I piccoli synth di oggi: grandi, ma non grandissimi…

Roland JP-08

Post antipatico, premetto. Ma vero, onesto, sentito. Per evitare false speranze e aspettative tradite. Parliamo dei tanti piccoli sintetizzatori apparsi sul mercato in questi ultimi anni. Si tratta di prodotti diversi, diversissimi tra loro: si va da macchine digitali e polifoniche come il Novation Mininova, a digitali in funzione emulativa del grande analogico come i Roland System-1 e serie Boutique. Dall’analogico vero ma di progettazione originale e non ispirata a nessun modello del vintage più glorioso, come il Korg Minilogue, a riedizioni dei grandi suoni del passato come gli Yamaha serie Reface.

Diversi tra loro, si diceva. Eppure tutti accomunati da una precisa caratteristica: sono piccoli. Piccoli nelle dimensioni e piccoli nel prezzo. Per risultare facili da collocare in studi sempre più piccoli. Per essere facili da trasportare a concerti in cui si viene pagati sempre meno e quindi ci si deve arrangiare. Per essere facili da comprare grazie al prezzo basso, oggi che i soldi entrano nelle nostre tasche assai più difficilmente di un tempo. Insomma, sono strumenti di un’epoca storica votata al downgrading, al ridimensionamento di guadagni e possibilità. E sono inoltre strumenti che devono avere un prezzo sufficientemente basso da far vincere la tentazione di dire “beh ma se i sintetizzatori hardware costano tanto, io prendo un bel PC, lo riempio di soft-synth e via andare”.

Di strumenti piccoli, in un senso o nell’altro, oggi c’è un gran bisogno e i costruttori non stanno a guardare, ma viceversa fanno di tutto per riempire ogni nicchia. Fin qui tutto bene. Il problema comincia quando queste macchinette alimentano false speranze, magari sulla scorta di commenti entusiastici postati su Facebook da appassionati tanto giovani quanto inesperti perché privi di esperienze dirette con le grandi macchine del passato.

E allora via libera all’entusiasmo per i Roland Boutique, che effettivamente per quello che costano suonano benissimo. Ma nessuno mi venga a dire che un JP-08 emula alla perfezione un glorioso e grandioso Jupiter-8. Può efficacemente sostituirlo in una traccia, questo sì. Ma tutto, dal feeling fisico a quello sonoro, è un po’ ridotto in scala. E del resto non potrebbe essere diversamente, in un mondo in cui nessuno regala niente.

Stesso discorso con l’acclamatissimo Korg Minilogue: si tratta di un synth che, appena uscito, ha davvero fatto il botto. Costa poco, è molto bello da vedere, è versatile, ha un suono real-analog assolutamente credibile. Insomma, promosso a pieni voti. Ma non lo si ponga sullo stesso piano qualitativo delle grandi macchine del passato, perché poverino non è stato progettato per questo.

Ecco, io non sto qui a lamentarmi del fatto che sul mercato oggi ci siano tanti piccoli synth che suonano bene, anzi: sono macchinette divertentissime, dal grande potere didattico e capaci di attrarre alla sintesi un’intera nuova generazione di appassionati: meritano tutto il successo che hanno. Quel che mi manca è che accanto a essi non ci siano anche nuovi strumenti “grandi” nelle dimensioni e grandiosi nel suono. Solo Dave Smith e Modal sembrano andare in questa direzione, ma per me è un po’ poco.

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