnale: crossover o altri filtri quali equalizzatori, oppure dei sistemi per il controllo dinamico o di correzione dell’offset delay per i diversi trasduttori, siano essi analogici o digitali, sono posti per calibrare i vari elementi garantendo una precisa coerenza del segnale passante. Il costruttore si guarda bene dal segnalare quali filtri o processori inserisce nei propri diffusori, ma senza determinati accorgimenti il suono risulterebbe inadeguato. Per il futuro, per quanto riguarda l’elettronica, con i materiali a disposizione si è arrivati al massimo dell’ottimizzazione, in termini di rendimento, quindi non si può chiedere di più. Chissà che a breve non ci sia una rivoluzione nei trasduttori, perché essi restano l’elemento più tradizionale di tutto il sistema: sulle alte frequenze sono comparsi nuovi driver che garantiscono un rendimento migliore, ma a mio modesto parere in gamma bassa c’è ancora molto da lavorare. Qualche produttore ha proposto recentemente delle soluzioni interessanti, con amplificatore e trasduttore disegnati insieme per ottenere il massimo rendimento, ma si tratta di soluzioni costose, circoscritte per il momento all’ambito professionale.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Il rivenditore — Roberto Arduini” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]I[/su_dropcap]l punto vendita resta una preziosa risorsa per reperire informazioni e soprattutto per provare i vari sistemi. Eccovi quindi l’esperienza di Roberto Arduini, product manager per tastiere, impianti P.A. e Pro Audio del negozio Lenzotti Strumenti Musicali di Modena.

ArduiniSoprattutto in ambito amatoriale noto purtroppo una scarsa cultura dell’utenza nel momento di scegliere un impianto P.A. I ragazzi passano volentieri ore su ore a provare chitarre, bassi, batterie o strumenti elettronici, mentre la stessa cosa non accade con quegli elementi strategici per la buona riuscita di un’esibizione live; oltretutto sono ben poche le band amatoriali che affidano il proprio suono a un fonico di fiducia. Per quanto riguarda l’impianto PA, si punta a un sistema compatto, facilmente trasportabile e soprattutto a basso costo. Fortunatamente oggi questa fetta di mercato offre ottimi prodotti, basta saperli scegliere. Un altro elemento su cui si presta poca attenzione, secondo il genere musicale eseguito, riguarda le frequenze gravi, perché spesso il cliente acquista solo una coppia di piccoli diffusori Full Range, ma senza un subwoofer quale rinforzo far passare una sinusoide attraverso un cono da 12 pollici è praticamente impossibile! Di fronte a questo scenario, cosa fare? In primis, non va mai perso di vista che l’impianto P.A. è il tramite tra la vostra musica e il pubblico, quindi merita la stessa attenzione che si riserva al proprio setup. Recatevi in negozio con una serie di CD contenenti la vostra musica o mix di artisti che conoscete bene, e provate tutto quanto disponibile. Fortunatamente, nel mio punto vendita vige la regola di alimentare la passione nel musicista, quindi cerco sempre di ritagliarmi una porzione di tempo utile per far provare al musicista o alla band i vari impianti PA esposti, guidandolo nella scelta sulla base delle effettive esigenze. Dopo l’acquisto, in alcuni casi li seguo anche in sala prove o sul palco, per mostrare le potenzialità di un nuovo mixer, oppure il corretto posizionamento dei diffusori. Trovo che noi rivenditori ultimamente siamo un po’ troppo frettolosi, quando invece guardare a questa fetta di mercato con la filosofia della piccola bottega artigiana può premiare perché, oltre a fidelizzare il cliente, si può instaurare con lui un rapporto di collaborazione e crescita reciproca: i feedback della clientela sono merce preziosa. Internet oggi è un ottimo strumento per far crescere l’utenza in campo audio: per esempio, realizzando dei video dimostrativi sul corretto impiego di un impianto PA, oppure una serie di focus per illustrare quali diffusori impiegare secondo il contesto musicale. In conclusione, un suggerimento rivolto all’utenza: leggete sempre i manuali a corredo dei vari diffusori. Oltre a fornire preziose informazioni sul corretto posizionamento o sul trasporto dell’impianto, spesso includono utili suggerimenti di impiego che faranno risparmiare tempo e lavorare sereni.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”L’assistenza tecnica — Felice Manzo” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]I[/su_dropcap]l centro di assistenza tecnica è il salvagente pronto a soccorrerci in caso di malfunzionamenti. Quali sono i problemi più comunemente riscontrati? Lo abbiamo chiesto a una figura storica tra i riparatori italiani: Felice Manzo di L.E.M.I.

