Il pedale per cassa – L’invenzione che ha dato il via alla nascita della batteria

Se la batteria è lo strumento che conosciamo oggi, dobbiamo ringraziare i tanti piccoli inventori che a fine Ottocento hanno introdotto i primi pedali per cassa, rivoluzionando completamente il modo di suonare lo strumento.

Prima dell’avvento del pedale per la cassa, le parti di grancassa e quelle di rullante venivano eseguite da due persone distinte (e un terzo elemento copriva le parti di piatti), ma esigenze economiche e logistiche spingevano per una riduzione dell’organico dei componenti degli ensemble musicali e l’invenzione del pedale per cassa ne permise la realizzazione. Ma la sua creazione in realtà diede anche il via alla più grande rivoluzione tecnica che i percussionisti dovettero affrontare, e che meglio rappresenta l’unicità della batteria: la coordinazione tra mani e piedi, nuova sfida che, partendo da una “semplice” parte di cassa in due o in quattro, con il passare degli anni ha portato i batteristi a eseguire cose sinceramente impensabili fino a non molto tempo fa. Se oggi possiamo deliziarci le orecchie con la maestria di personaggi come Horacio Hernandez, Jojo Mayer, Mark Guiliana, Tomas Haake e molti altri, dobbiamo ringraziare l’invenzione del pedale per cassa. Invenzione che avvenne, appunto, tra il crepuscolo dell’Ottocento e l’alba del Novecento e che vide anche, successivamente, l’insorgere di una diatriba tra due marchi famosi su chi fosse stato il primo ad offrire commercialmente un pedale per cassa. In realtà lo sviluppo del pedale per cassa venne inizialmente portato avanti sì da marchi “famosi”, ma anche – e specialmente – da un mucchio di progetti sviluppati da menti creative, singoli individui o negozi di strumenti. In un’epoca dove la produzione di massa di strumenti musicali e la grande distribuzione erano ancora sconosciute, è naturale immaginare che tanti piccoli “inventori” abbiano iniziato a diffondere i propri modelli a livello locale, che i batteristi che viaggiavano maggiormente ne abbiano aiutato la diffusione, e che quindi il contributo dei “piccoli” sia stato importante almeno quanto quello dei grandi marchi. Ne consegue che nei primi 30 anni del secolo scorso c’erano un mucchio di modelli ingegnosi, magari durati pochissimo o prodotti in pochissimi esemplari: dal primo modello brevettato (George R. Olney, 1887), a nomi, oggi dimenticati, come York and Son, Superior, Frisco, Smiths Omaha, Quality Drum Shop, C.L. Wilson, Dodge, Evans, Frank Wolf, The Denver Pedal e chissà quanti altri. Ognuno proponeva la propria visione del pedale per cassa, con gran varietà di disegni, trazioni e quant’altro. Questa fase embrionale del pedale per cassa (confusa, ma estremamente creativa) ha contribuito enormemente al suo rapido sviluppo, fino ad arrivare, negli anni Trenta, a modelli di pedali standard, che rappresentano i veri e propri antenati di quelli che usiamo oggi. Lo spazio a nostra disposizione non ci permette di trattare approfonditamente ogni singolo passo evolutivo del pedale per cassa (così come non ci permette di occuparci dei doppi pedali), però ci permette di raccontarvi qualcosa per ognuno di quelli che riteniamo più rappresentativi. I cinque prescelti sono: Martin Fleetfoot Pedal, Ludwig Speed King, Rogers Swiv-o-Matic, Asba Caroline e Camco Chain Drive.

 

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