I Tronci di Pistoia. La dinastia dei bronzi sonanti

— Luca Masperone

Quando definiamo Pistoia “Città della Musica”, il nostro pensiero corre immediatamente a Luigi Tronci, instancabile presidente di UFIP, una delle più rinomate case produttrici di piatti musicali al mondo. La storia della famiglia Tronci è in realtà un racconto lungo tre secoli, il percorso di una dinastia che oggi viene raccolto e tramandato ai posteri in due eleganti volumi, scritti dal Professor Stefano Ragni e intitolati “I Tronci di Pistoia. La dinastia dei bronzi sonanti”.
Il progetto nasce da una felice intuizione del Mº Giampaolo Lazzeri, Presidente Nazionale dell’ANBIMA (Associazione Nazionale delle Bande Italiane Musicali Autonome), che, partendo dalla sempre maggiore importanza degli strumenti a percussione nei complessi bandistici, ha deciso di ripercorrere la storia di UFIP e della famiglia Tronci. Un racconto che parte da lontano e da un altro strumento, l’organo: “Organi da chiesa per tutto il Settecento, organi da teatro per Verdi e Mascagni” sottolinea l’autore del libro Stefano Ragni. Un primato, quello nella costruzione degli organi pistoiesi, condiviso per quasi due secoli con la famiglia Agati, fino alla fusione nel 1883 e alla nascita della Agati-Tronci.
“I Tronci di Pistoia” si legge nel testo “vantano una ininterrotta contiguità storica con la grande dinastia musicale dei Bach, condividendo tale privilegio con i lucchesi Puccini. Quando il Kantor sfornava le sue Cantate per la chiesa di San Tommaso a Lipsia, nel 1730 i due fratelli Maria e Filippo Tronci venivano assunti come apprendisti nella bottega organaria di Domenico Francesco Cacioli, lucchese”. La realizzazione dei due volumi (il primo narrativo, il secondo iconografico) è stata, come sottolinea Giampaolo Lazzeri, “un lavoro attento e minuzioso, che illustra un complicato mosaico che è la somma di processi storici, sociali, artistici e culturali di tutto il nostro territorio nazionale”. “UFIP” prosegue Lazzeri “ci ha aperto le porte per scoprire l’interessante mondo delle percussioni. Nei due volumi ripercorriamo tre secoli di storia del nostro paese”. Sono presenti molte testimonianze dirette, come la lettera del grande compositore Pietro Mascagni indirizzata a Filippo Tronci nel 1905: “Il pensiero ritorna sempre alla prima esecuzione al Costanzi, dove al momento dell’Intermezzo il pubblico si sollevò in un grande unanime entusiasmo: perché? Perché l’effetto di quel magnifico organo (che era tuo) fu immenso e irresistibile”. Troviamo splendide frasi come “Lo scienziato dell’organo non è chi lo suona o chi compone, ma chi lo costruisce, l’organaro. Artigiano, architetto, artista, progettista, realizzatore: un uomo che lavora con le sue mani metalli e legni e crea la prodigiosa macchina sonora”. Veniamo infine guidati nel racconto, con analisi dettagliate e ricche di aneddoti, del percorso che ha portato alla costruzione di piatti musicali, tam-tam e di molti altri strumenti a percussione metallici, fino ad arrivare alle ditte costruttrici consorziatesi nel 1931 nella UFIP (Unione Fabbricanti Italiani Piatti Musicali): “A Pistoia i Tronci hanno saputo adeguarsi alla sfida dei tempi non solo perpetuandosi per ininterrotte generazioni, ma anche e soprattutto trasformandosi, in tempi ancora recenti, in una agguerrita dinastia di imprenditori legati alla costruzione di particolari manufatti sonori che ha oggi in Luigi Tronci, classe 1935, il più autorevole rappresentante”. “Abbiamo passato mesi a raccogliere i materiali in archivio” racconta Luigi “scritti, lettere, forniture e rapporti di lavoro con le migliori bande italiane dell’epoca, fotografie… tutto è stato raccolto e scannerizzato per la pubblicazione. Un pezzo di storia che viene riportato alla superficie e dato in pasto ai nostri tempi. In realtà il materiale sarebbe stato molto di più, almeno 4 o 5 volte rispetto a quello che trovate nei testi, ma per ragioni pratiche è stata fatta un’ulteriore selezione”. “I due volumi” spiega Giampaolo Lazzeri “sono stati inviati alle 1.700 bande associate all’ANBIMA (per un totale di 75.000 associati), a tutti i Conservatori e a tutte le Scuole Civiche, al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, ai Ministri di ogni area e agli Assessori alla Cultura di ogni provincia e regione di Italia. Vogliamo davvero far conoscere questo mondo affascinante, perché non c’è niente in giro che parli dell’arte degli strumenti idiofoni, che sono difficilissimi da realizzare, basti pensare a UFIP che lavora ogni singolo piatto a mano in modo artigianale. L’operazione ha riscosso e sta riscuotendo molto interesse e critiche positive dagli insegnanti dei Conservatori italiani”.
Sottolinea Stefano Ragni “Dall’ere-dità degli antichi maestri etruschi del ferro all’attuale modernità del rock e del jazz, la famiglia Tronci di Pistoia ha offerto al mondo musicale il timbro dei suoi bronzi lavorati. Fabbrica di suoni preziosi, tramandati attraverso cinque generazioni di artisti-artigiani, un’eredità storica che ha sfidato il passare dei secoli con spirito imprenditoriale, rispondendo sempre alle esigenze della contemporaneità. Paradossalmente UFIP produce piatti che vengono esportati anche in Cina: con le sue tecnologie raffinate, riporta a casa loro quegli strumenti che un paio di millenni fa, provenendo dall’Impero Celeste, attraverso la Via della Seta, apparvero in Turchia e poi in Europa, sulla scia dell’espansione dell’Impero Ottomano”. “Il mio ringraziamento va a Luigi Tronci” aggiunge Giampaolo Lazzeri “per aver messo a disposizione tutto il suo archivio e per la disponibilità, che dimostra il suo amore per quest’arte da lui custodita in maniera unica”. Mentre Ragni sottolinea l’importanza di un gesto creativo antico ma perenne, che salda oriente e occidente nel segno dell’adattamento e dell’evoluzione, una presenza ai propri tempi che è anche una finestra sul futuro.

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