ManzoLa figura del riparatore è cambiata con il progresso tecnologico, perché da un ingombrante sistema composto da un mixer amplificato e una coppia di casse passive, nel giro di un decennio, siamo passati a sistemi compatti, dotati di un’elettronica sofisticata basata su poche schede, con prestazioni davvero notevoli in termini di potenza e di dinamica. Di pari passo al progresso tecnologico, ogni produttore è intervenuto sull’abbattimento dei costi per rimanere concorrenziale sul mercato. Oggi i prezzi degli strumenti sono talmente bassi che non è più giustificato un intervento di riparazione che richieda delle ore di lavoro; inoltre le aziende non investono più nella struttura assistenziale, perché il costo sarebbe elevatissimo a causa della delocalizzazione della produzione, quindi sono scomparsi anche i magazzini per i pezzi di ricambio. Se parliamo di un diffusore amplificato e in regime di garanzia, alcuni produttori ne prevedono oggi, in caso di guasto, la sostituzione; in altri casi il mio intervento è circoscritto alla sostituzione dell’elemento o della scheda danneggiata, per ridurre i tempi di attesa. Per un mixer il ragionamento cambia, e se lo strumento è di valore si interviene con una riparazione. Per quanto concerne i guasti più frequenti, in genere si tende a pensare che lo strumento a basso costo sia in grado di sopportare qualsiasi maltrattamento: al contrario, merita sicuramente maggiori attenzioni di quante non se ne riservano a un modello più costoso. L’elettronica di un diffusore economico, per esempio, è commisurata alle prestazioni che deve fornire. Non è strutturata per sopportare stress prolungati o un uso errato da parte dell’utente: a volte si esagera, chiedendogli un po’ troppo, e il diffusore si danneggia. Le casse acustiche di costo superiore dispongono di un’elettronica surdimensionata, rispetto alle prestazioni dichiarate, il progettista inserisce una serie di dispositivi di protezione più efficaci, infine la qualità dei materiali impiegati per realizzare gli altoparlanti e il cabinet consente di ridurre al minimo le vibrazioni, oppure il generarsi di frequenze spurie o errate. Per quanto riguarda i mixer, il danno più comune che rilevo riguarda il classico bicchiere rovesciato sopra i controlli: ricordate che i liquidi possono seriamente danneggiare le plastiche e l’elettronica rendendo inservibile lo strumento; anche l’olio delle macchine del fumo tenute molto vicino al mixer può far seri danni, ma noto che questa cattiva abitudine oggi fortunatamente si è persa. Prestate infine la massima attenzione nell’inserire il segnale adatto negli ingressi di un mixer: soprattutto nei prodotti più economici, un segnale elevato può bruciare un preamplificatore non regolato correttamente.[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Il musicista — Riccardo Ruggeri” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]L'[/su_dropcap]esperienza del musicista alle prese con l’impianto P.A. portatile. Riccardo Ruggeri è un cantante e musicista piemontese membro fondatore dei Lomè, una band con cui si esibisce anche in situazioni di strada.

