Il MEI compie 20 anni

— Luca Masperone

“Siamo nati nell’era del boom delle cassette autoprodotte, ora ci troviamo nell’era dello streaming, quindi si capisce bene quante epoche musicali siano passate in mezzo”.

Giordano Sangiorgi, patron del MEI, Meeting delle etichette indipendenti, ci racconta i primi 20 anni della sua creatura, festival e piattaforma di incontro tra operatori, musicisti e pubblico, che ha accompagnato le trasformazioni della musica in questi ultimi 20 anni. “Quando è nata la nostra manifestazione” spiega Sangiorgi “sicuramente non avremmo immaginato di resistere così a lungo e di diventare un punto di riferimento per tutta la scena indipendente ed emergente italiana. Diciamo che c’è stato un grande lavoro di crescita e sviluppo coltivato con passione. Le prime locandine del MEI, nel 1994 quando ancora si chiamava Festival delle Autoproduzioni, proponevano nomi allora sconosciuti come Afterhours, Subsonica, CSI (ex CCCP), Baustelle e tanti altri come Almamegretta, 99 Posse e Africa Unite. Diciamo che in quella fase ci fu un’esplosione creativa enorme e sicuramente nessuno si aspettava che questi gruppi poi sarebbero diventati la musica italiana del futuro. Oggi sono nomi che tutti decantano, pensiamo a Caparezza, per citare un altro artista passato per il MEI. Quest’anno abbiamo deciso di fare un bilancio di queste 20 edizioni, ed è davvero molto positivo. Abbiamo trovato un grande affetto attorno a noi, un grande sostegno da parte degli operatori che vogliono lavorare affinché la nuova musica italiana resti viva e possa crescere ancora.

Chiudiamo un ciclo per aprirne un altro, diciamo che oggi bisogna chiedersi nuovamente, come abbiamo fatto un tempo, se il MEI può essere ancora una piattaforma per i giovani talenti, nell’era dello streaming e dei talent show, per creare un’alternativa al pop globale che rischia di avvilupparci tutti. Sarà il lavoro che vogliamo fare insieme alle giovani generazioni che ci stanno affiancando notevolmente, perché senza di esse il nuovo MEI non potrebbe esistere, saremmo ancora legati ai vecchi discografici che a mio avviso sono ormai defunti. Il nostro scopo è quello di realizzare un MEI che possa durare per i prossimi 20 anni ed essere ancora al servizio dei nuovi artisti emergenti e alternativi”.

Un punto importante secondo noi riguarda l’originalità che spesso anche nel mondo indipendente rischia di venire a mancare, con la formazione di un gran numero di band che si rifanno sotto ogni aspetto a gruppi già noti. A questo proposito, notevole il lavoro del MEI nello scoprire e premiare artisti che si distinguono per il proprio percorso originale: “Vi faccio quattro nomi di giovani artisti” dice Sangiorgi “che sono emersi e che sono stati premiati quest’anno al MEI: Capibara, Cortex, Gazebo Penguins e The Gentlemen’s Agreement. Secondo me nessuno di loro assomiglia a qualcosa che abbiamo già sentito, in più già alcuni anni fa band come I Cani, Lo Stato Sociale e altri gruppi hanno voltato pagina rispetto ai padri dell’indie rock, quindi esiste una nuova generazione di indie band e di cantautori che ha anche rinnovato la forma, il proprio modo di proporsi sia stilisticamente che nei contenuti e nei testi. Bisogna dire che la questione su cui dobbiamo interrogarci è come arrivare alle nuove generazioni. Oggi abbiamo una giovane generazione composta da ascoltatori di musica tra gli 11 e i 18 anni completamente rapiti dal rap… purtroppo la formula chitarra e voce è diventata un po’ meno centrale.

Diciamo che l’ondata rap in Italia rispetto a 10 anni fa ha superato l’indie rock, ha un maggiore rapporto con i giovani e copre tutto, dal rap più impegnato a quello più trash e volgare, al rap diciamo “pop”, quindi si adatta ai gusti dei giovani di qualsiasi orientamento e sensibilità. Bisogna fare i conti con quella che è una trasformazione della centralità della musica, per come viene realizzata e consumata”. Tornando ai premi che sono stati assegnati nel corso della ventesima edizione del MEI, il riconoscimento come miglior album è stato conferito al disco “Al monte” di Mannarino (“eletto a furor di popolo artista indipendente dell’anno, perché ha avuto un percorso indipendente anche dagli indipendenti!”), mentre miglior videoclip è stato incoronato il brano “Do Parole” dei Sud Sound System, per la regia di Gabriele Surdo. Sono stati poi premiati due progetti storici come emblema di questi 20 anni di musica indipendente italiana: l’album “Hai paura del buio?” degli Afterhours e il videoclip del brano “Altrove” di Morgan, per la regia di Dominique Degli Esposti.

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