— Jacopo Giuliano

[quote_box_center]Forte della propria esperienza nel campo degli strumenti “signature”, Ibanez offre un basso a cinque corde, in
edizione limitata, davvero unico.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 2818,2816,2817,2819″ link=”lightbox” title=”no”] [su_dropcap size=”5″]R[/su_dropcap]eginald “Fieldy” Arvizu, bassista della band Korn, è un endorser Ibanez di vecchia data e ha già contribuito alla realizzazione di un suo basso signature: lo strumento scelto per questa prova non è altro che un’edizione limitata dell’Ibanez K5 Fieldy Signature. Senza dubbio la peculiarità principale è il look “total white”: corpo, manico e tastiera sono verniciati di un bianco splendente mentre, per contrasto, hardware e pick-up sono neri. Unica è anche la scelta di fornire lo strumento di un set di corde colorate (DR Neon Blue nel nostro caso). Il body dello strumento è in mogano, caratterizzato dal design ultra-ergonomico della serie Soundgear, slanciato e con la spalla superiore piuttosto pronunciata. Il manico, avvitato al corpo tramite quattro viti senza piastra, è realizzato in acero e bubinga (5 sezioni), con un profilo snello, agile e uno string-spacing contenuto, ma accettabile, il dorso invece risulta essere un po’ più consistente, specie nelle prime posizioni. La tastiera è in palissandro e sufficientemente piatta (con un raggio di curvatura di 12”) : peculiare è l’intarsio K5 all’altezza del 12° tasto. La paletta in perfetto stile Soundgear (ossia ultra-compatta) è angolata rispetto al manico. Su di essa trovano posto le cinque meccaniche chiuse Hipshot Lic. in finitura nera, distribuite in configurazione 2+3 (due sul lato superiore e tre su quello inferiore), e la cover in plastica sotto la quale è collocato il dado di regolazione del truss-rod. Il ponte EB-7 die-cast è semplice, robusto e consente regolazioni accurate. La parte elettrica è costituita da due pick-up humbucker Ibanez ADX-5 in formato soap-bar e dalla circuitazione attiva Ibanez Vari-Mid III. I controlli presenti sono il master volume, il pan-pot per i due magneti e l’equalizzatore a tre bande di tipo boost/cut con possibilità di intervento semi-parametrico sulle medie frequenze. Il tutto viene alimentato da una batteria da 9 volt, collocata in un piccolo alloggiamento in plastica ad accesso rapido.

Il test

Appena impugnato l’Ibanez K5 Fieldy Signature si è dimostrato uno strumento interessante, e non solo riguardo l’aspetto puramente estetico. Il peso è piuttosto contenuto e il basso ben si bilancia quando indossato a tracolla (spesso strumenti di questo tipo tendono a “scivolare” verso sinistra causa dell’eccessivo sbilanciamento tra manico e corpo). Provando a eseguire qualche fraseggio a strumento “spento” si riscontra una timbrica corposa, un buon sustain e un’ottima suonabilità su tutta la tastiera. Come accennato precedentemente, la tastiera è decisamente piatta e, assieme al profilo del manico, si viene a formare un buon connubio che ben si adatta a modi di suonare e a personalità differenti, con particolare riguardo all’utilizzo anche estremo delle moderne tecniche di slap e tapping. Collegando lo strumento all’amplificatore (entrambi messi a disposizione da Bassline, di cui desidero ringraziare tutto lo staff) ho constatato che il suono di base è molto nitido e con una risposta uniforme su tutte le corde. I pick-up ADX-5 sono corposi, presenti e con la giusta dose di medie frequenze. Il preamplificatore agisce sia sull’incremento che sul taglio delle frequenze quindi, con i potenziometri in posizione centrale (nella quale si può avvertire lo scatto), lo strumento sarà in flat. Le basse frequenze hanno una profondità davvero penetrante e, pertanto, vanno usate con un occhio di riguardo. Le acute, usate al massimo, conferiscono una presenza davvero notevole e le medie invece offrono la possibilità di effettuare rapidi interventi sul suono globale dando o meno presenza allo stesso, grazie anche alla possibilità di scegliere l’esatta frequenza su cui intervenire tramite il controllo semi-parametrico sulle medie. Provando a suonare con entrambi i pick-up si ottiene una timbrica aggressiva e con un buon attacco, che ben si adatta al fingerstyle, allo slap e al plettro. Il pick-up al manico, se usato da solo, genera una timbrica molto adatta al rock, con una buona resa sulle basse mentre il pick-up al ponte è perfetto per funky grooves in pizzicato oltre che ottenere una sonorità perfetta per fraseggi solistici di ogni genere, specie se aiutati da un buon compressore. Provando a sperimentare differenti sonorità aggiungendo qualche effetto (magari un bell’overdrive) e il risultato è stato davvero notevole; una “voce” espressiva e penetrante.

Conclusioni

Da sempre Ibanez sa offrire ai suoi musicisti strumenti di indubbia qualità e personalità e questo Ibanez K5 Fieldy Signature LTD White mantiene costante il livello qualitativo. È consigliato a chi è in cerca di un basso particolarmente accattivante col quale distinguersi… come dire: aggressivo sì, ma con un certo stile.

Mogar Music

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Strumenti Musicali n. 5 — Ottobre 2015

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