RuggeriDa circa tre anni, con i Lomè, abbiamo sentito l’esigenza di differenziare artisticamente i nostri live, esibendoci anche in contesti unplugged come artisti di strada. Per l’amplificazione, la scelta è caduta sui modelli Street Cube di Roland, sia per il basso che per la voce, nello specifico impiegando un modello dedicato ai chitarristi. A mio parere, il punto forte di questi piccoli sistemi è la versatilità, perché si possono impiegare anche in casa, per studiare, in sala prove e all’occorrenza anche come diffusori monitor per contesti unplugged, in quei locali con un impianto P.A. residente. La mia esperienza con questi amplificatori portatili è positiva, perché oltre a pesar poco, sono compatti e facili da trasportare, consentendo rapidi spostamenti in diverse location durante la giornata. La batteria in dotazione ha un’autonomia notevole: noi siamo riusciti a suonare per oltre sei ore senza problemi e a volumi sostenuti; inoltre, con l’amplificatore posizionato di fronte al pubblico, si riesce a diffondere un buon suono in un’area all’aperto occupata da circa un centinaio di persone. Il mixer integrato dispone di un ingresso stereo per collegare una sorgente di linea: in termini di resa non ci sono grossi problemi impiegando un player per riprodurre delle basi audio, mentre bisogna prestare un pizzico di attenzione se, come il sottoscritto, volete collegare strumenti quali tastiere e drum machine; in certi casi, meglio affiancare un piccolo equalizzatore esterno per intervenire in gamma bassa ed evitare stress ai piccoli altoparlanti dell’amplificatore. Seppur limitata a due o tre bande, l’equalizzazione sui canali per strumenti e voce è azzeccata in termini di frequenze, e consente di correggere in modo efficace il proprio suono secondo l’ambiente. La sezione effetti di questi sistemi portatili può sorprendere, perché spesso i riverberi e le modulazioni sono di buona qualità, quindi per completare il mio setup bastano un microfono, qualche cavo e le mie piccole “diavolerie” elettroniche. Negli ultimi modelli comparsi sul mercato sono state introdotte delle uscite Audio Link: molto utili per accoppiare due amplificatori, oppure per collegare altri diffusori amplificati come rinforzo.
In futuro, vorrei trovare tra le connessioni un’uscita audio stereo di linea, per registrare le performance, oppure la possibilità di zittire i diffusori tramite un pulsante, e sfruttare la presa cuffie anche per il monitoraggio personale. Un ultimo suggerimento che porgo ai produttori è di studiare sempre un vano nel box per custodire l’alimentatore fornito corredo: essendo un accessorio prezioso per ridar vita al nostro amplificatore, perché mantenerlo separato dal sistema, con il rischio che l’utente possa perderlo o danneggiarlo?[/su_spoiler] [su_spoiler title=”Il professionista del palco — Diego Spagnoli” style=”fancy” icon=”chevron-circle”][su_dropcap style=”flat” size=”3″]D[/su_dropcap]a oltre 30 anni è lo stage manager dei concerti di Vasco Rossi e di altri importanti eventi in giro per l’Italia. Sceso dai grandi palchi, Diego Spagnoli sale su quelli più piccoli delle piazze o dei club, anche da musicista con il suo duo “Attack & Party”. Eccovi la sua esperienza sul campo.

SpagnoliA mio parere, l’impianto P.A. per una piccola band deve essere in primo luogo facile da montare, poi deve essere leggero e semplice da trasportare. La musica è cambiata e anche l’ascolto nei locali va rivisto: i classici due diffusori “full range” impiegati un tempo per le voci e le tastiere, anche se generosi nelle dimensioni, oggi potrebbero non reggere il mix di una band dei giorni nostri che, per esempio, faccia uso di basi musicali, di percussioni, o di sonorità elettroniche.
In certi casi, il mio suggerimento è di investire su quegli impianti dotati di un subwoofer e di una coppia di piccoli satelliti: un buon “punch” in gamma grave è in grado di emozionare l’ascoltatore, mentre in gamma medio alta, in locali di piccole o medie dimensioni, i satelliti proposti in questi sistemi possono tranquillamente bastare. Ricordo che ascoltarsi bene è fondamentale, per la buona riuscita di uno spettacolo, perciò l’investimento successivo andrà fatto sugli ascolti: si può partire inizialmente da una semplice ed economica coppia di cuffie, puntando in seguito, se preferite, sui classici monitor da pavimento. Avete già l’impianto P.A. e i monitor? Dotatevi allora di una serie di equalizzatori per calibrare il vostro suono secondo l’ambiente: non è detto che l’equalizzatore debba essere un costoso modello a terzi di ottava, può bastare una variante dotata di un buon numero di frequenze regolabili, impiegabile all’occorrenza sul mix inviato all’impianto P.A., oppure direttamente sulla vostra mandata monitor, per correggerne la resa o azzerare pericolosi feedback.
Allestire un piccolo rack con qualche equalizzatore può rivelarsi prezioso anche quando vi esibite in un locale con impianto P.A. residente. Mentre pianificate i vostri acquisti, non perdete di vista l’aspetto tecnico/logistico: se io suono, chi controlla il mixer, l’impianto P.A. o le linee monitor? Individuare tra i vostri amici l’appassionato di audio per reclutarlo come fonico può rivelarsi una scelta vincente: egli dovrà essere considerato (e rispettato) come un componente della band, e in quei locali dove c’è un fonico residente, egli potrà affiancarlo rendendo più snella una procedura come il sound check. Due orecchie fidate sotto il palco, che controllano il suono per voi, consentono di suonare più rilassati. Un’altra figura importante da individuare tra gli amici è il cosiddetto “backliner”, perché terminato il concerto il musicista è stanco e spesso non vede l’ora di tornare a casa. Un amico fidato che smonti per voi l’impianto, oppure vi aiuti semplicemente a caricare in macchina amplificatori e batteria, può fare davvero comodo![/su_spoiler] [su_carousel source=”media: 1705,1706,1707,1708,1709,1710,1711,1712,1713,1714,1715,1716″ limit=”24″ link=”lightbox” width=”760″ height=”160″ items=”5″ title=”no” pages=”yes”]

