Gabriele Mirabassi presenta Correnteza

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Il 21 ottobre è uscito, per Hemiolia Records, Correnteza, che significa in portoghese “corrente del fiume” . Questa storia nasce dall’esperienza di tre musicisti appassionati di musica brasiliana: Gabriele Mirabassi al clarinetto, Roberto Taufic alla chitarra e Cristina Renzetti alla voce. Abbiamo intervistato Gabriele Mirabassi e ci siamo fatti raccontare la magia di questo loro nuovo lavoro.

Iniziamo dal principio, quali sono le vostre esperienze e come vi siete incontrati? Come vi siete trovati a lavorare insieme?
Roberto, pur non essendoci nato, ha vissuto in Brasile il suo primo ventennio di vita, Cristina ha abitato a Rio de Janeiro per cinque anni, io ho fatto incessantemente avanti e indietro negli ultimi 15 anni. Per tutti e tre quello col Brasile e la sua musica è stato molto più che un semplice incontro, piuttosto la rivelazione di un mondo nuovo, e di un modo nuovo di essere. Credo che il segreto della straordinaria alchimia che si è creata tra di noi sia dovuto soprattutto al riconoscere quanto l’essere stati immersi, seppur in modi e tempi diversi, in quella prodigiosa “correnteza” ci abbia regalato una profonda affinità di visione e di sentire, insieme ad una difficoltà di condividere la potenza di questa nostra esperienza con la maggior parte dei nostri amici e colleghi quassù.

La vostra unione vi ha portato a registrare Correnteza, un omaggio alla musica di Antonio Carlos Jobim. Cosa rappresenta per voi questo artista?
Confesso che prima di andare laggiù non conoscevo bene e non amavo affatto la musica di Jobim. Adesso capisco che mi mancavano totalmente i riferimenti per poter capire la sua grandezza. Jobim in Brasile è la musica stessa. Nessuno come lui è riuscito, con una semplicità (che definirei mozartiana), a sintetizzare l’enorme complessità dell’immaginario musicale di un paese di per se stesso enorme e complesso come probabilmente nessun altro. La sua opera, sterminata in quantità e qualità riesce a cogliere in pieno l’essenza più intima della cultura brasiliana e con profondità e leggerezza impressionanti scava dentro i meandri esistenziali, affettivi psicologici etnici, naturalistici e culturali della sua terra. Il Brasile è stato “scoperto” dai navigatori portoghesi nel Cinquecento, ma si può spingersi a dire che i brasiliani sono diventati tali interamente solo attraverso la musica di Jobim. Nessun altro riesce a mettere insieme come fa lui le spiagge carioca con la foresta amazzonica, il sertao nordestino con le favelas urbane, la musica classica europea con i canti africani e le canzoni lusitane. E tutto all’insegna di un miracoloso ed essenziale equilibrio estetico che ne fa un maestro assoluto.

Tutti e tre avete una passione per il repertorio musicale brasiliano. Cosa vi trasmette questa musica?
Parlare di musica brasiliana come di un unicum é praticamente impossibile. Ci sono casomai le musiche brasiliane, una molteplicità di ritmi, forme, stili e generi impressionanti. Ce ne è abbastanza da perderci una vita intera e sono moltissimi i motivi per cui ce ne si può innamorare. Il miscuglio etnico senza pari che il Brasile rappresenta, includendo nella sua identità quasi tutti i popoli del mondo fa sì che da qualsiasi parte tu venga trovi nella sua musica una parte atavicamente tua. La sua complessità ritmica col suo swing tanto peculiare quanto sensuale, l’uso sofisticatissimo della modulazione e del cromatismo, la ricerca continua della sinuosità nella melodia attraverso la ricercatezza estrema degli intervalli che la compongono, la qualità poetica altissima dei testi cantati sono elementi costanti che gratificano sommamente chi è in cerca di grande musica! E poi la bellezza della sua comunità musicale, con la consapevolezza condivisa fra i musicisti della responsabilità che comporta l’essere esponenti della Musica Popular Brasileira e così contribuire alla formazione e al mantenimento dell’identità del proprio popolo, compito che assolvono con un misto di profondità e leggerezza.

Questo disco è stato registrato in analogico presso la Chiesa di Santa Croce Umbertide di Perugia. Quali motivazioni si nascondono dietro a questa scelta?
Quando con Cristina e Roberto abbiamo cominciato a suonare questo repertorio eravamo d’accordo nel non registrarlo, convinti che un ennesimo omaggio jobiniano fosse essenzialmente inappetibile nell’asfittico panorama della discografia di questi tempi. Inoltre ci crogiolavamo nella dimensione profondamente intima e quasi privata che il nostro stare insieme attraverso Jobim rappresentava. Finché sempre la fatidica “correnteza” di cui sopra ci ha portato letteralmente a sbattere con Claudio Valeri e il suo visionario progetto Hemiolia. Dopo una seduta di ascolto notturna dei nastri da 10 pollici e 1/2 da loro realizzati siamo rimasti rapiti dal calore del suono che riuscivano a catturare e a riprodurre, cosi come dalla visione, passione, competenza e amore sincero per la musica di Claudio e dei suoi colleghi. Da quella sera Correnteza non era più un trio, ma una squadra e così ritrovarci a registrare ad Umbertide, con la preziosa Madonna dipinta da Luca Signorelli come unica spettatrice è stato naturale, direi quasi ineluttabile. Abbiamo registrato seduti a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri, senza cuffie, senza ampli per la chitarra, con la responsabilità quindi che un errore individuale poteva inficiare l’esecuzione di tutti, senza poter contare su nessuna forma di post produzione e di editing. Persino il missaggio è stato fatto in tempo reale. Un’esperienza profonda di condivisione e fiducia tra di noi, che ha esaltato il valore della nostra Correnteza e l’ emozionata concentrazione palpabile durante la seduta si è trasferita intatta e avvolgente nel suono dei nastri analogici prima e su cd adesso. Per noi è stata una autentica esperienza.

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