— Fabio Artoni

[su_dropcap style=”flat” size=”5″]“P[/su_dropcap]erché questi strumenti dilettano molto alle orecchie e ricreano molto gli animi […] ancora piacciono assai all’occhio, quando sono diligentemente e per mano di eccellenti et ingegnosi maestri lavorati”. Questa frase citata nel libro “Strumentaio” dell’organologo Renato Meucci è datata 1555 ed è una testimonianza scritta della progressiva importanza, da allora in avanti, dell’impianto decorativo negli strumenti musicali. Lucilla Trivelloni, decoratrice, sta dipingendo la tavola armonica di un clavicembalo francese nel suo laboratorio di via Pastrengo a Milano e mi dirà che anche diverse centinaia di anni dopo gli strumenti antichi rimangono ineguagliati, anche nella loro veste estetica. Indossa un camice da lavoro con le effige di Renoir, Monet e Pisarro.
LucillaSi è diplomata alla Civica Scuola di Liuteria di Milano come liutaia quasi trenta anni fa, più o meno come il marito Andrea Restelli, cembalaro. Nel laboratorio ci sono clavicembali destinati a clienti a Parigi, in Giappone e in Finlandia. Andrea li costruisce e Lucilla li decora. Hanno una lista d’attesa di lavori che copre quattro anni. “Con tutto quel tempo di mezzo molti clienti alla fine diventano amici” dice Lucilla.
I loro lavori, come quelli di molti liutai italiani, è al di fuori della serializzazione. Sono oggetti d’arte. Ritrovo una frase di Marco Tiella, tra i fondatori della Civica di Milano: “L’oggetto strumento musicale costituisce un tramite comunicativo anche quando non emette nessun suono, cioè nella situazione più generale in cui è conoscibile, quindi, come “scultura” senza considerare l’atteggiamento psicologico dell’aspettativa di ridare voce ad essa”.

Lucilla Trivelloni  Lo strumento musicale di liuteria è nel suo complesso un’opera d’arte. Organi e clavicembali inoltre dovevano accordarsi con gli ambienti, che spesso erano regge. Respirarono quella storia. Quando frequentavo la Civica Scuola di Liuteria di Milano c’era poco che riguardava la parte decorativa. Ma contavano anche le passioni individuali. Così feci delle osservazioni sulle tecniche decorative antiche e fui una delle prime allieve a scrivere una tesina sull’argomento. Credo che la Scuola di Milano fosse in questo senso più aperta di quella di Cremona. Soprattutto perché quella del violino è una decorazione essenziale mentre chitarre barocche, liuti e clavicembali hanno tantissime parti decorative diversificate. Gli strumenti a tastiera in particolare. La decorazione a tempera della tavola armonica. I coperchi che hanno spesso dei bellissimi dipinti a olio; diversi grandi pittori hanno dipinto su clavicembali fiamminghi. Per la cassa dorature, laccature e lucidature in tinte che lasciano il legno naturale. E poi intarsi e intagli con tutti i materiali possibili, anche preziosi come tartaruga e avorio.

Fabio  Quali sono le caratteristiche delle varie scuole nell’impianto decorativo?
Lucilla  Le tavole armoniche degli strumenti italiani non erano mai dipinte, in compenso avevano spesso dei bei dipinti all’interno del coperchio. Le tavole armoniche dipinte sono invece soprattutto francesi, fiamminghe e tedesche. Ma anche queste hanno caratteristiche diverse, non solo nello stile ma per esempio nella scelta dei soggetti e nel loro significato simbolico. È abbastanza noto quel motto che veniva espresso sui clavicembali: “dum vixi tacui mortua dolce cano”. Cioé l’albero che parla e dice: “In vita ho taciuto, da morto canto dolcemente”. Si riferisce chiaramente alla rinascita, dovuta alla musica, che era un’arte che doveva nobilitare. Ecco, questa “rinascita” viene espressa anche nelle decorazioni. Prendiamo i fiori come esempio. Negli strumenti fiamminghi prevalgono i piccoli fiori da bulbo, che rinascono ogni primavera. Gli strumenti francesi simboleggiano la rinascita con un tronco spezzato da cui germogliano delle piccole nuove foglie, e di solito c’è anche un cardellino a rafforzare l’immagine. Gli strumenti tedeschi non hanno invece caratteristiche altrettanto evidenti, ma il simbolismo ruota attorno a una particolare scelta dei fiori e alla loro disposizione. Ma la scelta dei soggetti è davvero vasta. Ancora oggi mi fanno impazzire i gamberetti sulle tavole fiamminghe… Oppure i pappagalli. Diciamo che ogni scuola di costruzione aveva il suo tipo di decorazione.