[su_spoiler title=”Discografia” class=”my-custom-spoiler”]Come sono lontani i primi anni ’70 in cui l’emozione era altissima ma i PA pesanti e confusi! Ascoltate Made in Japan dei Deep Purple, quello con la storica versione di Smoke on The Water: grandissima musica ma una presentazione sonora lo-fi, da addebitare anche al microfonaggio e mixaggio. Assai più curati erano già pochi anni dopo i Genesis, che con Seconds Out del 1977 portavano su disco un sound ricco di strumenti, incastri e dettagli tipici delle registrazioni da studio. Ascoltarlo oggi può essere prezioso per andare in direzione del suono Progressive e tipicamente analogico dell’epoca. Un eterno classicone del suono dal vivo di quel periodo è anche il primo Live degli Eagles. Era protagonista delle demo di hi-fi già trent’anni fa e ad ascoltarlo si capisce perché: colpiscono i cori perfettamente armonizzati che sostengono le belle voci soliste dei vari membri della band. Ma sono le chitarre, elettriche e acustiche, quelle che rendono veramente speciale questo disco dall’atmosfera magica. Se il vostro PA lo riproduce al meglio, è l’impianto giusto per voi folksinger e cantautori. In territorio più rock c’è Fire – Live at the Bowl dei Queen: era il 1982 e il gruppo guidato da Freddie Mercury proponeva un suono semplice negli strumenti ma ricco, raffinato e rotondo. Il disco lo restituisce al meglio e la voce di Freddie fa venire i brividi anche solo con una punta di eco: ce la farà anche il PA oggetto del vostro esame? Restiamo nei primi anni 80: il suono elettronico degli Ultravox esce a meraviglia dal live Monument. La voce di Midge Ure è effettata eppure potente e naturale, il basso è profondo e dinamico e le tastiere incorniciano tutto con magniloquente precisione. Decisamente un riferimento per il suono sintetico. I concerti ipnotici degli Orb sono resi al meglio in Live 93: voci casuali, percussioni, campioni, tastiere si fondono nel suono dub-ambient del gruppo e il disco propone una full-immersion sonora in un mondo mentale che lascia stupefatti per la ricchezza di colori e timbri. Un test severo per il vostro PA, dinamico e variato. Valorizza la capacità di ricreare i piani sonori e non solo sparare i suoni in avanti. Il sound liscio e patinato degli Steely Dan di Alive in America del 1995 è un punto fermo per gli amanti della West Coast, delle armonie complesse e della musica suonata davvero bene. Anima un po’ assente ma qui conta il risultato sonoro: scintillante! Sempre molto Stars&Stripes è il suono dei Toto che esce da Live in Amsterdam, registrato nel 2003: drumming pesante e dinamico, voci armonizzate e chitarre cariche di una distorsione dolce e rotonda. Il risultato è un live ricchissimo di sound per gli amanti del genere, anche se un po’ panzone nello stile. Il rock melodico che sostiene la voce ultrapotente di Laura Pausini è il protagonista del suono in stile power-pop di San Siro Live 2007. Qui si apprezza il timbro della Pausini registrato ed effettato al meglio. Molto buone sono le aggiunte dei cori del pubblico, mixate ma ben distinte: pare di essere lì! Numerosi sono i live dei Depeche Mode ma fra tutti scegliamo il recente Tour of the Universe: Barcelona 20/21.11.09. è un disco registrato benissimo ove la band elettronica britannica sterza decisamente verso un rock più suonato e fisico che tuttavia non rinuncia al suono dei synth. Da brivido la resa della voce di Dave Gahan. Consigliatissima anche la versione Blu-Ray piena di extra e interessanti insight sulla realizzazione dello stage e dello spettacolo. Veniamo al presente: anche se non è dal vivo, vi consigliamo di passare dal vostro PA il nuovo, incendiario Recess di Skrillex: si tratta del primo album full-lenght registrato in studio dal giovane producer USA e raccoglie tutta la sua già grande esperienza sui suoni maturata finora. Se volete il suono di oggi, con mille contaminazioni techno, dub, ragga, etniche che si installano su una solida base dubstep questo è decisamente il disco cui fare riferimento e i timbri sono ottimi. Infine tre DVD/BD per gli amanti del rock più classico ma elegante: assolutamente da ascoltare sono Finally… The Farewell Tour di Phil Collins, Live in Hyde Park di Eric Clapton e Live in Lyon di Bryan Ferry: soprattutto quest’ultimo è un capolavoro di ripresa video e sonora, con un gruppo ricchissimo che dimostra grande capacità musicale, compattezza e raffinatezza di esecuzione degli eterei arrangiamenti dell’ex Roxy Music.

— Marina Coricciati

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