Fabio  Come ti raffronti con il progresso di tecniche e materiali?
Lucilla  Naturalmente so che ci sono nuove tecniche e nuovi materiali, ma io mi considero tradizionalista. La bellezza raggiunta da strumenti decorati con tecniche e materiali tradizionali è ancora ineguagliata. La pittura è sempre fatta a tempera. Il motivo è che le tavole armoniche degli strumenti a tastiera non devono essere verniciati o trattati con cera, per non modificare la materia e quindi anche il timbro. I colori li faccio da me. Se devo fare una tempera adopero la colla di coniglio, naturale, che si scioglie a caldo con l’acqua; poi aggiungo i pigmenti del caso, il più delle volte naturali. Per fare le vernici uso come base la gommalacca unita ai pigmenti. L’uso della gommalacca in senso decorativo e non solo protettivo è iniziato nel Settecento quando si volevano imitare le lacche cinesi e giapponesi. Le dorature migliori invece sono fatte con sotto il bolo, un tipo di argilla. Si liscia la cassa preparata con il gesso e gli si dà sopra uno strato di bolo mescolato con colla naturale. Una volta che la superficie è asciutta viene bagnata nuovamente, la colla a quel punto rinviene e si applicano dei foglietti dorati sottilissimi. Un lavoro certosino perché sono dei foglietti talmente sottili che vanno pescati e applicati con un pennellino. Certo che le dorature si possono fare anche con una bella vernicetta sintetica, ma è chiaro che non è la stessa cosa… Se si vogliono raggiungere certi risultati bisogna sacrificare la praticità. Se cade un po’ d’acqua sulla tavola armonica di uno strumento decorato in maniera tradizionale il materiale si scioglie… Con un materiale moderno non accadrebbe. Però… diciamo che dovremo stare attenti a non fare cadere dell’acqua su un cembalo che è un’opera d’arte.

Fabio  A proposito di lavoro certosino e specializzato. Una vostra vicina di laboratorio qui in via Pastrengo è Elena dal Cortivo…
Lucilla  Certo. Elena è specializzata in rosette. Le spedisce in tutto il mondo. La rosetta su questo esemplare per esempio è fatta da strati di pergamena. Devo dire che qualche volta la invidio molto perché Elena può partire per un convegno o una esposizione portandosi dentro una valigetta tutto il suo lavoro. Noi invece abbiamo bisogno del camion…

Fabio  I committenti ti lasciano un certo margine di libertà nel tuo lavoro?
Lucilla  Devo dire che i clienti di solito si fidano. E anche si affidano. Ma si tratta anche di persone che hanno piacere che lo strumento sia rispettoso dello stile. Non mi capiterà mai di fare una laccatura colorata con bande dorate su un clavicembalo tedesco, visto che questa è una cosa tipica degli strumenti francesi. Lo stesso cliente lo sa. Gli strumenti francesi hanno normalmente la cassa di legno tenero, pioppo o tiglio. Dato che il pioppo o il tiglio sono legni che non sono visivamente così belli al naturale, come il nostro noce nazionale o l’acero, spesso erano dipinti, per questo motivo venivano preparati con il gesso e poi laccati. Era proprio il loro stile. Invece gli strumenti tedeschi sono quasi tutti di legno naturale e la cassa è piu sottile perché il legno è piu duro. Per i soggetti mi capita di ispirarmi a delle fotografie, ma poi aggiungo la mia interpretazione, che è la mia firma.

Fabio  Anche il restauro fa parte della tua attività?
Lucilla Mi è capitato. Con mio marito Andrea abbiamo fatto in coppia dei restauri interessanti di diversi fortepiani. In genere però noi non lavoriamo con i musei. Però una volta capitò che ricostruimmo un tasto della spinetta di Giuseppe Verdi che era esposta al Museo della Scala. Era stato rubato. Ma si può, rubare il tasto di uno strumento storico? Ricordo che il giorno della scoperta del furto alla spinetta il Maestro Tintori ci chiamò disperato al telefono dicendoci: “Ah… così mi sembra una vecchia sdentata!”.